Manifesto-politico

A poche settimane dalla nuova tornata elettorale che vedrà alle urne milioni di italiani per eleggere Sindaci ed amministratori comunali e in uno dei momenti più complessi della storia recente della "partitocrazia", ad intervenire nel merito delle questioni è un gruppo di stimati intellettuali, con il Manifesto per un soggetto politico nuovo. Si tratta di un'analisi portata avanti da un gruppo di intellettuali (fra i quali Alberto Lucarelli, Ugo Mattei e Paul Ginsborg) strutturata intorno a "quattro nodi radicali e di rottura per un soggetto politico nuovo e una proposta", capace di raccogliere già le adesioni di numerosi "esponenti della società civile". Centrale dunque resta la volontà di dar vita ad un soggetto politico che vada oltre la struttura novecentesca, "con nuove regole e pratiche, trasparenza non segretezza, semplicità non burocrazia, potere distribuito non accentrato, servizio non carrierismo, eguaglianza di genere"; che faccia della "centralità dei beni comuni, della loro inalienabilità, della loro gestione democratica e partecipata" un principio cardine dell'agire politico; che rompa con la visione ristretta della politica, "tutta concentrata sul Parlamento e i partiti in ragione di un nuovo spazio pubblico allargato, dove la democrazia rappresentativa e quella partecipata lavorano insieme"; che riconosca l’importanza della sfera dei comportamenti e delle passioni. Il senso è quello di provare a costruire un soggetto che "determini una trasformazione complessiva, costruisca anche alleanze e mediazioni ma con l’ambizione tutt’altro che minoritaria di mettere in campo un’altra Italia", anche attraverso liste di cittadinanza politica alle elezioni amministrative (e non solo dunque promuovendo incontri e momenti partecipativi).

Quale programma per quale partito – Come detto, l'iniziativa parte dal riscontro della fine della luna di miele fra gli italiani ed i partiti tradizionali e dalla necessità di una politica radicalmente diversa che in qualche modo sia "permeabile", aperta agli stimoli diretti dei cittadini ed in tensione verso una vera democratizzazione della vita pubblica del Paese. A partire anche da cambiamenti sostanziali nella sfera "decisionale", in modo da frenare la "fuga verso l'altrove, l'inspiegabile e l'astratto" e "innescare un processo opposto che destituisca, decostruisca, ceda, decentri, abbassi, distribuisca, diffonda il potere" (la riscoperta della territorialità è un aspetto probabilmente centrale, anche se nel maifesto più volte si scongiura la deriva "localista"). In tal senso vanno ripensate anche le forme dell'aggregazione, dell'organizzazione e della relazione politica, proprio in considerazione dell'inadeguatezza dell'attuale sistema della rappresentanza. Esemplare in questo contesto il passaggio sulla necessità di riconsiderare il senso della democrazia rappresentativa in armonia con la "spinta" partecipativa. Un concetto che passa per la constatazione del fatto che "l’attività costante della partecipazione alimenta e garantisce, stimola e controlla la qualità della rappresentanza e la qualità della politica pubblica". Un paradigma che non senza fatica riesce ad intercettare anche la critica serrata al neoliberismo nell'ottica della filosofia dei beni comuni, nel cui solco si inseriscono anche alcune delle iniziative più interessanti degli ultimi mesi.

Non c'è alcun dubbio però sul fatto che, accanto all'analisi di fondo, uno degli aspetti più rilevanti del Manifesto sia quello relativo alle "forme pratiche di una nuova aggregazione", ovvero alle modalità con le quali si intende convogliare questa rinnovata volontà di partecipazione e di azione. Se in effetti i partiti politici attuali sembrano "organizzazioni completamente anacronistiche", un nuovo soggetto ha il dovere di immaginare nuovi modelli di partecipazione, magari sulla scia di alcuni esperimenti di indubbia rilevanza (Laboratorio Napoli “Per una Costituente dei beni comuni”; PARTY ovvero, partecipazione attiva riunendo tavoli interagenti; modello Porto Alegre). L'idea esplicitata nel manifesto è sostanzialmente questa:

