Il pignoramento del Fisco contro le partite Iva diventa più veloce: la circolare sulle fatture elettroniche

Per il Fisco recuperare un debito dovuto da una partita Iva è diventato molto più semplice. Il motivo è che, con il provvedimento 153611/2026, è entrata in vigore una misura inserita nell'ultima legge di bilancio che permette all'Agenzia delle Entrate Riscossione di accedere ai dati delle fatture elettroniche. Così, gli agenti del Fisco possono sapere esattamente chi sono i clienti, e rivolgersi a loro. Qui scatta il pignoramento presso terzi: invece di pagare la partita Iva, l'azienda o il professionista saranno tenuti a pagare direttamente lo Stato.
Il meccanismo in sé esiste da tempo, ma per molti anni si è basato su informazioni poco aggiornate. L'effetto era che, quando l'Agenzia delle Entrate voleva rivolgersi ai clienti di una partita Iva, spesso non sapeva neanche con precisione chi fossero. E così i tempi si allungavano e la probabilità di recuperare il debito scendeva. Ora, le cose sono cambiate.
Le fatture elettroniche permettono il pignoramento rapido delle partite Iva
Nell'ultima legge di bilancio il governo Meloni ha dovuto rispettare uno degli impegni presi nel Pnrr, cioè quello di riformare l'amministrazione fiscale per renderla più digitale ed efficiente. Perciò, ha inserito una novità. La banca dati delle fatture elettroniche, che finora veniva usata in modo più limitato, è stata messa a disposizione degli agenti del Fisco che si occupano della riscossione. A fine maggio, poi, è arrivata la circolare che serviva per rendere operativa questa nuova misura.
Questo non significa che di colpo l'Agenzia delle Entrate Riscossione abbia accesso a tutte le informazioni su ciascuna fattura elettronica che viene compilata. La quantità di dati che può essere trasmessa è limitata, e fa riferimento solo agli ultimi sei mesi:
- i dati del cliente (come codice fiscale, eventuale partita Iva, ragione sociale e domicilio fiscale)
- il numero complessivo di fatture inviate a quel cliente dalla partita Iva che ha un debito con lo Stato
- l'importo totale delle fatture in questione
Dunque non c'è modo di sapere, per esempio, che tipo di prodotti o servizi sia stato acquistato, né la somma precisa sborsata per ciascuna fattura.
Come funziona il pignoramento presso terzi
Il salto di qualità, potenzialmente, è molto grande. Rispetto a prima, adesso gli agenti della Riscossione sanno esattamente a quali clienti la partita Iva ha richiesto dei pagamenti negli ultimi sei mesi. E così può scattare il pignoramento presso terzi, che per l'Agenzia delle Entrate ha tempi piuttosto rapidi.
Non c'è bisogno di passare da un giudice. Il Fisco può inviare subito una comunicazione alla partita Iva che ha un debito e al suo cliente. Il contenuto della comunicazione per il cliente è: non pagare questa fattura a chi te l'ha inviata, ma allo Stato, per contribuire a saldare i suoi debiti. Ci sono 60 giorni di tempo per assolvere questo obbligo.
Chiaramente, chi viene contattato come "terzo pignorabile" deve stare ben attento a non fare confusione: quella fattura va saldata con il Fisco, non con la partita Iva. Se per errore il pagamento parte nei confronti del lavoratore autonomo, non è comunque considerato valido, e spetta sempre all'azienda versare la somma allo Stato.
Questa è la pratica del cosiddetto pignoramento esattoriale diretto presso terzi, ben più veloce del pignoramento presso terzi che possono invece tentare i privati cittadini. Questi ultimi hanno sempre bisogno dell'autorizzazione di un giudice e di numerosi altri passaggi burocratici, se vogliono tentare di ottenere il dovuto dai clienti di un loro debitore.