Questo palazzo in rovina serba un storia che va raccontata. Settembre 1945, dopo la guerra migliaia di ebrei arrivano nel Nord Italia dopo essere sopravvissuti nei campi di sterminio. Cercano pace, quella pace che non è solo assenza di armi ma è soprattutto un ristoro dell'animo e del corpo. Sono rumeni, polacchi, ungheresi, anche tedeschi, tanti bambini. Raffaele Cantoni è un italiano che era riuscito a scappare dal convoglio che avrebbe dovuto portarlo in un campo di concentramento e ha fondato Delasem, la Delegazione di assistenza agli emigrati ebrei, per organizzare una rete di accoglienza. Chi si salva sente sempre il bisogno di restituire la sua fortuna.

Insieme a Luigi Gorini del Cnl cerca un luogo dove ospitare circa 800 bambini che portano ancora addosso i segni del terrore. A Selvino, un piccolo paese della bergamasca, c'è un grande edificio che era stata colonia di bambini, i Balilla e le Piccole italiane. Quel casermone si chiamava "Sciesopoli" in onore del patriota milanese Amatore Sciesa. Quello che fu un monumento alla gioventù fascista improvvisamente si riempì del profumo e della voglia di rinascita di ottocento bambini che tornarono a giocare, respirare, sorridere, imparare, smettere di avere paura: vivere. Il direttore della struttura, Moshe Zeiri, deve inventarsi un nuovo metodo pedagogico per insegnare ai suoi giovani allievi la materia più importante e più difficile: la fiducia nel futuro. Organizza un giornalino, corsi di pittura, di musica e di teatro e fonda un repubblica in miniatura gestita dai giovani ospiti. Anche la democrazia andava imparata da zero.

I ragazzi abitanti di Selvino, un piccolo paese aggrappato a 1000 metri di altezza, organizzavano con gli abitanti di Sciesopoli incontri, passeggiate e partite a pallone. I bambini non si fanno domande, i bambini si accolgono senza storture, si guardano in faccia e si riconoscono uguali e nonostante la selva di lingue diverse si sono fatti comunità. Quel palazzo fu un contrappasso: dove prima risuonavano i canti del fascismo ora si ascoltavano i sorrisi e i giochi di quelli che dal fascismo si erano salvati.

È l’“aliyah”, la risalita. Nel 1948 con la nascita dello Stato di Israele i bambini di Sciesopoli se ne sono andati e il palazzo è rimasto lì, vuoto e in decadenza. Ora qualcuno vorrebbe farne un museo. E sarebbe un ricordo da tenere con cura. Una lezione, più che un ricordo.