La questione del fondo di investimento sostenuto dal Vaticano al centro di un'indagine per corruzione, sollevata da un'inchiesta del Financial Times che tira in ballo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, "è stata affrontata anche dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare anche sulle ipotesi di conflitto di interesse", recita una nota di Palazzo Chigi.

"Ho fornito all'autorità tutte le informazioni richieste, unitamente ai necessari riscontri documentali, dimostrando in particolar modo la mia astensione (formale e sostanziale) a qualsiasi decisione relativa a Retelit, e ribadendo di non aver mai conosciuto o avuto contatti con i vertici societari di Fiber 4.0 (e specificamente con il sig. Mincione)", ha precisato lo stesso premier Conte, che è tornato sulla vicenda dei suoi presunti legami con un fondo di investimento al centro di un'indagine sulla corruzione finanziaria in Vaticano, e sul parere legale sul golden power da applicare a Retelit, fornito a Fiber 4.0 come avvocato, prima di assumere l'incarico di presidente del Consiglio del governo giallo-verde.

Nella nota Palazzo Chigi ha affermato: "Con lettera del 24 gennaio 2019, il Segretario Generale dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato comunicava che, alla luce dei riscontri da me offerti, ‘l'Autorità, nella sua adunanza del 23 gennaio 2019, ha ritenuto di non avviare alcun procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 215, non ritenendo sussistenti i presupposti per l'applicazione della legge'".

Dunque, conclude Conte, "confido che questi chiarimenti consentano di dissipare qualsiasi dubbio sulla mia persona quanto a presunti conflitti di interesse o a legami con il fondo di investimento indagato in Vaticano". 

Secondo il giornale britannico Conte potrebbe essere accusato di conflitto di interesse per aver favorito suoi ex clienti, non appena entrato a Palazzo Chigi. Il Financial Times ha scritto che nel maggio 2018 Conte avrebbe fornito un parere legale a favore di Fiber 4.0, un gruppo di azionisti interessato al controllo di Retelit, una società italiana di telecomunicazioni. Ma Fiber 4.0 era stata battuto da due aziende straniere, un fondo tedesco e una società statale libica. Fiber 4.0 avrebbe come investitore principale "Athena Global Opportunities Fund, finanziato interamente con 200 milioni di dollari dal Segretariato Vaticano e gestito e di proprietà di Raffaele Mincione, un finanziere italiano".

Secondo quanto riportato dal FT Conte nel suo parere legale del 14 maggio 2018 dichiarò la necessità di introdurre il principio del golden power, che in questo caso avrebbe permesso al governo di bloccare la cessione delle compagnie strategiche ad azionisti stranieri. Un mese dopo il governo Lega-M5s si era insediato, ed emanò un decreto applicando proprio il golden power a Retelit. Ma il fondo di Mincione non ne ottenne benefici e non riuscì comunque a ottenere il controllo della compagnia. Conte allora spiegò di non avere partecipato alla discussione del decreto e di essersi astenuto dal votarlo in Consiglio dei ministri. E Mincione disse di non avere mai incontrato personalmente l'avvocato Conte.