Dopo una lunga giornata di discussione al Senato sulla mozione di sfiducia al governo Conte, è lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a intervenire nell’Aula di Palazzo Madama per replicare, soprattutto alle accuse mosse dalle opposizioni. Conte ha esordito rivolgendo i suoi auguri alla senatrice a vita, Liliana Segre, che oggi compie 89 anni, rassicurandola anche sulla sua proposta di legge ribadita proprio oggi: “Questo governo si farà garante anche di un linguaggio più consono e di un clima di dialogo con la società. Dichiaro il mio personale appoggio per l’iniziativa che la senatrice Segre ha annunciato, una commissione, una sorte di osservatorio contro il linguaggio violento e aggressivo”. Conte, poi, ha replicato a Matteo Salvini, attaccando più volte il leader della Lega e il suo partito dicendo di non vedere "dignità" nella sua decisione di far cadere il governo e lo accusa di arroganza per aver dichiarato di volere "pieni poteri".

Ecco il discorso integrale di Conte al Senato:

Poco fa c’è stato l’annuncio ufficiale: la neo presidente della Commissione europea riconosce all’Italia il portafoglio più importante che c’è. Vi invito a considerare che sarà il commissario che rappresenta l’Italia intera in seno alla Commissione europea. Lo farà per cinque anni, sarà un importante presidio per l’Italia, non per la singola maggioranza di turno, ma anche – essendo un arco temporale lungo – per chi verrà dopo questo governo. Dobbiamo fare di tutto per confidare di poter realizzare le riforme che stanno tanto a cuore al nostro Paese. Io confido che anche le forze di opposizione vorranno dare il loro contributo. Vogliamo rivedere il patto di stabilità e crescita, vogliamo fare in modo che queste regole europee assecondino la crescita economica e lo sviluppo sostenibile. Vogliamo che ci siano maggiori piani d’investimenti per le tante periferie dell’Europa, vogliamo che ne benefici il nostro Sud, vogliamo che l’Europa investa più cospicuamente nel continente africano: è impensabile che investa una misura molto meno consistente della Cina in Africa.

Molti esponenti delle opposizioni indulgono sul passato. Chi è rimasto all’8 agosto, con una certa arroganza e scarse conoscenze costituzionali, ha ritenuto di scatenare una crisi di governo e di poter unilateralmente decidere di portare il Paese alle elezioni, ancora alla campagna elettorale da ministro dell’Interno. E, ancora, ha deciso sempre unilateralmente e arbitrariamente di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i poteri, ‘pieni poteri’. Se questo era lo schema e l’obiettivo è comprensibile che chiunque l’abbia ostacolato, pur nel rispetto della Costituzione, pur per senso di responsabilità e per evitare al Paese una gravissime incertezza, ecco, tutti costoro siano diventati nemici. Gli amici di ieri, gli interpreti del cambiamento, non diventano avversari, diventano nemici.

Io sono qui da stamattina in religioso silenzio e ho ascoltato tutti i vostri interventi. Potete non essere d’accordo su quello che dico, ma forse sarebbe corretto consentirmi di esprimere quello che ho da dire. Assegnare ad altri le proprie colpe è il più limpido, il più lineare percorso per rimanere deresponsabilizzati a vita, per non confrontarsi con le conseguenze delle proprie decisioni. Un modo certo per conservare la propria leadership e scacciare via gli errori politici. Errare è umano, succede spesso anche in politica, riuscire a dare gli altri le colpe dei propri errori è il modo migliore per conservare la leadership del proprio partito. Evocate spesso il concetto di dignità, un concetto molto importante, anche sul piano giuridico. È un diritto fondamentale della persona. Ma la dignità per il ruolo di un presidente del Consiglio non possono essere riconosciute solo se lavori al vostro fianco. Ero l’alfiere degli interessi nazionali fino a ieri e oggi scopro che non lo sono mai stato. La dignità mi può derivare solo dal fatto di servire da disciplina, onore, il massimo impegno il mio Paese e gli interessi degli italiani.

