
Non so se conoscete il nome di Cecilia Angrisano. È la presidente del Tribunale dei Minori de L’Aquila, la donna che ha disposto l’allontanamento dei tre figli della famiglia Trevallon dai loro genitori, la cosiddetta “famiglia nel bosco”, rei di non aver dato loro ciò che dovrebbe esser loro garantito dalla nostra Costituzione: condizioni minimali di salute, istruzione e socialità.
Cecilia Angrisano, qualche giorno fa è stata messa sotto scorta per le minacce ricevute di persona e via social per aver “tolto i bambini alla famiglia nel bosco”. Ed è notizia di ieri che lascerà il tribunale dei minori de L’Aquila per essere trasferita a Perugia.
Fossimo in un Paese normale, Angrisano sarebbe stata protetta dalle istituzioni. Ci sarebbero state prese di posizioni dalle più alte cariche dello Stato per farle sentire la loro vicinanza di fronte a inaccettabili minacce per aver semplicemente svolto il suo lavoro: applicare la legge.
Ma siamo in Italia, alla vigilia del referendum sulla giustizia. E ahilei, Angrisano è un giudice. Quindi, silenzio totale. Nessuna solidarietà per le minacce ricevute, tali da prevedere una scorta. Nessuna dichiarazione di fronte a un trasferimento che sa di sconfitta, per lo Stato.
Anzi, altro che silenzio. Perché a rendere irrespirabile l’aria attorno a una servitrice dello Stato sono stati proprio quegli stessi rappresentati delle istituzioni che avrebbero dovuto difenderla, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini. E che invece, per opportunità politica,hanno deciso di cavalcare e strumentalizzare il caso della famiglia nel bosco, alzando la tensione in modo insopportabile di fronte a una storia come tante, in un Paese in cui 350mila bambini sono a carico dei servizi sociali, e quasi 40mila sono in affido presso altre famiglie o in una casa famiglia.
Ciliegina sulla torta, l’invito di Ignazio La Russa, presidente del Senato e seconda carico dello Stato, ai coniugi Trevallon. Un messaggio potentissimo per far capire dove stia il potere, in questa brutta storia. Non accanto a una servitrice dello Stato minacciata e trasferita. Ma accanto a una famiglia-feticcio, usata come clava per delegittimare un giudice, vincere un referendum e magari abbattere pure un altro pezzo di Stato sociale: quello che mette in salvo i bambini, quando finiscono per essere vittime delle loro stesse famiglie.
Dura cadere così in basso. Ma anche questa volta, complimenti vivissimi, ci siamo riusciti.