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Gli italiani in povertà assoluta sono quasi 6 milioni: è il dato più alto degli ultimi dieci anni

Secondo l’ultimo rapporto Istat sulla situazione del Paese nello scorso anno gli italiani che si sono ritrovati a vivere in condizioni di povertà sono 5,7 milioni. È il numero più alto dal 2014.
A cura di Giulia Casula
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Nel 2023 gli italiani che si sono ritrovati a vivere in condizioni di povertà sono 5,7 milioni (2,235 milioni se si considera solo le famiglie). È il numero più alto degli ultimi dieci anni, lo rileva l'Istat nel suo Rapporto annuale sulla situazione del Paese.

In particolare, dal 2014  l'incidenza della povertà assoluta nelle famiglie è salita dal 6,2 all'8,5%, mentre per gli individui è passata dal 6,9% al 9,8%. In altre parole, le persone costrette a vivere in situazioni di indigenza sono 1,6 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Cifre che risultano più elevate nel Mezzogiorno dove il tasso di incidenza è superiore al 10% sia nel Sud e che nelle Isole. A farne le spese poi sono specialmente i cittadini stranieri. Tra il 2020 e il 2022, infatti, la povertà assoluta nelle famiglie straniere residenti in Italia ha superato il 30%.

Una condizione che ha colpito anche i più giovani. Sono 1,3 milioni i minorenni in povertà assoluta, con un'incidenza del 14%. Tuttavia secondo l'Istat questi numeri sarebbero potuti essere più alti senza misure di sostegno come il reddito di cittadinanza. Senza, spiega il Rapporto, "l'incidenza di povertà assoluta familiare nel 2022 sarebbe stata superiore di 3,8 e 3,9 punti percentuali rispettivamente nel Sud e nelle Isole. Tra le famiglie in affitto, l'incidenza di povertà sarebbe stata 5 punti percentuali superiore. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, l'incidenza avrebbe raggiunto il 36,2 per cento nel 2022, 13,8 punti percentuali in più". Dopo la sua entrata in vigore nel 2019, infatti, lo strumento di inclusione sociale "ha permesso di uscire dalla povertà a 404 mila famiglie nel 2020, 484 mila nel 2021 e 451 mila nel 2022".

Migliora il lavoro ma 11,5% degli occupati rimane a rischio povertà

Nonostante i miglioramenti nei livelli di occupazione, in Italia molti lavoratori continuano a trovarsi in uno stato di vulnerabilità economica. Negli ultimi dieci anni, mentre nelle altre maggiori economie europee il potere d'acquisto delle retribuzioni lorde è cresciuto (+1,1% in Francia e +5,7% in Germania), nel nostro Paese è sceso di oltre quattro punti percentuali. La quota di occupati a rischio povertà resta infatti all'11,5%, a fronte di una media europea dell'8,5%.

A livello generazionale inoltre, si osserva un sostanziale invecchiamento della forza lavoro. La crescita dell'occupazione osservata in quest'ultimo anno è in larga parte dovuta all'aumento di 4,5 milioni di occupati che hanno più di 50 anni. Tra gli gli under 35 invece, si registra un calo di due milioni di occupati (un milione per coloro che hanno un età tra i 35 e i 49 anni).  "La situazione si è invertita alla fine degli anni 2000: la grande recessione ha penalizzato di più le giovani generazioni", si legge nel report. Anche l'aumento del lavoro a tempo indeterminato  (+9,7%) ha riguardato principalmente gli ultracinquantenni.

"L’età adulta, oggi non può più essere considerata sinonimo di stabilità e certezze acquisite. D’altro canto, però, la diffusione crescente di stili di vita sani ha aumentato gli anni di vita in salute, influenzando positivamente la qualità della vita, anche nelle età più avanzate e dimostrando che è possibile rimanere attivi per gran parte della vita. Le generazioni più giovani hanno visto migliorare molteplici dimensioni della loro vita quotidiana; di fronte alle grandi sfide del nostro tempo esprimono elevati livelli di soddisfazione per la loro vita e alti livelli di partecipazione sociale", conclude l'Istat.

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