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backstair / Follow the money
19 Luglio 2021
20:15

“Entro domani dovete sgomberare”: così gli uffici dell’Ugl passarono alla Bestia di Salvini

Dopo la prima puntata dell’inchiesta “Follow the Money”, l’Ugl ha negato di aver ceduto gratuitamente nel 2018 una parte dei propri uffici al team social di Salvini. Ma nuovi documenti e testimonianze confermano questa versione. Altre ombre nel rapporto tra sindacato e Lega emergono dal ruolo di due personaggi: Stefano Andrini e Gianluigi Ferretti. Quest’ultimo ha organizzato una faraonica campagna di trasferte all’estero per l’Ugl. Tra queste una all’hotel Metropol a Mosca nel novembre 2018, un mese dopo il viaggio di Salvini e l’affaire Savoini.
A cura di Marco Billeci
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Immagine Follow the money: inchiesta sul caso Durigon

Un giorno, nelle prime settimane del 2018, Matteo Salvini varca il portone di via delle Botteghe Oscure 54 a Roma, dove all’epoca ha sede il sindacato Ugl. Può sembrare una normale visita di cortesia. D’altronde, solo pochi giorni prima, la Lega ha siglato un patto di collaborazione con l'Ugl. Il leader leghista, però, non va subito al terzo piano del palazzo, dove si trovano i vertici della confederazione, ma si ferma a ispezionare il primo piano, che ospita alcuni semplici uffici del sindacato. Questa strana visita acquisterà tutto un altro senso, poche settimane dopo, quando, proprio il primo piano della sede dell’Ugl diventerà informalmente il quartier generale della Lega a Roma.

Nella prima puntata dell’inchiesta “Follow the Money”, Fanpage ha raccontato come dal 2018, l’Ugl abbia messo  una parte dei propri uffici a disposizione della “Bestia”, il team social di Salvini. Il segretario ugilellino Paolo Capone ha replicato, sostenendo che quegli spazi in realtà non erano nella disponibilità del sindacato. Ma nuovi documenti e testimonianze sembrano smentire la sua versione.

"I mobili ce li lasciate?"

Piero Peretti ha militato per trent’anni in Ugl. Dal 2014 è stato segretario della federazione del credito, fino a luglio del 2018, quando è uscito dal sindacato. A Fanpage, Peretti racconta come dal 2017, la sua federazione sia stata ospitata al primo piano di via delle Botteghe Oscure, che dunque in quel momento si conferma nella piena disponibilità del sindacato. Qualcosa cambia il 14 marzo 2018, poche settimane dopo la visita di Salvini, quando avviene un altro anomalo sopralluogo.

Gli episodi dell’inchiesta

Io ero a Milano – racconta Peretti -. Un mio collaboratore mi ha avvertito via Whatsapp che era venuto due volte Durigon ha far vedere i nostri uffici a una persona”. Continua l’ex sindacalista: “I due si sono messi a contare tutte le postazioni e questo signore avrebbe anche chiesto: i mobili ce li lasciate?”. Passa ancora qualche giorno e arriva l’ordine: Durigon intima ai dipendenti del credito di liberare immediatamente gli uffici, anche le targhe vengono sbullonate. Da quel momento, il primo piano di via delle Botteghe Oscure diventa off limits per gli ugiellini e si trasforma nella tana della Bestia salviniana. “Non mi risulta che sia stato stipulato alcun contratto di affitto – dice Peretti -, anche le utenze sono rimaste in capo all’Ugl”.

Sembra quindi smentita la versione per cui nel momento in cui avviene l’insediamento dello staff di Salvini, il primo piano di via delle Botteghe Oscure non fosse nella disponibilità del sindacato. Nella sua replica a Fanpage, l’Ugl fa riferimento a un contratto di sublocazione con la “Lega per Salvini premier”. Questo accordo, però, per stessa ammissione del sindacato, parte dal 1 luglio 2019, circa un anno e mezzo dopo i fatti che raccontiamo. Non c’è invece traccia di convenzioni formali tra Ugl e Lega, che abbiano inizio dal marzo 2018. D’altronde, il contratto di affitto, che Fanpage ha potuto visionare, siglato nel 2015  tra la confederazione e la proprietà del palazzo e ancora in vigore quando la squadra social leghista si stabilisce al primo piano, all’articolo 7 vieta esplicitamente la sublocazione o la cessione del contratto.

