Lo spread a 150, la manovra economica in deficit, il commissario europeo all’economia, la nuova dottrina economica europea che chiede ai Paesi di prendersi tutta la flessibilità possibile per crescere, adesso pure l’accordo con Francia e Germania per la ricollocazione dei migranti che sbarcheranno in Italia. Leggete e rileggete: l’Italia ha ottenuto tutto questo dal momento in cui Matteo Salvini ha rotto l’alleanza coi Cinque Stelle e ha chiesto elezioni e pieni poteri per raggiungere i medesimi obiettivi.

Eterogenesi dei fini al quadrato, potremmo dire. Salvini ha ottenuto quel che voleva, e che mai avrebbe ottenuto stando al governo, facendosi da parte. E Pd e Cinque Stelle hanno capito che lo spauracchio Salvini è il viatico per ottenere qualunque cosa da Bruxelles e dai mercati, ancor di più oggi che l’economia non tira più e tira aria di recessione. Ancora ieri, il quotidiano economico tedesco Handesblatt, il foglio-termometro dell’establishment tedesco, ha ribadito che la fine del governo Conte Bis sarebbe una minaccia per tutta l’Europa. In altre parole, che Matteo Salvini è davvero – o credono che sia: a noi basta questo – il most dangerous man in Europe della copertina di Time di qualche mese fa.

Lo diciamo meglio: lo spazio negoziale che il governo italiano ha a disposizione grazie a Salvini è enorme. Ogni richiamo all’austerità, ogni frontiera chiusa alla redistribuzione dei richiedenti asilo può essere rubricato alla voce “regalo a Salvini”, e per questo scientemente evitato dagli eurocrati terrorizzati dal Capitano, dalla debolezza congenita del governo Conte, dalla fragilità della maggioranza che lo sostiene, dalla debolezza della nostra economia, che ancora ieri si è vista tagliare le stime di crescita del prodotto interno lordo (+0,2% nel 2019), e ha registrato l’ennesimo calo della produzione industriale (-0.7% a luglio), con un preoccupante -14%, anno su anno, dell’industria automobilistica.

Corriamo sul filo del paradosso, ma fino a un certo punto: c’è da augurarsi, per Conte e i suoi alleati, che Salvini non abbandoni mai i suoi toni barricaderi. Che continui così, coi saluti romani in piazza e le stilettate contro Merkel e Macron, che si rappresenti al mondo come leader di una destra estremista e pericolosa, cosa che si guardano bene dal fare tutti i suoi presunti alleati europei, peraltro, da Marine Le Pen, che sta cercando in ogni modo di scrollarsi di dosso l’eredita del Front National paterno, a Viktor Orban, che è tornato a essere un docile alleato di Angela Merkel. Così come il Partito Comunista nella Prima Repubblica, si ritroverà a essere il leader di una forza del 30% che non governerà mai, tanto più con una legge elettorale proporzionale. E che sarà usata, oggi da Pd e Cinque Stelle così come ieri dalla Dc e dal Pentapartito, per negoziare la benevolenza del mondo. Chi l’avrebbe mai detto, anche solo un mese fa?