La commissione antimafia vara il nuovo codice etico per i partiti. Che, però, non sono obbligati a rispettarlo
La Commissione Antimafia, presieduta dall'ex presidente del PD Rosy Bindi, ha varato il nuovo codice etico che impegna i partiti e i movimenti politici a non esprimere candidature di soggetti coinvolti in reati di criminalità organizzata, contro la pubblica amministrazione, di estorsione ed usura, traffico di stupefacenti, traffico illecito di rifiuti e di altre gravi condotte. Il codice non rappresenta tuttavia un obbligo, ed è per questo che l'ambizione della Commissione è quello di trasformarlo in legge: "Penso riusciremo a presentare un disegno di legge – ha detto Bindi – certo, ho visto quanta fatica abbiamo fatto a approvare la legge Severino. So che perché questo disegno di legge diventi legge, il percorso sarà molto più impegnativo".
Un codice di comportamento era stato già redatto anche negli anni scorsi ma, alla luce delle novità introdotte dalla legge Severino, è stato necessario tornare sull'argomento: "E' stato importante ritornare su questo argomento e riscrivere il Codice anche in seguito ai nostri approfondimenti che ci hanno portato all'approvazione del 416 ter e a dare particolare attenzione ai cosiddetti reati spia, primo fra tutti la corruzione". Vicepresidente della commissione è Claudio Fava, che ha salutato con favore l'introduzione del nuovo codice etico: "La commissione antimafia ha scelto non solo di approvare un codice etico molto rigoroso ma ha assunto l'impegno, e questa è una novità assoluta, di vigilare concretamente sulle liste elettorali per segnalare all'opinione pubblica quei candidati e quei partiti che violeranno il codice da loro sottoscritto. Primo banco di prova saranno le elezioni a Reggio Calabria, comune sciolto per mafia ma ancora fortemente sottoposto al ricatto della ‘ndrangheta".