<a href="https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/2021/07/Affitto_sede_Ugl_primo_piano_PAGINA4.jpg"><img class="size-large wp-image-1470710" src="https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/2021/07/Affitto_sede_Ugl_primo_piano_PAGINA4-576x1024.jpg" alt="" width="576" height="1024" /></a> Il contratto di affitto siglato dall’Ugl per il primo piano di via delle Botteghe Oscure
Il contratto di affitto siglato dall’Ugl per il primo piano di via delle Botteghe Oscure

I nuovi amici dell'Ugl

Pedretti aggiunge anche altri particolari inediti, utili a fare luce sul rapporto tra Lega e Ugl. Il sindacalista sostiene, che già prima dell’arrivo della Bestia, a inizio 2018, una stanza del primo piano della sede del sindacato fu data in dote ad alcune persone della Lega, che curavano la campagna elettorale (di lì a poco si sarebbe votato per le elezioni politiche e per le Regionali in Lazio). “C’era un via vai di persone che suonavano il campanello e chiedevano dove firmare per la candidatura – dice Pedretti -. C’era sostanzialmente un vero e proprio comitato elettorale della Lega, nella sede dell'Ugl, che usava anche le nostre forniture, stampanti, utenze”.

Altre sorprese aspettano il sindacalista dopo lo sfratto dal primo piano di via delle Botteghe Oscure e il trasferimento al terzo, dove la federazione del credito trova posto in un grande spazio condiviso. “Accanto a noi c’era un signore che non conoscevo, che non faceva attività sindacale, ma politico-elettorale per conto della Lega", spiega Pedretti. E continua: "Io non lo avevo mai visto in Ugl e non sapevo chi fosse, mi fu presentato come Stefano Andrini”. In gioventù vicino al movimento skinhead, Andrini fu condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione per aver preso parte, insieme a un gruppo di estremisti di destra, all’aggressione di due giovani di sinistra, nel 1989. Balza all’onore delle cronache, quando nel 2009,  l’allora sindaco di Roma Alemanno lo nomina al vertice di Ama Servizi, scatenando le polemiche. Si dimetterà un anno dopo, per il coinvolgimento nell’inchiesta Di Girolamo, di cui parleremo più avanti.

Non risulta che, quando Pedretti incrocia Andrini nelle stanze del sindacato, quest’ultimo abbia incarichi ufficiali dentro Ugl, né tantomeno nella Lega. Eppure, dice Pedretti, “mi fu presentato come uno della Lega e sembrava avesse titolo per parlare a nome del partito”. Continua il nostro testimone: “Parlava di liste, di candidature, riceveva persone, faceva telefonate di carattere organizzativo Si rapportava soprattutto con i dirigenti ugiellini che stavano entrando in Lega”. Dall’altro lato della stessa stanza dove agisce Andrini, si trova, invece un altro personaggio, che con l'ex uomo di Alemanno ha un rapporto di lunga data. Anche lui è arrivato da poco arrivato in Ugl dopo una lunga militanza nell'estrema destra: si chiama Gianluigi Ferretti e da dicembre 2017 ha il compito di curare le relazioni internazionali del sindacato.

Gianluigi Ferretti
Gianluigi Ferretti

Il ministro degli Esteri dell'Ugl

Militante del Msi fin dal 1960, Ferretti  è cresciuto politicamente con Mirko Tremaglia, storico esponente del Movimento Sociale Italiano e poi di An, ministro per gli Italiani nel Mondo del governo Berlusconi dal 2001 al 2006, padre della legge per il voto degli italiani all’Estero. Accanto a Tremaglia, Ferretti condivide le simpatie per gli ambienti neri e i rapporti con la rete delle organizzazioni dei nostri connazionali in giro per il mondo.

