Famiglia nel bosco, perché Salvini e Meloni hanno trasformato in eroi due fricchettoni dalle idee estreme

La seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, ha deciso di incontrare Nathan Trevallion e Catherine Birminghan, i genitori della cosiddetta Famiglia nel Bosco, le cui vicende stanno appassionando l'opinione pubblica italiana e la cui storia giudiziaria è già diventata un caso politico. Nonostante ci siano dei minori coinvolti, cosa che richiederebbe maggiore accortezza da parte di tutti gli attori in campo, a cominciare da governo e media, e nonostante non abbia in sé nulla di speciale, la Famiglia nel Bosco è diventata un terreno di scontro su cui la destra italiana ha investito moltissimo.
Anche se tutti la conosciamo, prima di procedere a spiegare perché la destra italiana ha investito così tanto nella difesa della Famiglia nel Bosco, vale la pena fare un veloce recap della vicenda. In sintesi: a settembre del 2024 la coppia e i tre figli, la maggiore di otto e una coppia di gemelli di sei anni, finiscono al pronto soccorso per un'intossicazione alimentare dopo aver mangiato dei funghi velenosi. Qui i genitori si oppongono a delle procedure piuttosto standard per i figli, come il sondino naso-gastrico. La famiglia vive al di sotto dei radar delle istituzioni e della società, parte una segnalazione di ufficio per capire in che condizioni vivano i minori e i servizi sociali prendono in carico il caso. La coppia, dopo essersi incontrata nel 2016 a Bali, ha deciso di andare a costruire il proprio progetto di vita in Italia, anche perché il nostro Paese riconosce l'istituzione parentale. La famiglia vive isolata all'interno di un casolare a Palmoli in provincia di Chieti, dove i genitori hanno scelto uno stile di vita isolato e in comunione con la natura, lontano dalla tecnologia e dalla modernità.
Le relazioni che arrivano dopo le visite degli ispettori sono allarmanti: parlano di negligenza genitoriale, "con particolare riguardo all’istruzione dei figli e alla vita di relazione degli stessi". Inoltre il casolare non avrebbe acqua corrente né rete elettrica, i minori non sono mai stati visitati da un pediatra e vivono in una condizione di sostanziale isolamento. Siamo a ottobre: la donna scappa prima che lo Stato intervenga in qualsiasi modo. Il tira e molla con le forze dell'ordine va avanti fino al 25 dicembre quando sceglie la strada della collaborazione tornando nel casolare.
A quel punto la Procura del Tribunale dei Minori dell'Aquila decide di limitare "la responsabilità genitoriale con affidamento ai servizi sociali". Ma la coppia continua a collaborare in maniera riottosa, soprattutto in materia sanitaria, così a novembre del 2025 la potestà genitoriale viene sospesa del tutto, e i minori con la madre vengono collocati in una casa famiglia. Intanto però il caso è diventato politico: il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini si scaglia contro i giudici, la stessa cosa arriva a fare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I giudici sono sotto mandato ispettivo, mentre la società si divide su cosa sia giusto o no per i tre bambini.
Il punto evidentemente non è il rispetto delle regole in sé. Pensate se invece di parlare della Famiglia nel Bosco stessimo parlando di una famiglia in un camper in un campo rom, dove i genitori non mandano a scuola i figli e si occupano in maniera secondo gli assistenti sociali insufficienti dei loro figli, vivono in condizioni sanitarie insufficienti, i bambini vivono isolati dalla società e non vengono seguiti da un pediatra. Ecco, credo che la destra brinderebbe se i figli fossero tolti a questi genitori, quanto a qualsiasi madre o padre che non riescono a rispettare pienamente i loro doveri genitoriali perché vivono in una condizione di povertà o indigenza.
Quello che è necessario mettere a fuoco è come l'investimento simbolico e politico della destra italiana nella difesa di Trevallion e Birminghan va ben oltre lo strumentale attacco alla magistratura, anche se è indubbio che questo caso di cronaca, quanto la riapertura delle indagini sul caso di Garlasco, siano stati arruolati nella campagna referendaria per il "sì". La ragione per cui la destra difende a spada tratta i genitori della Famiglia nel Bosco è perché così facendo difende l'idea che lo Stato non può mettere becco negli affari privati, che la famiglia è uno spazio inviolabile, all'interno della cui proprietà ognuno può vivere come vuole (solo se questo ovviamente non contravviene alla morale della destra).
E se per la Lega nata per difendere gli interessi di bottega della medio e piccolissima impresa, l'ostilità allo Stato impiccione non è certo una novità, si tratta di un importante cambiamento di dna per la destra postmissina, per la quale difendere una qualsiasi famiglia nel bosco fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Ma come mai Salvini e Meloni hanno finito per eleggere a eroi da difendere una coppia di fricchettoni dalle idee estreme? Per capire cosa è successo dobbiamo guardare all'infuriare delle guerre culturali.
In un contesto di lunga e prolungata crisi, nessun cittadino crede davvero che un qualsivoglia governo gli garantirà pensioni migliori, un lavoro migliore, più benessere e un futuro migliore. Così la destra invece di redistribuire ricchezza e welfare, si limita a garantire a un blocco sociale di riferimento che sta costruendo giorno dopo giorno, promettendo loro di difendere il posto che occupano nel mondo e nella scala sociale, irrigidendo le differenze di classe, di genere e l'accesso ai diritti di cittadinanza per i migranti e i loro figli. La destra dunque redistribuisce al proprio elettorato non ricchezza ma valori simbolici, che prevedono che la funzione dello Stato si limiti al ruolo "duro" di garante dell'ordine e di repressione dei soggetti pericolosi, ma che non si attivi per migliorare l'accesso a tutti alla sanità e alla scuola, che non si adoperi per "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana", come previsto dalla Costituzione.
Così la famiglia, quello che avviene al suo interno, anche i figli, vengono considerati proprietà privata da difendere dalle ingerenze e dai pericoli, e tra questi pericoli ormai la destra convertita all'individualismo più esasperato annovera anche il sistema sanitario e la scuola pubblica con la sua pedagogia. Difendendo la Famiglia nel Bosco Salvini e Meloni danno l'idea al proprio elettorato, che almeno dentro le mura domestica, i cittadini (meglio se maschi e bianchi) possono decidere ancora qualcosa, comandano ancora loro mentre il mondo fuori è un gran casino.