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Opinioni
Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
24 Ottobre 2022
10:06

Le quattro bombe economiche che agitano il sonno di Giorgia Meloni e del suo governo

L’aumento dei tassi d’interesse, la recessione in arrivo e le nuove regole europee sui conti pubblici rischiano di ridurre enormemente lo spazio di manovra del nuovo governo.
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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia

Neanche il tempo di insediarsi, di ricevere la campanella dal presidente del consiglio uscente Mario Draghi e un’apertura di credito dal presidente francese Emmanuel Macron che per Giorgia Meloni e il suo governo si avvicinano le prime turbolenze. E no, non stiamo parlando di prezzo del gas e di caro bollette, che già di loro basterebbero. Parliamo, piuttosto, di una congiuntura economica che rischia di diventare una tempesta perfetta per la nostra fragile economia e per il nostro ancor più fragile bilancio pubblico.

Il primo problema arriva mercoledì prossimo, e – ci informano i retroscenisti – e stata una delle cose di cui ha parlato Draghi a Meloni. Si tratta del prossimo aumento dei tassi d’interesse deciso dalla Banca Centrale Europea per cercare di arginare l’inflazione. 75 punti base a ottobre, che seguono l’analogo aumento di settembre, cui ne seguiranno altri 50 a dicembre e altri 25 a febbraio. Se aumentano i tassi, lo ricordiamo, aumenterà anche il costo del debito pubblico italiano, col governo che dovrà pagare più cari gli interessi ai suoi prossimi debitori.

Non bastasse – seconda bomba – a marzo dovrebbe partire anche il Quantitative Tightening, che altro non è che il contrario del Quantitative Easing deciso e voluto da Mario Draghi quando era presidente della Bce. In altre parole, per quel che ci riguarda, da Francoforte ridurranno progressivamente gli acquisti di titoli di debito italiani. Tradotto: i tassi d’interesse si alzeranno ancora, lo spread pure, e comprensibilmente pure le preoccupazioni sui nostri conti pubblici.

Non bastasse ancora – terza bomba – a novembre dovrebbe entrare in vigore il nuovo patto di stabilità e crescita dell’Unione Europea, quell’insieme di regole che punta ad armonizzare le spese e l’indebitamento dei diversi Stati della zona Euro e che è stato di fatto congelato durante la pandemia. Le anticipazioni dei ben informati preconizzano che saranno messi in soffitta i famigerati parametri di Maastricht – il rapporto del 3% tra deficit e Pil, ad esempio – che non avrebbero mai dovuto essere superati, sostituiti da una più (apparentemente) tranquilla negoziazione tra governi e Commissione. Il problema, semmai, è che il ritorno del patto di stabilità significa che la ricreazione è finita, e che il debito e il deficit devono tornare a scendere, dopo anni di aumento della spesa pubblica per mitigare gli effetti devastanti della pandemia.

Il problema – quarta bomba – è che tutto questo accadrà nel pieno di una nuova recessione indotta dalla guerra e dalla crisi delle materie prime in Europa. Recessione che colpirà l’Italia nei prossimi tre trimestri almeno, stando alle previsioni delle più quotate agenzie sovranazionali, Fondo Monetario in primis.

Eccola, la tempesta perfetta: questa recessione dovrà essere affrontata in una fase di contenimento delle spese, con i prezzi alle stelle, con i tassi alle stelle e senza più l’ombrello aperto della Banca Centrale Europea. Giorgia Meloni lo sa bene, così come bene lo sapeva Mario Draghi, e sa benissimo che non è il momento di isolarsi in Europa. Ma sa anche che la tempesta economica in procinto di abbattersi sull’Italia, rischia di far finire la luna di miele col Paese molto presto, costringendola a misure molto impopolari, come il taglio reddito di cittadinanza, ma anche a mandare in soffitta progetti da campagna elettorale come la Flat Tax o come l’abolizione della Legge Fornero.

Con la maggioranza elettrica che si ritrova, insomma, forse a Giorgia Meloni conviene prepararsi a un anno complicato. Da cui non sarà per nulla semplice uscirne indenne.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro. 15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019)
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