Gori pronto a sfidare Schlein e Conte alle primarie. E nel Pd c’è chi pensa a Gabrielli come federatore
L'incognita primarie continua ad agitare il Nazareno. Mentre ancora si discute se farle o no, aperte a tutti o chiuse, la fronda riformista lancia la bomba. Porta il nome dell'eurodeputato Giorgio Gori, il quale sarebbe pronto a correre contro Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nel frattempo restano in piedi altre ipotesi, come quella dell'ex capo della polizia e prefetto Franco Gabrielli. A prescindere dalle primarie, una sua candidatura come possibile federatore non dispiacerebbe ai dem (e nemmeno ai pentastellati). Prima però, andranno sciolti tutti gli altri nodi.
È a questo che punta la prossima direzione Pd, prevista per venerdì. La segretaria ascolterà le istanze dei suoi in vista dell'assemblea di fine ottobre, ma l'orientamento sembra essere uno soltanto: la linea la deciderà lei.
D'altronde lo statuto del Pd parla chiaro, ha ricordato il responsabile organizzazione Igor Taruffi. Il candidato a Palazzo Chigi non può che essere il leader del partito.
Ma l'ala riformista sembra aver già preparato la contromossa. Da quel fronte c'è chi ricorda quando, nel 2012, Pierluigi Bersani modificò le regole e lo statuto per consentire la partecipazione di più candidati, tra cui Matteo Renzi e Nichi Vendola. O ancora, quando nel 2022 Enrico Letta cambiò lo statuto per aprire il congresso ai non iscritti, consentendo così a Elly Schlein di candidarsi. Certo in quei casi si trattava di primarie di partito e non di coalizione, ma insomma, i precedenti ci sono e fanno scuola.
"Non sarà l'argomento di oggi, ma se ci fosse una candidatura riformista sarebbe una buona cosa", ha dichiarato sabato scorso Gori, durante l'assemblea dei riformisti a Prato. L'ex sindaco di Bergamo non si è sbilanciato ma figure a lui vicine confermano che intende fare sul serio.
Il gruppo capeggiato da Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Lia Quartapelle ed altri ha individuato alcune condizioni imprescindibili affinché le primarie siano possibili e con più candidati: doppio turno per allargare la platea, solo a gazebo e non online. "Le primarie sono uno strumento importante di partecipazione: più la partecipazione è alta, più l'offerta è alta e meglio è", ha dichiarato Delrio.
Per ora l'ipotesi non convince. "È una mossa azzardata. Rischiamo di sfaldarci sia davanti al centrodestra che davanti al Movimento 5 Stelle, con Conte che ne uscirebbe rafforzato", ci dice un esponente di peso del partito, in realtà più vicino alla corrente riformista che a quella schleniana.
Quanto alle tempistiche, si ragiona sul mese di gennaio, ma il timore è di arrivare troppo a ridosso del voto e avere così poco tempo per allinearsi alla nuova leadership e correre compatti.
Nel partito c'è chi ancora spera in un terzo nome che metta d'accordo tutti. Franco Gabrielli incontrerebbe il favore di molti ma a Fanpage.it l'ex direttore dell'Aisi risponde in maniera evasiva: "La questione di fondo deve essere quella di stilare un programma che raccolga le sensibilità, ovviamente, dei partiti che vorranno comporre questo schieramento, che in queste diverse sensibilità non ci siano contraddizioni, perché le contraddizioni credo che non facciano bene in primis alla coalizione, ma soprattutto al Paese. Una volta definito un programma che sia credibile, che sia concreto, che sia sottoponibile al vaglio dei cittadini, uno può anche intraprendere un percorso per scegliere quale debba essere il direttore d'orchestra, ma credo che sia veramente prioritario trovare un ordito, un programma di cui poi l'intera coalizione si può fare interprete. Non vedo soluzioni alternative".
Gabrielli non chiude ma più il tempo passa senza che il campo largo abbia raggiunto un accordo, quantomeno preliminare, sul programma, più quello spiraglio che lo vede come possibile federatore si restringe.
Così, nella confusione più totale, tornano a galla vecchi nomi, come quello di Ernesto Ruffini. L'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate ribadisce di aver dato la sua disponibilità ma anche lui fissa dei paletti. "Devono essere aperte agli elettori e a chi vuol dare un contributo, con regole e una minima piattaforma condivisa. Il centrosinistra non ha bisogno di qualcuno che tenga insieme i suoi leader. Ha bisogno di qualcosa che tenga insieme i suoi elettori".
In questo momento l'area riformista fuori dal Pd è frammentata. In campo ci sarebbe anche Vincenzo Spadafora, l'ex ministro dello Sport del governo Conte II, che con il suo progetto "Primavera" preme per un'assemblea costituente, che dovrebbe riunirsi a ottobre. Nel fine settimana Spadafora parteciperà alla Leopolda, che Matteo Renzi aprirà assieme al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.
In questo senso, ottobre potrebbe aiutare a definire meglio il quadro. Dal voto sulla legge elettorale, previsto per la prossima settimana e da cui dipende l'ipotesi di elezioni anticipate, all'assemblea nazionale dem, passando per i vari appuntamenti di partito, l'agenda è affollata. Probabilmente per la resa dei conti definitiva bisognerà ancora aspettare, ma almeno – è l'auspicio di molti – il confronto servirà a sbloccare l’impasse.