"Fidarsi dei 5 Stelle è stato un errore", ha detto la Cirinnà. Che ha ragione, considerando il risultato finale. Ma è fondamentale capire come si è giunti a questo punto, senza affidarsi a slogan o ad hashtag più o meno sensati.

Prima di tutto i fatti, in breve. Dopo tira e molla, rinvii, slittamenti e polemiche di ogni tipo, al Senato della Repubblica era finalmente giunto il momento del voto sul disegno di legge Cirinnà in materia di unioni civili e disciplina delle convivenze. Terminata la discussione generale sul testo e fallita la mediazione fra i gruppi parlamentari per scongiurare pratiche ostruzionistiche, la situazione era la seguente: da una parte oltre 5mila emendamenti, dall'altra l'emendamento "supercanguro" del senatore del PD Marcucci che li avrebbe disinnescati tutti. Per giorni si era andati avanti con una specie di partita a scacchi; "noi ritiriamo gli emendamenti un minuto dopo che voi avrete ritirato il canguro", urlavano dall'opposizione; "prima ritirate gli emendamenti, poi discutiamo del canguro", ribattevano dal PD. La questione era piuttosto semplice: data la sua natura "premissiva", con una eventuale approvazione del supercanguro sarebbero caduti tutti gli altri emendamenti e dunque sarebbe bastato un voto per blindare il ddl e passare al voto finale, scongiurando gli "agguati" del voto segreto e i tempi lunghi, snervanti e ricchi di insidie dell'esame degli emendamenti ai delicatissimi articoli 3 e 5.

Strategicamente, la scelta del PD di non ritirare il supercanguro era una dimostrazione di forza. Che è sembrata tanto più politicamente rilevante quando, in apertura di seduta, il senatore Centinaio ha ritirato ben 4500 dei 5000 emendamenti presentati dalla Lega Nord. Mantenere l'emendamento Marcucci, resistendo alle proteste dell'opposizione e dei centristi, era perciò indice della precisa volontà politica di chiudere la questione in tempi rapidi e passare indenni le forche caudine del voto segreto.

Il problema era che il supercanguro doveva comunque essere approvato. E il PD non ha i numeri per farlo da solo, nemmeno col supporto dei 7 senatori di Sel, di qualche senatore a vita o del Misto, dunque serviva una mano dal Movimento 5 Stelle, gruppo quasi interamente schierato per il sì senza se e senza ma al Cirinnà. A questo punto il colpo di scena, con il senatore Airola che si alzava e spiegava di "non poter costringere" il suo gruppo a votare in favore del supercanguro, poiché meccanismo antidemocratico e da sempre osteggiato dai 5 stelle (ma ci torneremo). Immediatamente dopo, Sel chiedeva il rinvio della seduta e il PD appoggiava la richiesta.

Alla ripresa, questa mattina, il capogruppo del PD Zanda ha chiesto un rinvio della discussione, una scelta tattica per capire come muoversi: se andare avanti così, facendosi bocciare il Marcucci e poi passare al voto sui singoli emendamenti, oppure riaprire un tavolo di discussione con le opposizioni.

La decisione del Movimento 5 Stelle di non votare l'emendamento Marcucci è stata duramente criticata, non solo in Aula. E ci sono pochi dubbi sul fatto che tale scelta abbia determinato l'ennesimo flop della legge al Senato. Ma liquidare così la questione non ha alcun senso, se non nel campo della propaganda politica. Perché se abbiamo avuto l'ennesima conferma dell'incredibile capacità dei 5 Stelle di sedersi dalla parte del torto anche quando hanno (in parte) ragione, allo stesso tempo è vero che le questioni di metodo sollevate hanno senso eccome.

Un sunto delle "giustificazioni" del M5S al "no supercanguro" lo fornisce Maurizio Buccarella:

  • Abbiamo supportato da più di un anno e mezzo (in Commissione Giustizia) un disegno di legge che finalmente porti l'Italia al passo con gli altri Paesi "civili" in tema di diritti delle coppie omosessuali,
  • Siamo per la libertà di coscienza sul tema specifico della possibilità di adozione del partner del genitore biologico del minore, a tutela di quest'ultimo e non è un segreto che circa il 90% del gruppo parlamentare è a favore della cd. "stepchild adoption",
  • Non abbiamo presentato neanche un emendamento al DDL,
  • L'emendamento "canguro" poteva avere una ragion d'essere a fronte di un ostruzionismo che conosciamo bene […] ma dopo il ritiro di migliaia di emendamenti fatto alle 16:30 circa oggi, è indifendibile sol che si consideri la necessità che finalmente il Parlamento, fatto in teoria dai rappresentanti dei cittadini, si misuri in trasparenza ed onestà per capire se è "arrivato il tempo", votando magari ad oltranza dal lunedì al sabato,
  • Il "canguro" è lo strumento con cui il PD, pur non ricorrendone più i presupposti dopo il ritiro degli emendamenti ostruzionistici, cerca di far fronte alle SUE divisioni interne (i cd. senatori "catto-dem"), cercando abilmente di scaricare su di noi un'eventuale responsabilità nel caso in cui il DDL non passi o sia snaturato in maniera sostanziale.

