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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
31 Luglio 2022
13:53

Elezioni, Crippa e D’Incà verso il Pd dopo l’addio al Movimento Cinque Stelle

L’ex capogruppo M5s alla Camera Davide Crippa e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà dovrebbero annunciare domani la candidatura con il centrosinistra, nelle liste del Pd.
A cura di Annalisa Cangemi
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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia

Il leader del M5s Giuseppe Conte è al lavoro sulle liste per il prossimo 25 settembre. Un'impresa non semplice, visto che non potrà contare su tanti big pentastellati che hanno già fatto due mandati. Venerdì è arrivata la decisione definitiva: nessuna deroga sarà concessa. Le conseguenze di questa scelta non tardano ad arrivare: non appena il presidente comunica il responso, dicendo che la regola aurea non sarà intaccata, confermando quindi la linea di Grillo – il Garante aveva detto che il limite di due mandati è una "luce nelle tenebre" – giunge l'annuncio di una nuova fuoriuscita. Questa volta tocca al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, e all'ex capogruppo a Montecitorio, Davide Crippa. I due domani mattina terranno una conferenza stampa alle 10, per spiegare le ragioni della rottura, insieme alla deputata Alessandra Carbonara, ormai dal Movimento.

Sia D'Incà che Crippa non sarebbero stati candidati con il M5s in questa tornata elettorale, avendo già fatto due mandati. Dal Nazareno confermano che con i due ex pentastellati c'è un'interlocuzione in corso: entrambi dovrebbero confluire nelle liste del Pd. Per il ministro dei rapporti con il Parlamento la decisione di lasciare il M5S è arrivata "la sera del 20 luglio, dopo il non voto sulla fiducia. Una giornata – spiega in un'intervista a la Repubblica – di confronto tesissimo, dove ho assistito in presa diretta alla fine del governo Draghi. Quando sono rimasto solo nella sala del governo mi sono detto che dovevo lasciare il M5S, quella giornata non poteva rappresentare me e i miei valori. Mi sono confrontato con persone di cui ho fiducia, non volevo fosse una cosa a caldo. Alla fine mi sono sentito un estraneo nel mio stesso gruppo e ho preso la decisione". Conte probabilmente non voleva arrivare alla caduta del governo: "Ci sono stati momenti convulsi, di sicuro le persone che gli stavano vicino non gli hanno fatto capire le conseguenze che ci sarebbero state".

Quanto a Di Maio "per me ha sbagliato perché in quella maniera ha portato via dal M5S una buona parte delle persone che volevano dare continuità al governo. Si sono prodotte ulteriori difficoltà al nostro interno, è mancato un equilibrio", ha detto il ministro. Riguardo al futuro, "penso occorra aiutare il Paese a non perdere il lavoro fatto, continuando ad avere una visione internazionale, di progresso e diritti civili. E per questo serve un impegno da parte delle persone. Ripeto, per non consegnare il Paese alle destre serve l'impegno di tutti, il campo è quello delle forze progressiste". L'ex grillino si dice convinto che "ci sarà una polarizzazione nel voto, tra chi credeva che Draghi dovesse andare avanti e chi ci ha portati al voto. Questo potrebbe cambiare radicalmente i sondaggi che danno per scontata la vittoria del centrodestra".

Anche Crippa conferma il dialogo con il Pd: "Sono in una fase di riflessione profonda. La scelta che mi sono visto costretto a fare pesa molto. Vediamo cosa accade nei prossimi giorni", "con il Pd, per ovvie ragioni, c'è sempre stato un dialogo costante, anche in quel famoso mercoledì in Senato", dice al Corriere della Sera.

"Il problema non è la discussione che abbiamo visto in questi giorni sul vincolo dei due mandati, soprattutto per un movimento che ha derogato a molte altre regole, ma ciò che il M5S oggi è o vuole essere, una casa che non riconosco più", aggiunge. "Sono vicino a Grillo da tempo, ho condiviso con lui ogni passo, soprattutto dallo scorso anno al momento dell'avvento di Conte come capo politico e alla riscrittura delle regole e dello Statuto del partito, tanto sofferto e dibattuto. Non mi sento tradito, semplicemente non comprendo più la strategia e le logiche che guidano certe azioni".

L'errore più grande di Conte? "Disfare il progetto del campo largo progressista e la consegna della testa di Draghi alla destra". 

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