La lettera di risposta del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che dovrà essere inviata alla Commissione europea è subito oggetto di polemica nel governo. In particolare, suscita una dura reazione di Luigi Di Maio un passaggio riguardante le politiche di welfare. Nella lettera inviata a Bruxelles, Tria scrive: “Il Governo sta avviando una nuova revisione della spesa e riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022”. Poi in un secondo passaggio della lettera viene specificato che le nuove politiche di welfare sono quelle riguardanti misure come il reddito di cittadinanza e la quota 100 in tema di pensioni. E proprio su questo punto risponde immediatamente il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio: “La lettera preparata dal ministro Tria con la Lega? Il M5s non ne sa nulla, non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100”. Dopo la diffusione dei contenuti della lettera, con tanto di risposta piccata di Di Maio, il ministero dell'Economia ha smentito "nel modo più categorico le notizie di stampa che anticiperebbero i contenuti della lettera che il ministro Tria si prepara a inviare alla Commissione europea. Tali contenuti non corrispondono alla realtà".

Al di là della polemica, nella lettera Tria si sofferma su alcuni punti, a partire dall’aumento dell’Iva, che i partiti vogliono evitare: In linea con la legislazione in vigore, il programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3% del Pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020. I partiti politici hanno espresso riserve circa il previsto aumento dell'Iva, ma abbiamo comunque un ventaglio di misure alternative onde garantire il suddetto miglioramento strutturale”. Volontà del governo è anche quella di introdurre “ulteriori misure per semplificare il sistema fiscale e migliorare la fedeltà fiscale. Il Parlamento ha invitato il Governo a riformare, fatti salvi gli obiettivi di riduzione del disavanzo per il periodo 2020-2022, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, riducendo il numero degli scaglioni e la pressione fiscale gravante sulla classe media. Si effettuerà anche una revisione di detrazioni ed esenzioni fiscali”.

Tria parla anche della revisione della spesa prevista dal governo: “Riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022. Inoltre, siamo convinti che una volta che il programma di bilancio sarà finalizzato in accordo con la Commissione Europea, i rendimenti dei titoli di Stato italiani diminuiranno e le proiezioni relative alla spesa per interessi saranno riviste al ribasso”. Il ministro dell’Economia confida che “questi chiarimenti siano utili alla Commissione al fine di valutare il rispetto delle regole fiscali da parte dell'Italia di formulare le nuove raccomandazioni specifiche al Paese”.

Tria garantisce che il bilancio 2020 sarà “conforme al Patto di stabilità” e che il programma di stabilità “prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3% del Pil. che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020”. Secondo il ministro dell’Economia “il disavanzo per l'anno in corso potrebbe essere minore di quanto prospettato nelle ultime previsioni ufficiali. Se il contesto di crescita internazionale non si deteriorasse ulteriormente, l'Italia dovrebbe essere in grado di mantenere una tendenza positiva fino alla fine dell'anno”. Poi si torna su reddito di cittadinanza e quota 100: “Le nuove entrate non tributarie sembrano destinate a superare le previsioni e l'utilizzo delle nuove politiche del welfare (Reddito di cittadinanza e quota 100) è, finora, inferiore alle stime sottostanti alla legge di Bilancio per il 2019. Di conseguenza, le ultime proiezioni del governo Italiano indicano che il disavanzo dovrebbe attestarsi al di sotto delle previsioni della Commissione e che la variazione del saldo strutturale dovrebbe essere conforme al Patto di stabilità e crescita anche sulla base della stima dell'output gap della Commissione”.