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Direttiva Case green, raggiunto l’accordo in Ue: cosa cambia e chi dovrà ristrutturare casa

Saranno i singoli Stati a decidere quali edifici vanno ristrutturati, e quando, per risparmiare più energia: la direttiva Ue Case green, il cui testo è stato concordato oggi, fissa solo dei paletti generali. La norma è risultato di un compromesso che in Italia ha accontentato sia il centrodestra che l’opposizione.
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A cura di Luca Pons
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Dopo mesi di trattative, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo (che rappresenta i singoli Stati membri) hanno raggiunto un accordo definitivo sul testo della cosiddetta direttiva Case green. Ora entrambe le istituzioni dovranno votare un'ultima volta per rendere ufficiale l'approvazione. Si tratta della norma che darà le regole sull'efficienza energetica degli edifici, finita al centro di grandi polemiche perché – secondo il centrodestra italiano – avrebbe obbligato milioni di persone a ristrutturare la propria casa in pochi anni.

Alla fine, la decisione è stata un compromesso. Ciascuno Stato potrà decidere i propri obiettivi e la propria tabella di marcia, quali edifici ristrutturare e con quali tempistiche. Ci saranno solo alcuni obiettivi condivisi: il consumo energetico degli edifici residenziali dovrà essere ridotto del 16% entro il 2030 e del 26% entro il 2035. Questo taglio dei consumi a livello nazionale potrà essere ottenuto in qualsiasi modo, ma la maggior parte (almeno il 55%) dovrà essere il risultato della ristrutturazione degli edifici con le performance peggiori. L'obiettivo più ampio, per il 2050, è che nel complesso il patrimonio edilizio di ciascun Paese sia a emissioni zero.

Insomma, nei prossimi anni gli edifici che sono in una classe energetica più bassa dovranno con tutta probabilità fare qualche lavoro di ristrutturazione. Ma, per il momento, i dettagli sono rimandati a un piano che il governo Meloni potrà stendere per conto suo. Inoltre, entro il 2030 tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero.

È arrivata anche una decisione moderata per quanto riguarda le caldaie a gas: il divieto di venderle, così come tutte le caldaie alimentate a combustibili fossili, scatterà solo nel 2040. In una prima versione del testo, lo stop avrebbe dovuto avere il via già nel 2035. Per quanto riguarda i pannelli solari, questi andranno installati in tutti gli edifici pubblici, tutti i nuovi edifici e tutti quelli non residenziali già esistenti che fanno una ristrutturazione.

A confermare il fatto che il testo finale sia un compromesso, diversi partiti si sono detti soddisfatti. Per la Lega, l'europarlamentare Isabella Tovaglieri ha dichiarato: "La casa degli italiani è salva grazie all'impegno e alla determinazione con cui Lega e governo si sono battuti contro gli estremismi ideologici della direttiva". Tovaglieri è stata relatrice per la minoranza della proposta di direttiva: "Sono stati cancellati gli obblighi più divisivi e sono state riviste e posposte alcune scadenze. È una vittoria del buon senso e del realismo sull'ideologia". Soddisfatta anche Confedilizia, con il presidente Giorgio Spaziani Testa: "Dovremo verificare i testi, ma sembra confermato l'approccio di buon senso".

Tiziana Beghin, capogruppo del Movimento 5 stelle a Strasburgo, ha detto a sua volta che "nonostante alcuni compromessi al ribasso, è una buona notizia. Per la prima volta dall'Europa arriva una spinta all'ammodernamento degli edifici, pubblici e privati, al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni inquinanti". Beghin ha detto che per finanziare tutti i lavori che saranno necessari serve "un nuovo Recovery fund che finanzi un Superbonus europeo. Su questo lavoreremo nella prossima legislatura europea perché nessun proprietario di casa debba rimanere indietro".

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