Poi con calma, in replica, spiegherete al Paese, visto che evocate questo concetto, cosa ci sia di dignitosi in tutti i subitanei voltafaccia che ci sono stati in poche settimane. Ma per rispetto a quest’Aula, alla funzione di questa seduta, sono qui a parlare del programma di governo e su questo punto ovviamente rimetto per più ampie considerazioni alle comunicazioni che ho consegnato. Però il dibattito odierno mi sollecita alcune precisazioni. Sono contento, perché è stato riconosciuto che questo programma rimarca molto l’importanza di investire nella scuola, nell’università, nella ricerca. Il nostro obiettivo non è tanto e solo investire di più, ma investire meglio. Nella conoscenza, perché il voto futuro dell’Italia verrà designato in base agli investimenti in questo comparto. Dobbiamo valorizzare la funzione dei docenti, che anche sul piano economico hanno di che lamentarsi, se guardiamo alla comparazione con altri Paesi.

Un obiettivo primario sarà la ricerca, far dialogare gli enti universitari e gli enti di ricerca, c’è molto da fare. Possiamo intervenire per adeguare meglio il reclutamento dei ricercatori. Ci sono delle best practice acclarate a livello internazionale da applicare anche in Italia, con l’istituzione di una agenzia nazionale per rendere maggiormente competitivo il nostro sistema. C’è un problema, però: dobbiamo avere sempre presente un aspetto, possiamo investire di più ma se i nostri giovani più qualificati andranno all’estero l’investimento si rivelerà improduttivo. Nel contempo, quindi, dobbiamo fare in modo che il nostro sistema sia attraente.

Agricoltura: è un punto di forza del nostro sistema. Dobbiamo rafforzare le punte di eccellenza. Dobbiamo interloquire con forza sulla Pac in Europa, il piano di investimenti con cui ci confronteremo negli anni a venire: non possiamo dirci soddisfatti per lo stato attuale di quel negoziato. Alcuni interventi sembrano rimarcare una non completa attenzione per il mondo produttivo: qui c’è un equivoco. Noi siamo fortemente determinati a incrementare la crescita economica del Paese. Siamo consapevoli della debolezza della domanda interna e ci sono dei settori in particolare che languono, mi riferisco alle costruzioni. Siamo molto forti nell’export, ma la congiuntura internazionale ci penalizza. Ma è questo il momento per migliorare.

Un discorso a parte ho riservato alle piccole e medie imprese, la vera forza del nostro tessuto produttivo. Se consentiamo al piccolo di crescere e rafforzarsi è ancora più bello. Chiederemo anche alle imprese e al mondo produttivo di seguire, non pretendiamo di imporre un clima di dirigismo economico, siamo per il libero mercato, ma vogliamo anche dare dei segnali di una direzione futura perché le imprese ci aiutino a disegnare una società che vogliamo.

Nella prospettiva delle riforme costituzionali a cui lavoreremo ci impegneremo a inserire nella Costituzione il principio di tutela dell’ambiente e di sviluppo sostenibile. Poi tutte le iniziative a sfondo economico riguardano la prospettiva di un incentivo del sistema produttivo. La riforma fiscale la vogliamo impostare con riguardo a un incentivo per le imprese. Vogliamo semplificare i rapporti tra imprese e amministrazioni finanziarie. Vogliamo rendere il fisco amico, delle imprese e dei cittadini. Vogliamo alleggerire la pressione fiscale. Immaginiamo un intervento sul cuneo fiscale a favore dei lavoratori.

