Nell'ambito di una tranche dell'inchiesta "mensa dei poveri", il presunto sistema corruttivo con al centro l'ex coordinatore di Forza Italia a Varese, Nino Caianiello, è stato chiesto il processo per 34 indagati, tra cui molti nomi "eccellenti". Tra i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pubblici ministeri Luigi Furno, Silvia Bonardi e Adriano Scudieri e dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci ci sono infatti l'ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, il deputato sempre di Forza Italia Diego Sozzani e l'attuale sindaco di Gallarate, il leghista Andrea Cassani. Il processo è stato chiesto anche per il presunto artefice di tutto il sistema, Nino Caianiello, per l'ex direttore generale di Afol Metropolitana (Agenzia per la formazione e il lavoro) Giuseppe Zingale e per il patron della catena di supermercati Tigros, Paolo Orrigoni.

Le indagini nei confronti dei 34 indagati erano state chiuse a fine maggio

L'atto di chiusura delle indagini nei confronti degli indagati di questa tranche dell'inchiesta era stato notificato alla fine di maggio, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. Un anno prima, a maggio del 2019, era invece deflagrato il caso "mensa dei poveri" con l'arresto di 43 persone tra cui imprenditori e politici lombardi anche di primo piano, come il consigliere regionale lombardo Fabio Altitonante (di Forza Italia, poi tornato in libertà e recentemente eletto sindaco nel suo comune d'origine in Abruzzo) e Pietro Tatarella, ex vice coordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Milano.

Lara Comi era finita ai domiciliari, poi revocati

Dopo una prima richiesta di rinvio a giudizio per 70 indagati è arrivata ora quella per gli altri 34, tra cui figura anche l'ex eurodeputata azzurra Comi. La politica è accusata di corruzione, truffa aggravata e finanziamento illecito ai partiti: era finita agli arresti domiciliari, poi revocati, e dopo il suo coinvolgimento nella vicenda si era dimessa dall'incarico, continuando a professare sempre la sua innocenza. Per Orrigoni, che dopo essere stato travolto dall'inchiesta si era dimesso da consigliere comunale di Varese e da amministratore delegato della catena di supermercati da lui fondata, l'accusa è invece di corruzione. Deve rispondere di turbativa d'asta, invece, il primo cittadino di Gallarate, Andrea Cassani.