Emergenza casa, i Giovani Dem protestano con le tende a Roma: “Il Piano del governo è di cartone”

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Virginia Libero, Segretaria nazionale GD
Un presidio permanente a Piazza Bologna per lanciare la mobilitazione “Generazione senza casa”. La segretaria GD Virginia Libero attacca l’esecutivo: “Mentre Palazzo Chigi pensa alla legge elettorale, le persone non sanno come pagare l’affitto”.

Le tende degli studenti e dei giovani lavoratori tornano a riempire le piazze della capitale. A Piazza Bologna i Giovani Democratici hanno infatti dato il via al primo presidio simbolico della mobilitazione nazionale ribattezzata "Generazione senza casa", una protesta permanente sollevata per rompere il muro di silenzio istituzionale che circonda la crisi abitativa e il costante aumento dei canoni di locazione.

A guidare il presidio è la segretaria nazionale dei GD, Virginia Libero, che ha denunciato senza mezzi termini l'inerzia della politica sui bisogni reali delle nuove generazioni: "Queste tende rappresentano chiunque oggi non riesca a garantirsi un tetto dignitoso", ha spiegato la segretaria, evidenziando come l'agenda di Palazzo Chigi appaia del tutto sganciata dalle sofferenze economiche quotidiane: "La crisi dell'abitare è andata peggiorando anno dopo anno, mentre l'unica reale priorità dell'esecutivo Meloni sembra essere la riforma della legge elettorale".

La protesta in piazza: "Un'emergenza che paralizza il futuro"

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Jacopo Augenti, Segretario GD Roma

L'azione a Piazza Bologna si ricollega alle tante battaglie portate avanti dai collettivi e dalle organizzazioni giovanili negli ultimi mesi, a partire dalla campagna "Benvenuti nel Paese Reale". L'obiettivo di questa nuova fase di mobilitazione è trasformare l'angoscia individuale di chi cerca una stanza o non riesce a sostenere le spese mensili in una pressione politica coordinata e visibile.

Alla manifestazione di Roma si affianca anche il sostegno di altre forze dell'opposizione giovanile, tra cui +Europa e Radicali Italiani con il presidente Matteo Hallissey, a testimonianza di come l'impossibilità di accedere al mercato della casa stia diventando un nodo trasversale. Il caro affitti viene infatti additato come la causa primaria di una catena di rinunce strutturali: senza la possibilità di vivere in autonomia, un'intera generazione si trova costretta a rinviare a tempo indeterminato la costruzione di un proprio progetto di vita, l'uscita dalla famiglia d'origine e una pianificazione del futuro. Un quadro aggravato da stipendi rimasti al palo, tutele sul welfare studentesco quasi inesistenti e un mercato privato privo di regolamentazione efficace.

Il "Piano Casa di cartone" e il confronto con l'Europa

Al centro delle denunce dei manifestanti c'è la gestione delle politiche pubbliche sull'abitare firmata dal governo di centrodestra, definita da Libero come un vero e proprio "Piano Casa di cartone". Secondo i Giovani Democratici, le annunciate misure governative mancano infatti di stanziamenti finanziari concreti e finiscono per tutelare la rendita e la speculazione immobiliare anziché arginare le difficoltà delle fasce sociali più deboli.

A dieci mesi dai grandi annunci di Palazzo Chigi sulla nascita di una strategia nazionale per la casa, l'intero impianto normativo appare infatti immobile, bloccato dalle maglie della burocrazia ministeriale e da una cronica carenza di fondi dedicati. Mentre le convenzioni attuative tardano a partire, le uniche ipotesi sul tavolo della maggioranza sembrano ridursi a interventi marginali, come la revisione o lo sconto dell'aliquota per la cedolare secca. Un ritardo che appare ancora più netto se confrontato con il resto d'Europa. In Spagna, ad esempio, l'emergenza abitativa è esplosa in una vera e propria crisi di governo: dopo che lo sfratto dell'ottantasettenne Maricarmen Abascal ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese, le proteste di piazza e lo scontro parlamentare sui decreti per bloccare gli sfratti e prorogare i contratti d'affitto hanno travolto la maggioranza di Pedro Sánchez, spingendolo a convocare le elezioni anticipate. Scenario simile anche in Francia, dove la pressione sociale e il caro vita hanno costretto la politica a rimettere al centro dell'agenda la tutela degli inquilini e il blocco dei canoni.

La sfida, ora, è far sì che la voce delle tende piantate nelle piazze riesca a fare breccia nel dibattito parlamentare per pretendere un piano straordinario di edilizia residenziale e un calmiere reale sui canoni d'affitto.

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