Il governo Meloni prenderà gran parte dei prestiti Safe per il riarmo: pronti 8 miliardi
Alla fine l'Italia userà gran parte dei 14,9 miliardi messi a disposizione dall'Ue nell'ambito del programma Safe. La cifra definitiva non è ancora stata comunicata ufficialmente dal governo ma dopo mesi di ritardo, l'accordo sembra vicino.
Il meccanismo Safe, entrato in vigore a maggio 2025, consente agli Stati membri dell'Ue di accedere a prestiti a lunga scadenza (45 anni) e tassi molto bassi per finanziare le spese militari. La cifra complessiva stanziata dall'Europa ammonta a 150 miliardi, quella concordata dall'Italia a 14,9 miliardi.
In questi mesi, il governo Meloni si era incagliato in una lunga trattativa con l'Ue a causa delle discussioni interne alla maggioranza sulla possibilità di usare i fondi Safe. A luglio, l ‘annuncio del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla decisione dell'Italia di chiedere prestiti per 14,9 miliardi era stato prontamente smentito dal collega della Difesa, Guido Crosetto.
Poi era partito un tam-tam di dichiarazioni con cui esponenti dell'esecutivo si apprestavano a chiarire che l'Italia non aveva ancora stabilito se ricorrere ai fondi Ue ed eventualmente, quanti soldi usare di quelli "prenotati". Crosetto aveva ridimensionato lo strumento, definendolo "una scelta puramente tecnica" per finanziare capitoli di bilancio già previsti e non spese aggiuntive.
Dall'entrata in vigore del Safe è passato più di un anno. In più di un'occasione l'Ue ha esortato l'Italia a fare chiarezza. Ad alimentare lo stallo e i continui rinvii era stata soprattutto la Lega. Sempre a luglio, in Aula, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva espresso qualche perplessità sull'uso dei fondi, nello specifico riguardo "l'inevitabile appensantimento burocratico e la necessità di fare scelte condivise", ma aveva altresì sottolineato la convenienza dei prestiti.
Ora però il quadro sembra mutato. Ci sono stati "scambi costruttivi ed evoluzioni positive" tra la Commissione europea e le autorità italiane riguardo alla chiusura dell'accordo per l'erogazione del prestito Ue per l'industria della difesa, noto come Safe", ha fatto sapere Thomas Regnier, portavoce dell'esecutivo europeo, nel corso del briefing giornaliero con la stampa. Come detto, la cifra pattuita non è stata ancora resa nota ma Bruxelles ha rassicurato sul fatto che l'Italia "userà gran parte dei miliardi prenotati". A quanto si apprende, l'impronto dovrebbe essere al di sotto dei 10 miliardi, probabilmente tra i 7 e gli 8 miliardi.
I contatti con le autorità italiane "proseguono nella giusta direzione", ha aggiunto. "La Commissione ha ricevuto anche rassicurazioni da Roma: qualora vi siano fondi residui dal piano italiano, le autorità italiane ci informeranno tempestivamente", ha spiegato, sottolineando che vi sono stati "scambi di informazioni specificamente su questo punto". La premura dell'Ue è dovuta all'interesse da parte di altri Stati membri di richiedere ulteriori prestiti. Infatti, se un Paese decide di non attingere all'intera cifra di cui dispone, quelle risorse vanno ridistribuite quanto prima.
Sono stati due i punti di discussione tra Roma e Bruxelles. Il primo è stato "l'importo finale che l'Italia potrebbe richiedere, e non entrerò nel merito poiché l'accordo deve ancora essere firmato, sebbene abbiamo discusso della cifra definitiva a cui l'Italia potrebbe essere interessata. La palla è nel campo italiano, ma a noi occorrono le informazioni". Il secondo ha riguardato i tempi. Il governo ha assicurato che informerà per tempo le autorità Ue e procederà alla firma dell'accordo di prestito "il più rapidamente possibile, così da poter riallocare tempestivamente le eventuali risorse residue agli altri Stati membri".