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Opinioni

La scelta della Regione Piemonte: finanziare la propaganda militarista nelle scuole con i fondi per gli anziani

Quasi ventimila euro a “Patres. Storia e memoria”, il progetto dei veterani per la celebrazione dell’amor patrio, difeso anche dal ministro Crosetto. Ma il problema non è la retorica orgogliosa e nostalgica degli artiglieri, quanto l’impatto che il militarismo ha sulla cultura popolare (e sulle politiche di governo).
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A cura di Roberta Covelli
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Fiori all’occhiello, inno d’Italia, bandiere tricolori e divise militari: i veterani sono pronti a incontrarsi con i giovani tramite il progetto Patres, finanziato dalla Regione Piemonte. Non mancano però le critiche alla scelta di utilizzare fondi pubblici per un’iniziativa militarista: la deputata piemontese Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd, ha definito l’iniziativa uno spot elettorale per Maurizio Marrone, "espressione della destra reazionaria, ideologica e oscurantista". L’assessore di Fratelli d’Italia ha risposto sostenendo che l’iniziativa degli artiglieri è stata finanziata in forza di una legge regionale "presentata e approvata dal centrosinistra nella legislatura di Chiamparino presidente". E, mentre Marrone continua a postare la frase "Patres avanza" sui suoi canali social, anche Guido Crosetto ha deciso di twittare sulla questione.

Il ministro della Difesa, però, sembra ignorare in che cosa consista il progetto Patres, e quale sia la logica del bando grazie al quale ha ottenuto i finanziamenti.

I simboli dell’Amor Patrio nell’iniziativa degli artiglieri

Il progetto "Patres. Storia e memoria" è stato presentato da ANartI, l’associazione nazionale artiglieri d’Italia, e ha come partner progettuali Militaria e Assoarma, oltre alla città di Venaria Reale. Ma in che cosa consistono le attività previste? La sintesi della proposta potrebbe essere: una mostra, due conferenze e due simboli. Si prevede infatti uno spettacolo-convegno su Armando Dupont e il monumento nazionale all’artiglieria (costo presunto: 2950 euro), una conferenza sull’inno d’Italia (7340 euro) e una mostra, "Il bianco, il rosso, il verde e… il rosa", sulle divise militari (2500 euro). A questo si aggiunge la produzione e distribuzione di spillette con il Myosotis, il fiore non ti scordar di me, in memoria dei caduti (2670 euro) e l’iniziativa di sensibilizzazione sull’importanza del tricolore, con la fornitura gratuita di una coppia di bandiere (Italia e UE) alle scuole i cui studenti scrivano ai veterani, per segnalare bandiere rovinate (costo presunto per dieci coppie di vessilli: 4820 euro). Nel finanziamento richiesto è compresa anche la previsione di mille euro per la gestione del progetto.

Il bando per l’invecchiamento attivo della Regione Piemonte

In graduatoria, il progetto degli artiglieri ha ottenuto 69 punti su 100, piazzandosi diciannovesimo (su 27) e ottenendo lo stanziamento dell’intero importo richiesto: 19.152 euro. Il denaro arriva dal fondo regionale per la promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo, lanciato nella precedente legislatura regionale dalla giunta di centrosinistra guidata da Chiamparino con l’obiettivo di finanziare progetti che riconoscano e valorizzino "il ruolo delle persone anziane nella comunità, promuovendone la partecipazione alla vita sociale, civile, economica e culturale". Dalla graduatoria sono rimasti esclusi una manciata di progetti, per vizi formali, mentre sono stati ammessi, ma non finanziati, progetti come il Caffè Alzheimer di Dronero, dove anziani con demenza, familiari ed esperti possano incontrarsi per attività insieme, o l’Università della Terza età di Chivasso.

