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Il ministro Zangrillo dice che il limite agli stipendi dei dirigenti pubblici è sbagliato

Il tetto attuale per gli stipendi dei dipendenti pubblici, fissato a 255mila euro all’anno, “non è troppo basso”. Ma in generale fissare per legge un limite alla paga di manager, dirigenti e funzionari pubblici di alto livello “non è corretto”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
A cura di Luca Pons
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Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha detto che bisogna "riconoscere, anche dal punto di vista salariale, le responsabilità che vengono ricoperte dalle persone" che lavorano nella pubblica amministrazione, come avviene nel settore privato. E che in linea generale avere un tetto salariale per legge "non è corretto".

"Chi lavora nella pubblica amministrazione è un lavoratore come un lavoratore privato, e la definizione della retribuzione è in ragione del ruolo che si ricopre. Più complesso è il ruolo, più alte sono le responsabilità, più alta è la retribuzione, ovvero il riconoscimento salariale per la responsabilità che si ricopre", ha spiegato Zangrillo. Oggi un dipendete di massimo livello nella Pubblica amministrazione riceve 255mila euro lordi all'anno: non c'è fretta di eliminare questa soglia, ha rassicurato il ministro, e non è uno degli interventi su cui il governo si concentrerà nel prossimo futuro. Ma l'idea c'è.

Cosa dice la legge sul tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici

Il ministro ha fatto riferimento a una sentenza della Corte costituzionale. A luglio dello scorso anno la Consulta è intervenuta sulla questione e ha bocciato il limite sugli stipendi dei dirigenti pubblici di 240mila euro all'anno, introdotto dal governo Renzi nel 2014. "Quel tetto fu inserito perché c'era un'emergenza alla quale bisognava fare fronte", ma "la Corte ci ha detto che non è più possibile utilizzare quel tetto, perché l'emergenza non può durare dodici, tredici o quattordici anni", ha affermato Zangrillo, intervistato da Sky Tg24.

In effetti, il problema per la Consulta non era il principio di mettere un tetto agli stipendi nella Pa. Era il fatto la somma in sé fosse stata introdotta come misura straordinaria dodici anni fa e poi fosse, di fatto, diventata un punto fisso.

Dopo quella sentenza, è tornata tecnicamente in vigore la norma precedente, introdotta nel 2011 dal governo Monti. Questa stabilisce un altro limite per gli stipendi dei dipendenti pubblici: la stessa paga del primo presidente della Corte di Cassazione, che oggi sarebbe di circa 311mila euro. Dunque, per rispettare la sentenza, il governo Meloni man mano dovrà alzare il tetto esistente, o fissare un nuovo criterio per stabilirne uno.

Cosa vuole cambiare il ministro Zangrillo

"Nella pubblica amministrazione c'è questa ulteriore responsabilità e consapevolezza del dipendente pubblico di lavorare per lo Stato, di lavorare per la collettività. Ma questo non deve impedire di avere delle dinamiche salariali che siano di soddisfazione per le persone", ha spiegato il ministro Zangrillo. "Penso che anche la pubblica amministrazione si debba attrezzare per riconoscere, anche dal punto di vista salariale, le responsabilità che vengono ricoperte dalle persone. Quindi in linea generale la definizione di un tetto non è corretta".

La proposta del ministro è di "ragionare in prospettiva per lavorare sulle dinamiche salariali dei nostri dipendenti", ed "essere i più vicini possibili alle logiche di mercato". Certo, la questione è politicamente delicata, e infatti il ministro ha chiarito: "Non abbiamo ancora assunto una decisione definitiva, anche perché oggi il tetto è a 255mila euro, quindi non c'è un'emergenza, un tetto retributivo troppo basso". Però ha difeso il punto: "È chiaro che, in prospettiva, noi dovremmo pensare a dinamiche retributive per i nostri dirigenti che facciano sì che loro si sentano motivati e correttamente retribuiti per quello che fanno, per le responsabilità di cui sono portatori".

Nonostante la cautela, sono arrivati attacchi politici. "Il ministro asserisce, in sostanza, che i compensi dei manager pubblici devono essere quanto più vicini alle logiche di mercato. Ma quale mercato? Quello che oggi permette a un top manager del settore privato di guadagnare fino a 649 volte in più di un operaio?", ha affermato la deputata del M5s Chiara Appendino. "La nostra priorità è aumentare gli stipendi di quei lavoratori che oggi fanno una fatica immane ad arrivare a fine mese", ha concluso.

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