Opinioni
26 Agosto 2021
18:19

Il vaccino è solo dei ricchi: mentre pensiamo alla terza dose, il resto del mondo rimane indietro

In Italia quasi il 70% dei cittadini ha ricevuto due dosi di vaccino e ora sta assistendo al dibattito sulla terza. Che negli Stati Uniti inizierà ad essere somministrata da settembre, in Israele c’è chi l’ha già avuta. Ma si tratta di una questione che riguarda solo alcune zone del pianeta, quelle con un PIL di un certo tipo. E intanto ci sono Paesi dove la campagna vaccinale deve ancora iniziare, dove praticamente l’intera popolazione non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino, figuriamoci la seconda o la terza.
A cura di Annalisa Girardi

Chi abita in Italia, Germania o Stati Uniti probabilmente ha già fatto due dosi di vaccino e in questi giorni sta seguendo il dibattito sulla terza dose da settembre per i più fragili. Chi ha più di 60 anni e vive in Israele forse l’ha anche già ricevuta. Ma per un cittadino dell'Eritrea o del Burundi è tutta un'altra storia, perché lì le campagne vaccinali non sono ancora nemmeno iniziate. E il motivo è semplice: i vaccini costano e chi se li può permettere li compra, chi non può resta senza.

I Paesi più ricchi, dopo aver già somministrato prima fiala e richiamo a gran parte della loro popolazione, stanno facendo scorta di vaccini e molti hanno annunciato che da settembre inizieranno a somministrare una terza dose alle persone più fragili per rafforzare la protezione contro il Covid-19. Il tutto mentre ci sono Paesi dove solo pochissime persone hanno ricevuto la prima dose del vaccino, figuriamoci la seconda o la terza.

Quella che stiamo vivendo è una vera e propria apartheid vaccinale, un divario profondissimo che dimostra come anche la salute si possa comprare. Da quando è scoppiata la pandemia ci siamo ripetuti che nessuno si salva da solo e che la solidarietà è l’unico modo per vincere questa crisi. E tuttavia stiamo lasciando mezzo mondo senza vaccino mentre pensiamo a accaparrarci quante più dosi possibili nell’eventualità di somministrarne una terza dall’autunno, anche se non ci sono ancora evidenze scientifiche sulla sua necessità.

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha più volte sottolineato che sia assurdo parlare di terza dose quando ci sono Paesi, specialmente in Africa che non hanno vaccinato nemmeno l’1% della loro popolazione. In Italia, per la cronaca, siamo quasi al 70%. L’Oms parla di una drastica diseguaglianza e ha lanciato un appello ai Paesi ricchi affinché donino quante più dosi possibili a quelli più poveri. Un invito che però non sembra avere molto successo.

Guardiamo a questo grafico, realizzato dalla piattaforma Our World In Data. Analizza la percentuale di persone vaccinate (distinguendo quante hanno ricevuto la prima dose e quanto hanno completato il ciclo) in riferimento al totale della popolazione. Analizziamo i numeri per quanto riguarda una dose di vaccino: in Canada siamo al 73%, in Italia al 69%. Se guardiamo però ad altre Regioni del mondo, dove il PIL scende nettamente, vedremo come calano le percentuali di persone vaccinate: in India siamo al 34% (sempre in riferimento alla prima dose), in Bangladesh appena all'11%. Ed è ancora più drammatica la situazione in Africa, dove ci sono Paesi che non arrivano nemmeno all'1%. Anzi, la Repubblica Democratica del Congo non arriva nemmeno allo 0,1%, ma si ferma allo 0,095%. Una percentuale che corrisponde a pochissime persone, mentre praticamente l'intera popolazione rimane vulnerabile ed esposta al rischio di ammalarsi.

Insomma, i Paesi del Nord del mondo continuano a comprare vaccini per sé stessi, nell’illusione che lasciare senza gli altri Paesi non sia una cosa che li riguardi. Nulla di più falso, dal momento più il virus viene lasciato circolare, più è probabile che sviluppi nuove varianti. Magari anche resistenti ai vaccini attualmente disponibili. Ma al momento nessuno sembra intenzionato a preoccuparsene più di tanto. Come non sembra importare il fatto che le case farmaceutiche come Pfizer o Moderna stiano aumentando i prezzi delle dosi. Non solo si sono sempre opposte a condividere i brevetti sui vaccini, una soluzione che avrebbe potuto aumentare la produzione permettendo così di velocizzare le campagne di immunizzazione, prevenendo migliaia di morti, ma continuano a lucrare sul vaccino in piena pandemia.

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