Le minacce al capo dello Stato pubblicate e diffuse da molti utenti sui social network dopo la rinuncia all'incarico annunciata dal professor Conte nella serata di domenica 27 maggio non sono affatto passate inosservate. Immediatamente, la polizia postale e la Difos hanno avviato indagini approfondite per risalire all'identità dei molteplici cittadini che hanno a vario titolo insultato o minacciato di morte il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dagli auguri di morte e di finire come il fratello Piersanti Mattarella, ucciso nel 1980 dalla Mafia, fino agli insulti inconsulti contro il Quirinale, gli inquirenti stanno scandagliando il Web perché secondo il nostro ordinamento l'offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica è un reato punibile con il carcere e prevede fino a 5 anni di reclusione.

Nel pomeriggio, la Digos di Palermo ha ufficializzato l'iscrizione nel registro degli indagati di 3 cittadini accusati di aver pubblicato sui social gravi insulti contro il capo dello Stato. Queste tre persone, Manlio Cassarà, Michele Calabrese ed Eolisa Zanrosso, sono state dunque iscritte nel registro degli indagati per minacce e insulti al presidente Mattarella e ora attenderano l'evolversi del procedimento a loro carico. L'inchiesta, aperta ieri, non è più quindi a carico di ignoti. La Digos ha identificato gli autori dei post ingiuriosi accertando che non si trattava di fake. Decine di altre frasi minacciose apparse su altri profili sono al vaglio dei magistrati.

Offese al capo dello Stato, cosa dice il codice penale

L'articolo 278 del codice penale prevede il reato di "offesa all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica": "Chiunque offende l'onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni", recita il testo della norma. Il reato si consuma quando sia comunicata con qualsiasi mezzo, un'offesa che relativa alla persona del Presidente della Repubblica sia in riferimento a fatti che ineriscono all'esercizio o alle funzioni cui è preposto, sia a fatti che riguardano l'individualità privata, anche in relazione anteriori all'attribuzione della carica.