Nel 2006 fonda L’Italiano, un giornale dedicato alle tematiche degli italiani all’estero. Tra i fondatori de “L’Italiano”, insieme a Ferretti ci sono vari esponenti della destra più o meno radicale. Uno di loro è Stefano Andrini. In vista delle elezioni politiche del 2008, “L’Italiano” inizia a ospitare gli interventi e sostenere la campagna di un candidato del Pdl nella circoscrizione estero, anche lui con un passato nel Msi: si chiama Nicola Di Girolamo, che riesce a essere eletto. Nel 2010, però, il senatore Di Girolamo finisce sotto indagine: per correre nel collegio estero, avrebbe dichiarato una falsa residenza a Bruxelles. Secondo l’accusa, a organizzare l’inganno sarebbero stati proprio Stefano Andrini e Gian Luigi Ferretti. Le imputazioni nei confronti dei tre sono cadute in prescrizione nel 2016.

Quando si torna a votare per le politiche, nel 2013, Ferretti rompe gli indugi e si candida in prima persona con il Movimento Associativo Italiani all’Estero – di cui nel frattempo è diventato coordinatore per l’Europa – a sostegno di  Mario Monti. La presenza di un personaggio dal passato così controverso nelle liste del Maie suscita non poche polemiche, alla fine Ferretti rimane fuori dal parlamento.

Nel tempo Ferretti ha accumulato un sorprendente numero di incarichi istituzionali. Nei primi anni 2000 è segretario generale del Comitato Nazionale Italiano alla Fao, per conto del ministero dell’Agricoltura, guidato all’epoca da Alemanno. Dal 2004 poi siede nel Consiglio generale degli italiani all’estero, organo consultivo di governo e parlamento sui temi delle comunità italiane nel mondo, presieduto dal ministro degli Esteri. Al CGIE Ferretti rimane per 14 anni fino al 2018, quando lascia la posizione, solo per trasferirsi sotto un altro tetto ministeriale. Da due anni, infatti, è componente del Comitato nazionale sicurezza alimentare del ministero della Salute, in quota Ugl. Un uomo di palazzo insomma, ma anche di piazza. Ferretti, infatti, non manca mai in prima fila alle manifestazioni dell’estrema destra a Roma: dalle proteste contro lo sgombero di Casapound, alle dimostrazioni delle cosiddette mascherine tricolori.

Gianluigi Ferretti a una manifestazione di Casapound a Roma
Gianluigi Ferretti a una manifestazione di Casapound a Roma

Mosca e l'hotel Metropol

Nel 2017, come detto, l’Ugl ingaggia Ferretti come “ministro degli Esteri” del sindacato. È lui che, nell'ottobre 2018, mette in piedi, nella sede del sindacato, un incontro di fondamentale importanza per il leader della Lega Matteo Salvini, in vista delle successive elezioni europee: quello con la presidente del Rassemblement National francese Marine Le Pen, che Ferretti conosce da tempo. In quei mesi, poi, sotto la regia del nuovo responsabile per l'estero, l'Ugl organizza una fitta e costosa campagna di trasferte internazionali. Dal 2018 fino allo scoppio della pandemia Covid, Capone e i suoi hanno viaggiato e tenuto incontri ovunque in giro per il mondo: da Washington a Bruxelles, da Londra a Tirana, in Uzbekistan e in Uruguay. Meta prediletta è l’Argentina, dove i vertici dell’Ugl vanno tre volte. Non è chiaro quali vantaggi per i lavoratori abbiano portato le missioni a Buenos Aires. Di sicuro, Ferretti un risultato l’ha ottenuto per sé e per il suo giornale “L’Italiano”. Nel dicembre 2018, infatti, il direttore editoriale del giornale Marcelo Bomrad è nominato coordinatore della Lega in Argentina.

