Lara Comi (@LaPresse).
in foto: Lara Comi (@LaPresse).

"Nonostante la giovane età", Lara Comi, l'ex europarlamentare di Forza Italia finita questa mattina ai domiciliari nell'ambito di una nuova tranche dell'inchiesta "Mensa dei poveri" su un presunto giro di tangenti in Lombardia, "ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel far ricorso ai diversi collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche, all'incameramento di finanziamenti illeciti vuoi attraverso l'ingiustificato aumento di emolumenti di cui chiedere il rimborso all'ente di appartenenza, vuoi attraverso la predisposizione di consulenze fittizie attraverso la cui remunerazione mascherare l'ottenimento di finanziamenti illeciti".

È uno dei passaggi che più colpisce delle 125 pagine dell'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari di Milano Raffaella Mascarino ha disposto gli arresti domiciliari per la Comi e per l'amministratore delegato del gruppo Tigros Paolo Orrigoni, ex candidato sindaco leghista di Varese, nonché la custodia cautelare in carcere per l'ex direttore di Afol Città Metropolitana Giuseppe Zingale. La "refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole" e i pericoli di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio, sono all'origine delle esigenze cautelari secondo il gip, nonostante la Comi non sia più una politica in carica.

Le consulenze copiate (anche dal blog di Grillo) per mascherare finanziamenti

Lara Comi, difatti, non è stata rieletta al Parlamento europeo alle ultime elezioni di maggio, ma secondo il gip può sempre contare su una "rete relazionale, trasversale fra alti livelli politici ed imprenditoriali, che potrebbe costituire un utile ‘volano' per ulteriori attività illecite". Non le sono serviti, in ultima istanza, i 31mila euro che avrebbe ricevuto dalla Omr holding dell'imprenditore e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, sotto forma di consulenze sul futuro del mercato dell'automobile fatte dalla sua società Premium consulting srl. Consulenze che in realtà erano in gran parte brani scaricati da internet e copiati in alcuni casi quasi integralmente (un brano è stato copiato perfino dal blog di Beppe Grillo, come emerge dall'ordinanza), dietro le quali si celerebbe invece un finanziamento occulto proprio in vista delle elezioni europee.

Le due presunte truffe all'Europarlamento

La vicenda delle consulenze alla Omr holding rappresenta solo una parte delle accuse mosse alla Comi. C'è poi il capitolo delle presunte truffe aggravate ai danni del Parlamento europeo. Rispetto a quanto era emerso in un primo momento, dall'ordinanza si evince che sarebbero due gli episodi contestati.

Uno, quello già noto, vede coinvolto il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con la Comi come addetto stampa. Il suo compenso, rimborsato dall'Europarlamento, sarebbe passato da mille euro a tremila euro: ma duemila sarebbero tornati nelle tasche di Giacinto Caianiello, ex coordinatore di FI a Varese nonché mente del presunto sistema di tangenti secondo gli inquirenti, e dello stretto collaboratore di Caianiello, Carmine Gorrasi: tutti indagati in concorso con la Comi nelle presunte truffe. I soldi extra fatturati servivano per pagare le spese per la sede di Forza Italia, che la Comi a quanto pare non pagava da settembre del 2018: "Questa è da settembre che non tira fuori una lira per la sede!", dice Caianiello in una circostanza. In una successiva intercettazione, al centro delle lamentele dell'ex coordinatore finisce il fatto che la Comi non abbia mai elargito denaro a lui: "…no questa è matta! questa fuori controllo eh! Fuori… io capisco, infatti non a caso ho scritto…capisco la frenesia elettorale, capisco anche se…però questa è proprio matta!…cioè io con te ho mai trattato alcuni temi, però porti a casa 25.000 euro al mese" e "io non ho mai visto un euro! Gli unici soldi che dà, li dà per la sede!". Toni particolarmente forti, che tornano in altre circostanze: "Il problema è che questa è una pazza scatenata! perché lei pensa di prendere per il culo tutti sotto l'aspetto politico… e crea problemi".

Oltre a questa prima presunta truffa ve n'è una seconda, che vede indagati in concorso i soli Caianiello e Comi: riguarda un contratto di collaborazione stipulato tra i due dal 1 novembre al 31 dicembre del 2016, per 2450 euro lordi mensili corrispondenti a 40 ore di lavoro settimanali che Caianiello avrebbe dovuto espletare come collaboratore della Comi al Parlamento europeo, ma che lo stesso Caianiello non ricorda di aver svolto.