La struttura del nuovo soggetto non sarebbe piramidale ma confederale, senza un centro ‘nazionale’ fisso ma con un coordinamento itinerante e a rotazione che si sposta regolarmente da regione a regione. I singoli individui si aggregano in modo egualitario sia alla sfera della discussione e della decisione, sia a quella dell’azione, ognuno nei limiti delle sue possibilità e delle sue disponibilità di tempo. A tutti i livelli cerchiamo le forme politiche che consentiranno realisticamente la possibilità di confrontarsi e decidere insieme […] Una serie di regole semplici e condivise che in questi anni sono diventate patrimonio comune determineranno il comportamento del nuovo soggetto nelle istituzioni e fuori di esse. Adozione di un codice etico e dunque politico nella ricerca e accettazione dei finanziamenti, rifiuto della gestione clientelare di risorse e consulenze, primarie per la selezione dei candidati o assemblee partecipate nei piccoli comuni, limiti e vincoli di mandato, rotazione negli incarichi di direzione, trasparenza nell’uso delle risorse.

Le "passioni individuali" e la prospettiva del quarto Polo – Le regole formali non sono sufficienti. Comincia così il quarto paragrafo del manifesto, centrale nel complesso dell'analisi – proposta, che chiama in causa il concetto di "passione" e si chiude con una significativa citazione di Norberto Bobbio sulle virtù sociali della mitezza e della fermezza. In mezzo, non soltanto alcune constatazioni sullo scivolamento verso il basso del livello del dibattito politico (ed istituzionale), ma anche una rivalutazione dell'autorealizzazione individuale "in un contesto collettivo radicalmente nuovo". Insomma, il modello presentato è quello di una nuova forma di aggregazione politica che valorizzi la partecipazione e le competenze ed aspirazioni individuali, in nome di un disegno di ampio respiro teso al benessere collettivo e guidato dai principi dell'uguaglianza, della condivisione, della tolleranza. Il bene comune come scopo dell'azione politica, ma anche individuale; l'allargamento degli spazi di partecipazione come obiettivo di senso del nuovo soggetto politico; la convinzione che in una società come la nostra ci sia spazio per il predominio delle virtù sociali della mitezza e della fermezza; la sensazione che sia possibile ritrovare in tal guisa anche una sorta di "fisicità della politica oltre le reti virtuali" (non in contrapposizione sia chiaro).

Certo, verrebbe da chiedersi quale sia lo spazio per un nuovo soggetto, in un momento particolarmente complesso, con i partiti tradizionali in piena transizione e con le alleanze ancora in divenire. Eppure, a ben guardare, l'orizzonte in cui si inserisce il manifesto è proprio quello "dell'alternativa" (per usare un'espressione fin troppo abusata). Uno spazio in cui stanno trovando posto e senso rivendicazoni ed istanze radicalmente innovative (pensiamo alla filosofia del bene comune, ma non solo). Un cantiere in lenta ma continua evoluzione, che si sta giovando anche del contributo "concreto" di tanti amministratori locali e che sta vedendo emergere anche figure di grande rilevanza (per quanto sul tema della leadership ci siano "pareri" contrastanti…). Un'area nella quale stanno confluendo, per ora in maniera disordinata e confusa, tantissime energie intellettuali e che allo stesso tempo sta catalizzando la tanta insofferenza per la politica tradizionale, spesso completamente autoreferenziale ed incapace di incidere nella vita quotidiana di quelle persone che pure è chiamata a rappresentare. Un luogo in cui al bisogno di partecipazione attiva si aggiunge il rifiuto della "comoda tentazione dell'antipolitica", della demagogia e del populismo di bassa lega. Che tutto ciò possa facilmente tradursi in "proposta politica" però è abbastanza arduo da ipotizzare. Così come estremamente prematura appare la possibilità di riuscire a rappresentare fin da subito una reale alternativa (in termini di consenso elettorale, ma anche ideologico – programmatico). Insomma, in poche parole, forse non è ancora nato il Quarto Polo (anche in ragione di una serie di contingenze), ma il solco per una seria alternativa democratica appare tracciato e se i promotori riusciranno a rilanciarne i contenuti, tale iniziativa si presta a diventare un modello anche per i partiti tradizionali, da tempo alla ricerca di nuove forme e nuove identità. Ovviamente, cercando di rifuggire da quell'autoreferenzialità che è stata il vero limite di analoghi progetti: insomma, lo spettro dell'Azione parallela di musiliana memoria…