Al contrario, il progetto dei veterani è stato approvato e finanziato, nonostante gli elementi rilevanti ai fini della valutazione fossero: innovatività (ossia "azioni mai precedentemente realizzate nel territorio considerato"), effetti moltiplicatori (cioè la probabilità che le attività proseguano anche al termine del progetto) e quota di cofinanziamento oltre alla soglia obbligatoria del 10% (minimo su cui è rimasto il progetto Patres).

L’unica attenzione agli anziani dedicata dal progetto dell'associazione degli artiglieri si ritrova nell’esordio della proposta presentata: "Il progetto è ideato e costruito per promuovere e stimolare la partecipazione, l’impegno civico ed un ruolo attivo di circa un centinaio di Soci ultrasessantacinquenni della Sezione Provinciale A.N.Art.I. di Torino, nella organizzazione di attività culturali e sportive legate alla valorizzazione della memoria nazionale e piemontese rivolta alle giovani generazioni".

Davvero le Forze Armate sono un buon esempio per l’educazione democratica?

Quando Crosetto parla di "militari nelle scuole a parlare di istituzioni, di democrazia, di patria" sta allora ignorando i contenuti del progetto dei veterani, che al più porteranno il tricolore (comunque in massimo dieci scuole). Resta poi da chiedersi quanto di democratico abbia da insegnare la "storia delle Forze armate": i caduti della Grande guerra, spesso giustiziati sul posto dai loro stessi comandanti, sono vittime, più che eroi; e non erano certo "italiani brava gente" i soldati impegnati nel colonialismo italico, che usarono il gas contro le popolazioni di Libia e Corno d’Africa, si comprarono spose bambine, trucidarono villaggi, depredarono territori.

La Patria è da sempre una scusa per la violenza, subìta o agita, perpetrata sulla base del principio di obbedienza, centrale nella disciplina militare, ma assai più complesso nell’ordinamento democratico. E infatti, quando il presidente Mattarella, alle celebrazioni del 4 novembre, ha parlato di forze armate che "riscattarono la Patria" ha dovuto riferirsi a quelle del 1943, cioè a chi seguì la propria coscienza invece che gli ordini, a chi non si affidò al cieco "Credere! Obbedire! Combattere!", ma contribuì alla Resistenza contro quegli stessi fascisti che, fino a poco prima, governavano il paese.

Il problema del progetto Patres, allora, non è semplicemente l'uso di fondi pubblici regionali dedicati all'invecchiamento attivo, perché anche gli artiglieri diventano anziani e hanno diritto di partecipare e restare arzilli. Il punto è casomai chiedersi quanto possa essere educativa, a fini democratici, una retorica che romanticizza il massacro bellico e riduce l'amor patrio a divise e simboli nazionali, invece che al più complesso, e civile, servizio alla comunità.

Una retorica simile non è solo il frutto dell'orgoglio e della nostalgia di qualche anziano, ma si inserisce in una tendenza più profonda, con il militarismo che continua a insidiarsi nella cultura popolare: dal reality La Caserma, ora alla seconda edizione in Rai, alla propaganda dell'Esercito nelle scuole e agli eventi giovanili, secondo una strategia di comunicazione spiegata, nero su bianco, dalle stesse autorità militari. E una retorica simile non può che preoccupare in un periodo storico di rigurgiti nazionalisti e prospettive belliche, in cui la comunicazione è politica, come dimostrano il documento programmatico della Difesa, che cita la possibile attivazione dei riservisti, o il progetto di riforma della legge sull'esportazione delle armi, o l'aumento delle spese militari richiesto dalla Nato e confermato dal governo Meloni.

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Nata nel 1992 in provincia di Milano. Si è laureata in giurisprudenza con una tesi su Danilo Dolci e il diritto al lavoro, grazie alla quale ha vinto il premio Angiolino Acquisti Cultura della Pace e il premio Matteotti. Ora è assegnista di ricerca in diritto del lavoro. È autrice dei libri Potere forte. Attualità della nonviolenza (effequ, 2019) e Argomentare è diabolico. Retorica e fallacie nella comunicazione (effequ, 2022).
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