Il giallo del presidio per Fakir convocato dal sindaco Lepore, Viminale avvia un’istruttoria dopo gli scontri

Sul presidio convocato dal Comune di Bologna dopo la morte di Fakir Abderrahim durante un intervento delle forze dell'ordine al Pilastro, sulle modalità con cui è stata gestita la comunicazione alla Questura, il Viminale ha avviato un'istruttoria per verificare il rispetto delle procedure previste da parte del sindaco dem Matteo Lepore e dalla sua amministrazione.
Lunedì 20 luglio migliaia di persone si sono ritrovate in piazza Nettuno. La manifestazione istituzionale si è svolta pacificamente, con la partecipazione dei familiari di Fakir, rappresentanti politici, associazioni e cittadini.
Ma in un secondo momento una componente formata da antagonisti e appartenenti a collettivi e centri sociali si è diretta verso la Prefettura e la Questura. A quel punto le strade adiacenti a piazza Maggiore sono state interessate da lanci di pietre, bottiglie, petardi e materiale prelevato dai cantieri. Sono state costruite barricate con biciclette e cassonetti, mentre due automobili sono state incendiate. La polizia ha risposto con cariche, lacrimogeni e idranti e la situazione è degenerata.
Secondo la Questura di Bologna, sono sessantaquattro gli operatori delle forze dell’ordine feriti, con prognosi comprese fra 3 e 35 giorni. Risultano danneggiati sei mezzi della Polizia di Stato, oltre a vetrine, istituti bancari, sportelli bancomat e cassonetti. Due auto sono state bruciate e decine di biciclette utilizzate per bloccare l’avanzata degli agenti sono state distrutte. Alcuni responsabili sarebbero già stati identificati, uno di loro è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, mentre altre posizioni rimangono al vaglio della Procura. Su questi fatti ora il ministero dell'Interno vuole vederci chiaro.
Il punto è che secondo il dicastero guidato da Piantedosi il presidio convocato da Lepore non sarebbe stato preventivamente concordato con Questura e Prefettura. Al contrario il Comune sostiene di averle allertate per tempo. Ma secondo il Viminale non sarebbe stato presentato alcun formale preavviso per la manifestazione pubblica a sostegno dei familiari di Fakir.
Fonti vicine all'amministrazione Comunale di Bologna precisano però che l'articolo 18 del Tulps non prescrive una forma scritta per l'avviso dei promotori. La norma dice "darne avviso", senza specificare modalità.
Il Comune di Bologna respinge le accuse: "Presidio per Fakir comunicato a Questura e Prefettura"
"Né nel corso delle interlocuzioni telefoniche, né durante il tavolo tecnico delle 12.30, né in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento del presidio per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ma si è dialogato a livello istituzionale per gestire l'ordine pubblico come in tutte le altre occasioni", spiega il Comune di Bologna in una nota, per rispondere alla notizia, pubblicata sul sito del quotidiano ‘il Resto del Carlino', dell'avvio di un'istruttoria sul presidio per Fakir convocato dal sindaco Matteo Lepore, in quanto non sarebbe stato concordato con Questura e Prefettura.
Nella sua ricostruzione dell'iter che ha portato allo svolgimento del presidio per il 42enne morto domenica scorsa, Palazzo D'Accursio scrive che "alle 20.16 di domenica il Comune ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio". Poco dopo, "il Gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della Prefettura e della Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell'iniziativa". Lunedì mattina, prosegue l'amministrazione, "si sono svolte due interlocuzioni telefoniche di approfondimento con Prefettura e Questura".
Il Comune aggiunge che "alle 12.30 si è riunito in Questura un Tavolo tecnico a cui hanno partecipato anche la Polizia locale e le altre Forze dell'ordine, finalizzato al coordinamento dei servizi di ordine e sicurezza pubblica". In quella sede "sono state fatte alcune richieste alla Polizia locale (sgombero di piazza Roosevelt dagli autoveicoli, monitoraggio dei cantieri in zone adiacenti alla piazza, messa a disposizione di tutte le pattuglie disponibili) a cui è stato dato seguito", e alle 18 "si è riunito il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica".
Palazzo D'Accursio fa poi sapere che "nel corso dei confronti la Questura ha comunicato che era a conoscenza di un distinto presidio convocato da alcune sigle dei movimenti antagonisti cittadini", precisando che, sul punto, "è stata rappresentata con chiarezza dall'inizio la distinzione tra le due iniziative: da un lato il presidio istituzionale promosso dal Comune, dall'altro la manifestazione dei collettivi".
Si è quindi "discusso delle modalità di svolgimento dell'iniziativa istituzionale, del luogo del presidio e del tono che le istituzioni avrebbero mantenuto", e "coerentemente con tale distinzione, il dispositivo di ordine pubblico è stato predisposto dalla Questura concentrando il presidio delle forze di sicurezza nell'area di piazza Roosevelt e richiedendo alla Polizia locale di rimuovere i mezzi presenti dove era previsto il possibile arrivo dei collettivi, e non presso il presidio istituzionale".
Il presidio promosso dal Comune si è quindi svolto "come un momento di raccoglimento istituzionale: è stata data la parola esclusivamente ai familiari di Fakir, che hanno più volte preso le distanze da ogni forma di violenza e respinto qualsiasi atto compiuto nel loro nome".
Piantedosi: "Odio preventivo verso la polizia, non abbiamo timore di nulla"
Sul caso di Fakir il governo ancora una volta si schiera dalla parte delle forze dell'ordine, dopo gli scontri che si sono verificati a Bologna. Prima la premier Meloni ha difeso gli agenti, dicendo che "nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine". Poi il ministro dell'Interno Piantedosi, che a Bologna è stato anche prefetto, ha scandito: "Non abbiamo timore di nulla". È la risposta a una domanda "sull'odio preventivo" verso le forze dell'ordine di cui parlano la premier Meloni e il vicepremier Salvini in relazione alla morte di Fakir. Secondo il ministro "Esiste un pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l'onere della prova quando c'è qualcosa che riguarda l'azione delle forze dell'ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità. Ma noi non abbiamo timore di nulla", dice a margine della presentazione delle nuove bodycam per gli addetti FS Security. "Tutti gli episodi che sono successi sono ampiamente documentati. Viviamo un'epoca in cui la documentazione video e fotografica è molto diffusa, di questo ne siamo contenti e quindi andiamo avanti così", aggiunge.