In foto: Armando Siri.
in foto: In foto: Armando Siri.

La situazione giudiziaria dell’ex sottosegretario leghista, Armando Siri, e del consulente della Lega Paolo Arata si complica. Ad accusarli ora sono Vito Nicastri, il re dell’eolico considerato vicino ai clan mafiosi, e suo figlio Manlio. Entrambi sostengono che Arata avrebbe voluto dato a Siri i 30mila euro incriminati. Anche se il leghista quei soldi non li avrebbe mai presi. I Nicastri, secondo quanto emerge dall’inchiesta giudiziaria, erano i soci occulti di Francesco Paolo Arata, consulente della Lega per l’energia. Colui che in un’intercettazione sosteneva che avrebbe dato 30mila euro a Siri nel caso in cui fosse passato un emendamento, poi bocciato dal M5s.

A incastrare Arata e Siri c’è una testimonianza, quella di Manlio Nicastri, figlio del re dell'eolico Vito. Le sue parole vengono riportate da Repubblica e dal Corriere. Dopo aver sentito quella famosa intercettazione, Manlio ha ammesso: “C'ero pure io quella sera. Siri non è stato pagato, ma Arata mi disse di avergli promesso 30mila euro se l'emendamento fosse passato”. Repubblica riporta anche le parole di Vito Nicastri: “All’epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l’emendamento fosse passato. Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io”. Nicastri, inoltre, aggiunge: “Arata mi chiese di creare provviste in contanti”, ovvero dei fondi neri per le mazzette.

Il Corriere riporta invece che Arata si presentava “come responsabile del programma della Lega per le energie rinnovabili”. In passato aveva già provato a portare le sue richieste al ministero dello Sviluppo economico, quando il titolare era Carlo Calenda. Ma senza trovare un riscontro dall’altra parte, dovendo così rinunciare al suo tentativo. Poi il suo interlocutore, con il nuovo governo, “diventò Siri”. Il figlio di Nicastri afferma ancora: “Confermo di aver ascoltato le parole di Arata sulla promessa di 30.000 euro e di avere riferito a mio padre l’intenzione di dare soldi a Siri… Posso dire che Siri non fu pagato, ma Paolo Arata mi disse che gli aveva promesso 30.000 da corrispondere una volta approvato l’emendamento richiesto”. Un emendamento mai approvato.