Insomma, dice Buccarella, lasciamo stare il canguro, votiamo uno a uno gli emendamenti e il M5S farà il suo dovere, senza avallare quella che ritiene essere una forzatura democratica. Tutto qui, dunque? No, affatto. Perché il discorso di Buccarella ha senso fino a un certo punto ed è fin troppo autoassolutorio.

Certo, è vero che l'Aula può tranquillamente votare su 500 emendamenti (parte dei quali potrebbe anche essere cangurata da Grasso) ed è vero che il M5S si è sempre opposto a pratiche come quella del supercanguro (a differenza di Giovanardi e soci, pronti a votare il supercanguro su Italicum per poi urlare al colpo di mano sulle unioni civili). Ma non tener conto del merito della scelta del "Marcucci" è operazione capziosa, un mero tatticismo parlamentare. Perché il supercanguro non serviva a tagliare gli emendamenti (non solo, almeno), ma a blindare il testo del ddl, disinnescando l'incubo della conta sulle singole proposte emendative. Similmente, non ha senso parlare di "taglio della discussione" senza tener conto delle 72 riunioni in Commissione, dei mesi di discussione, del tempo dedicato dal Parlamento al ddl Cirinnà. E ancora: se lo stesso M5S considera quella delle unioni civili una questione di "diritti umani", perché non scendere a un compromesso di metodo? (Qui sappiamo l'obiezione: "per non creare un precedente". Ma ecco, perché no? Perché non pensare che quando si parla di diritti individuali si possa derogare al "principio generale", e perché non mettere mai in discussione il principio generale?) Che poi la libertà di coscienza possa valere sul campo dei diritti civili e non in quello delle scelte amministrative (dove si vorrebbe far pagare chi dissente) è una assurdità su cui i grillini dovrebbero riflettere.

Sarebbe stato un favore al PD? Forse sì, e quindi? 

Anche stavolta, insomma, di fronte a una prova di maturità questo M5S ha mostrato limiti enormi e contraddizioni difficili da sanare. Scrive Francesco Costa:

Alla prima occasione in cui non si è potuto sottrarre alla responsabilità di una decisione complicata – di nuovo: una qualsiasi! – il M5S è imploso. L’alibi delle consultazioni della base, che avrebbe dovuto risolvere ogni problema, non ha impedito la creazione di un pastrocchio politicista degno, quello sì, di essere associato alla “nuova DC”; e si è risolto con il ricorso al più superficiale e vuoto dei riflessi condizionati – nel dubbio, freghiamo il PD.

E a ciò si aggiunga il modo oltremodo irritante in cui è stata gestita la vicenda dai capi politici del Movimento. Che non hanno nascosto il "movente politico" della scelta (i tweet di Di Maio ieri erano semplicemente surreali), traslando sul piano della propaganda elettorale quella che doveva essere una scelta di civiltà. Un disastro, l'ennesimo, dal punto di vista comunicativo, che ha dato forza alla lettura del "dietrofrontM5S".

Addossare la responsabilità del fallimento del M5S, allo stesso modo, è operazione puramente strumentale. E serve a coprire timidezze ed errori, incongruenze e divisioni della maggioranza, oltre che i limiti del PD, tutt'altro che lineare nella gestione dell'intera vicenda. Il pasticcio del supercanguro si sarebbe potuto evitare in decine di altri modi, sia ricorrendo a strumenti "arbitrari" (che poi la linea "decide il Parlamento" è una maniera pilatesca per non mettere la fiducia, non un "rispetto delle prerogative del Parlamento"), sia con una assunzione di responsabilità politica all'interno del gruppo PD, sia accettando un compromesso parlamentare con i moderati (linea che non ci convince, sia chiaro).

Gettare la croce addosso ai grillini, che comunque voterebbero la legge a stragrande maggioranza, è accettabile solo sul piano della propaganda elettorale. Ma ci costringerebbe a dimenticare i tanti, tanti, tanti passi falsi sul cammino del ddl Cirinnà; a dimenticare che il Presidente del Consiglio non ha mai messo la faccia sulla stepchild; a dimenticare le promesse disattese; a dimenticare i tentativi di disinnescare aspetti qualificanti della legge, anche in casa PD; a dimenticare gli errori di gestione di Zanda e colleghi, che hanno giocato al poliziotto buono / poliziotto cattivo a lungo, per poi ricattare opposizioni col Marcucci; a dimenticare che i più fieri oppositori del Cirinnà sono i partner di Governo del PD. Incolpa e dimentica, insomma. Un giochetto che non ci interessa e che non serve a nulla.