Secondo SWG per la prima volta la Lega di Salvini avrebbe superato il Movimento 5 Stelle diventando il primo partito italiano: i grillini, da parte loro, perdono invece a favore di tutte le altre formazioni, PD incluso, con un negativo netto di 2,5 punti percentuali. Al di là dei numeri e dei sondaggi non ci vuole molto comunque a tastare il polso della situazione: sono delusi gli elettori di sinistra che hanno votato Di Maio per le politiche (o forse ancora di più per le parole) di Salvini in queste settimane, sono delusi coloro che puntavano a una politica fiscale ben diversa dalla cosiddetta flat tax (ora dual tax) di salsa leghista, sono delusi quelli che credevano che il reddito di cittadinanza fosse un punto centrale e prioritario del governo e sono delusi anche gli elettori grillini più a destra che assistono allo show di Salvini che monopolizza il dibattito e inevitabilmente lo ritengono più credibile.

Salvini insomma si sta mangiando la Lega, è il vero presidente di un governo in cui il premier Conte appare sempre di più la controfigura utile per gli incontri più istituzionali e per le inaugurazioni e si avverano i timori di chi (Grillo in testa) temeva che l'alleanza giallo-verde diventasse il trampolino di lancio del leader della Lega per monopolizzare il centrodestra italiano. La stessa vicenda del respingimento della nave Aquarius (che il Movimento 5 Stelle ha cercato di limare come pressione politica sull'Europa) ha visto il ministro Toninelli nel banale ruolo di passacarte per competenza e forse solo il rimbrotto di ieri di Di Maio (che ha dovuto ricordare al socio di governo come sia incostituzionale schedare un popolo per etnia) è un'azione che si è fatta notare.

Si potrebbe bollare tutto con uno sbrigativo "l'avevamo detto" o con un superficiale "sono fascisti come loro" ma in realtà tra i voti presi dal Movimento 5 Stelle ci sono (e continuano ad esserci) quelli di molti che non hanno nulla a che vedere con il pessimo vento che tira sull'Italia in queste ore: un'alleanza con la Lega, in queste condizioni e con questa spartizioni di ministeri, è un errore politico clamoroso e ogni giorno diventa sempre più difficile arginare una propaganda (sugli immigrati, sui negri, sui gay, sui rom, vi ricorda qualcosa?) che prosegue spedita. Mentre Di Maio si ritrova a gestire le serissime crisi aziendali su territorio nazionale (e le nemmeno troppo velate minacce delle aziende che rivendicano di potere stabilire le regole del mercato del lavoro) i leghisti si ritrovano nella posizione di poter essere battitori liberi nella vasta prateria di immigrazione e sicurezza (rivendendole, al solito, come fenomeni congiunti) parlando alla pancia del Paese. «Preoccupiamoci degli italiani che non hanno da mangiare» ha detto ieri Di Maio ai giornalisti; non sa (o fa finta di non sapere) che quelle pance da mesi sono nutrite dall'odio verso disperazioni ancora più disperate. Dal dibattito pubblico è sparito il tentativo di risoluzione sull'ILVA, è scomparsa la proposta (ottima) del Movimento 5 Stelle di rendere pubblici i bilanci di partiti e fondazioni, è passata sotto traccia la rivendicazione (giusta) di maggiori tutele per i riders nel settore food ed è diventato un casus belli lo stadio di Roma mentre molti fingono di non accorgersi dei soldi della Lega spariti per sfuggire al sequestro e la condanna in primo grado di Maroni per l'assunzione pilotata di una sua ex collaboratrice in una società di Regione Lombardia.

Tutta colpa dei giornalisti? No, per niente. Nel momento in cui si decide di lasciare le briglie sciolte a chi del populismo più becero ne ha fatto una ragione di vita come Salvini e nel momento in cui si decide di trattarlo come socio di maggioranza nonostante avesse la metà dei voti del Movimento 5 Stelle è ovvio che ne paghi lo scotto: nessuna maggioranza degli italiani ha mai scelto questo governo e insistere nel raccontarlo (dimenticando anche la sensibile differenza di voti tra i due partiti che lo guidano) non ha fatto altro che proiettare l'immagine di un Salvini incoronato.

Ora? Ora il Movimento 5 Stelle dovrebbe avere l'astuzia di raddrizzare la barra stando attenti a mantenere comunque gli equilibri minimi di coalizione. In realtà dovrebbe (o avrebbe dovuto) farlo il premier Conte che però si è già dimostrato più che debole nel ruolo di argine. Il problema è che il M5S dovrebbe riuscire a essere furbo con il più furbo del reame. E non è semplice, no.