Come vi stiamo raccontando, il 7 e 8 ottobre è in programma il Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni, un vertice che si annuncia come uno snodo fondamentale. Al centro della discussione vi sarà la proposta della Presidenza finlandese di estendere a livello europeo il piano elaborato poche settimane fa da Italia, Germania, Francia e Malta in merito alla gestione delle partenze dalle coste libiche e tunisine. La proposta, che prevede quote automatiche di redistribuzione dei migranti, la rotazione dei porti di sbarco (su base volontaria) e la conferma del sostegno alla Guardia Costiera libica, è caldeggiata soprattutto dal governo italiano, che la considera una opportunità di svolta nel breve e medio periodo.

Ne ha parlato proprio il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in una audizione alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Camera e Senato. A Malta, ha spiegato il ministro, ci sono stati "segnali concreti di una significativa disponibilità da parte dei partner europei in merito alle soluzioni proposte dall'Italia". Poi ha aggiunto: "Non era affatto scontato che maturasse la consapevolezza che gli sbarchi fossero un problema europeo, ora Italia e Malta non sono sole. Bisogna capire che solo una risposta coordinata e condivisa permetterà di elaborare una strategia efficace che coniughi il rigore nella lotta al traffico degli esseri umani e il rispetto dei diritti e della solidarietà. Noi abbiamo fatto la nostra parte, gestendo numeri impressionanti in passato, ora da questa capacità partiamo con azioni propositive, nella consapevolezza che si tratta di un lavoro lungo, duro e paziente".

Poi ha dato alcuni numeri sulla situazione attuale: "Il trend degli sbarchi è in diminuzione, al 2 ottobre sono sbarcate 7783 persone, lo scorso anno erano state 21112, con un calo del 60%. C'è stato un significativo aumento degli sbarchi autonomi dalla Tunisia, che sono più che raddoppiati dai 700 dello scorso anno". Bene invece la gestione delle domande di protezione internazionale, nella lettura del ministro: "Le istanze presentate sono scese del 58%, passando da 118mila a 50mila, un dato che ci consente di essere più forti a livello europeo".

Molto interessante la parte sui rimpatri, che mostra il fallimento del governo precedente o quantomeno la distanza fra promesse elettorali e fatti: "Il tasso di rimpatri resta basso in tutta l'Unione Europea e dobbiamo farlo crescere, nel rispetto dei diritti fondamentali. Per quanto concerne l'Italia, nel 2017 i rimpatri totali erano stati 7383, di cui 869 volontari; nel 2018 7981, di cui 1161 volontari; a oggi sono 5244, di cui solo 200 volontari".