Per quanto riguarda la riforma dell’unione bancaria, ricordo che prima del Consiglio europeo del 21 giugno 2019, io sono venuto qui in Parlamento a rappresentare quelli che erano i temi in agenda e tra quei temi c’è stato anche il completamento dell’unione bancaria e monetaria. In particolare, sono state esaminate le modifiche al nuovo trattato europeo di stabilità e ricordo che ho dato parere favorevole alla risoluzione del Parlamento che impegna il governo a procedere secondo una logica di pacchetto. Rispetto alle tre modifiche su cui si sta lavorando, si è detto che l’Italia non può concedere sul fronte del Mes senza chiudere e ottenere sugli altri fronti. Ho fatto inserire un preciso riferimento condizionante per l’applicazione dell’intero pacchetto. Come da indicazione del Parlamento l’Italia si è riservata una approvazione all’esito di tutti e tre i progetti di riforma.

Il tema degli affidi illeciti: ovviamente il governo non entra nel merito delle inchieste in corso che hanno il loro corso. Per quel che riguarda la competenza del governo, però, una misura è stata già adottata, è stata istituita una squadra speciale presso il ministero di Giustizia per la protezione di minori. Riteniamo che sia urgente un monitoraggio della legislazione vigente e un più efficace censimento degli affidi. Sicuramente questo non è un tema di maggioranza e opposizione, voglio sperare. Stiamo parlando di protezione dei nostri figli. Dobbiamo creare una banca dati nazionale per gli affidi in modo da poter incrociare i dati e rilevare eventuali anomalie già dall’incrocio dei dati. Siamo disponibili, per questo obiettivo che non ha colore politico, anche con le opposizioni a condividere proposte di ulteriori misure in questa direzione.

La senatrice Binetti mi ha sollecitato a una posizione pubblica sul suicidio mediamente assistito, con l’eventuale legalizzazione. Qui c’è come noto una ordinanza della Corte costituzionale del 2018, con un forte sospetto di incostituzionalità dell’attuale articolo. Il tema non è oggetto del programma di governo: ho ritenuto io stesso di non inserirlo perché non ritengo che sia un tema che si presti a un progetto politico, a delle linee programmatiche. Sono in gioco diritti fondamentali, innanzitutto il diritto alla vita. Ci si interroga sulla presunta esistenza di un diritto alla morte, il ruolo di un terzo qualificato, come un medico. C’è poi il principio di autodeterminazione. Si tratta di un dibattito che avvolge questioni politiche, morali, filosofiche, mi sembra improprio ridurlo a una iniziativa di governo. Mi auguro che il Parlamento trovi le occasioni per approfondire queste questioni e lo possa fare rapidamente, perché diversamente si arriverebbe a una pronuncia della Corte costituzionale. Sarebbe auspicabile trovare una ampia condivisione, io posso solo raccomandare che su questo tema sarebbe opportuno incentivare il ricorso alle cure palliative.

Un’ultima battuta sull’immigrazione. L’opposizione in alcuni interventi ha ragionato di leale opposizione. Io chiedo a tutte le forze qui rappresentate, d’ora in poi evitiamo di concentrarci ossessivamente sullo slogan porti aperti-porti chiusi. Il tema dell’immigrazione è un tema su cui abbiamo già chiarito che lavoreremo su un piano multilivello, quindi intensificheremo la cooperazione con i paesi di origine, lavoreremo con i paesi di transito, lavoreremo per contrastare i traffici illeciti, lavoreremo per contrastare l’immigrazione clandestina perché uno stato sovrano ha diritto a regolamentare l’accesso ai propri confini, lavoreremo per una più completa integrazione di chi ha diritto di stare qua, dobbiamo rafforzare il meccanismo dei rimpatri concludendo molti altri accordi. Ho accennato questo tema alla commissaria trovando grandi aperture, dobbiamo modificare il regolamento di Dublino. Sui decreti attuali, questo governo è stato molto chiaro: raccoglierà le osservazioni del presidente della Repubblica.

Ho cercato più volte di rappresentare che chi ha una minima educazione giuridica sa che ogni norma sarà interpretata in senso costituzionalmente orientato, perché il nostro sistema giuridico ha una impalcatura che sono i principi costituzionali, i trattati a cui aderiamo, ed ormai è patrimonio comune che qualsiasi norma, qualsiasi circolare sia interpretata in senso costituzionalmente conforme.