In alcuni casi, l’agenda internazionale dell’Ugl ha sorprendenti coincidenze con quella di Salvini. L’allora ministro dell’Interno visita Israele il 12 dicembre 2018? Ecco che una settimana dopo a Tel Aviv atterra anche Capone, accompagnato per l'occasione anche da Andrini.  Il Capitano il 4 maggio 2019 va a Budapest a trovare l’amico Viktor Orbán? E pochi giorni dopo nella capitale magiara arrivano Ferretti e altri vertici del sindacato. Nel febbraio 2019, è Ferretti ad accogliere a Roma una delegazione dell’autoproclamatosi presidente venezuelano Juan Guaidò, che incontra anche Salvini. Capone non si limita a replicare il faccia a faccia con gli emissari venezuelani nella capitale, ma pochi giorni dopo vola al confine tra Venezuela e Colombia, per arringare la folla che protesta contro Maduro.

Il segretario Ugl Capone in Venezuela
Il segretario Ugl Capone in Venezuela

La sovrapposizione più curiosa tra i viaggi di Salvini e quelli organizzati da Ferretti però è un'altra. Tutti conoscono la trasferta a Mosca del segretario leghista dell’ottobre 2018, finita al centro delle cronache per l’affare Savoini. Quasi nessuno sa che un mese dopo anche l’Ugl sbarca in Russia. Per fare cosa? Un appuntamento è con la commissione Lavoro del parlamento russo, per discutere i temi legati all’occupazione. E fin qui, tutto abbastanza nella norma.  Dopo, però, i vertici dell’Ugl hanno un altro incontro meno spiegabile. Capone, Ferretti e il vicesegretario Favoccia si confrontano con Alexey Chepa, vicepresidente della commissione Affari Esteri della Duma, uno dei politici più ricchi del Paese e tra le fila del partito di Putin uno dei più critici verso l’Occidente. Prima di entrare in politica, Chepa era un uomo d’affari con interessi in Africa e secondo diverse fonti un agente sotto copertura dei servizi segreti russi. Nello stesso programma di viaggio preparato da Ferretti, Chepa viene definito: "Già dirigente del Gru, il servizio segreto miliare russo […] con una vastissima rete di informatori tra addetti militari operativi all'estero, funzionari dell'Aeroflot, giornalisti dell'agenzia di stampa Itar-Tass".

La descrizione di Chepa nel programma del viaggio dell’Ugl a Mosca
La descrizione di Chepa nel programma del viaggio dell’Ugl a Mosca

Sicuramente Ferretti sa di cosa parla, perché  a Mosca è di casa. Quello del novembre 2018, infatti, non è solo uno dei diversi viaggi in Russia che ha compiuto, sia a titolo personale che per conto dell'Ugl (a uno di questi partecipa anche il solito Andrini). Nel marzo 2018 viene persino invitato dalla Commissione Elettorale Centrale della Federazione Russa come osservatore elettorale internazionale per le elezioni presidenziali russe. Un altro degli osservatori italiani chiamati per l'occasione è proprio Gianluca Savoini.

La delegazione Ugl a Mosca con Alexey Chepa
La delegazione Ugl a Mosca con Alexey Chepa

Dice l'ex vicesegretario dell'Ugl Giancarlo Favoccia, che ha partecipato alla trasferta a Mosca del novembre 2018: “Non ho capito bene cosa siamo andati a fare, di concreto non abbiamo concluso niente. Di sicuro, abbiamo cenato in ristoranti molto costosi e speso tanti soldi dell’Ugl”. La delegazione alloggia in quei giorni all’hotel Metropol, dove da listino una camera come quella occupata dai membri del sindacato costa tra i 230 e i 240 euro a notte. Per combinazione, il Metropol è proprio l’hotel dove un mese prima era avvenuto il contatto tra Savoini e gli intermediari del presunto tentativo di trasferire fondi illeciti dalla Russia alla Lega. Durante il viaggio, i sindacalisti incontrano tra gli altri anche Daria Sharova – esponente di spicco del partito Russia Unita di Putin –  e la giornalista della Tass Irina Aleksandrova. La donna è stata l’interprete di Salvini durante la missione del leader leghista al centro del Russiagate. I pm di Milano l’hanno sentita come testimone nell’ambito dell’inchiesta sul caso.

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