Gli insulti di Caianello: Questa cretina della Lara, a che punto stiamo?

L'accusa più grave contestata alla Comi (in concorso con Zingale, Caianiello e l'avvocato Maria Teresa Bergamaschi) è quella di corruzione: riguarda alcune consulenze dell'Afol Città metropolitana, di cui Zingale era direttore, affidate alla Comi dietro la retrocessione di una parte del corrispettivo (diecimila euro su 21mila) allo stesso Zingale e a Caianiello. Un meccanismo che sarebbe stato messo in atto attraverso il tramite di una collaboratrice e amica della Comi, l'avvocato Bergamaschi, alla quale era stata formalmente affidata la consulenza. È la stessa Bergamaschi a dire durante un interrogatorio: "Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale'". E aggiunse : "Mi parlò della necessità di pagare in vista dell'estensione dell'incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale". Dalle intercettazioni su questa vicenda emerge l'apprensione di Caianiello e Zingale per le retrocessioni di denaro: "Veniamo sulle due cose – chiede Caianiello al ristorante a Zingale – uno questa cretina della Lara a che punto stiamo? Perché io la vedo sta sera, così gli faccio lo shampoo". Zingale risponde che 17mila euro di consulenze sono già state liquidate, mentre su ulteriori 21mila euro è stato predisposto il contratto: "Però ti voglio dire una roba – dice Zingale in seguito – se non c'è disponibilità (secondo i pm, a retrocedere parte dei soldi, ndr) non becca un cazzo!".

I goffi tentativi di concordare versioni per stampa e inquirenti

Alla luce dell'arresto odierno, risultano quanto meno goffi – e forse non proprio da criminale esperta – i tentativi della Comi per difendersi da intercettazioni quando inizialmente sospettava di poter essere indagata e poi, in seguito al blitz con i 43 arresti del 7 maggio di quest'anno, i tentativi di approntare una linea difensiva quando emerse il suo nome nell'ambito delle indagini. A gennaio di quest'anno l'ex eurodeputata consigliava all'amica Bergamschi di usare Telegram "che è più comodo" (si tratta di un'applicazione di messaggistica crittografata dove i messaggi ricevuti possono essere subito distrutti) e le diceva: "Se dovessero chiamarti non rispondere né al telefono, né agli sms poi ti spiego". Quando il suo nome invece viene fuori nelle indagini, la Comi prova a concordare con l'amica versioni da fornire a giornalisti e inquirenti: "Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k, non ho mai avuto consulenze con Afol né di società a me collegate che non esistono… Se mi chiedono perché dicono questo posso dire che eri tu che facevi loro consulenza con tutto quello che ne consegue per la tua bravura".

Gli insulti su Facebook: Fai schifo, devi marcire in galera

Quando a maggio il suo nome era finito nell'inchiesta "Mensa dei poveri" (inizialmente con la sola accusa di finanziamento illecito), Lara Comi aveva detto di volersi difendere dalle accuse. Una difesa che ora deve estendersi anche alle altre contestazioni, tra cui quella più grave di corruzione. Mentre sul fronte giudiziario, nonostante le certezze di pm e gip, la vicenda è ancora all'inizio, sul fronte di parte opinione pubblica sembra che la sentenza di colpevolezza per la Comi sia già stata emessa. Lo dimostra il "clima" che si può respirare sulla pagina Facebook dell'eurodeputata, dove sotto un post dedicato al padre, che proprio in questi giorni dovrà essere operato al cuore, sono apparsi decine di insulti di stampo giustizialista rivolti alla politica: "Fai schifo", "Devi marcire in galera", "Da San Vittore potrai fare un sacco di post", è il tono di alcuni dei commenti apparsi. Insulti che si aggiungono a quelli che, come scritto sopra, il deus ex machina del presunto sistema di tangenti Caianiello rivolgeva, parlando a terzi, all'ex eurodeputata. Non è ancora chiara quale potrà essere la strategia difensiva della Comi: il suo avvocato, Giampiero Biancolella, contattato da Fanpage.it ha spiegato di non essere ancora riuscito a leggere tutte le carte – non era a Milano per questioni lavorative – e che dunque attende l'esito dell'interrogatorio di garanzia, previsto lunedì, per poter rilasciare delle dichiarazioni in merito alle accuse e anche alle misure cautelari disposte dal gip.