Il Senato ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul decreto Crescita, con 158 voti favorevoli, 104 contrari e 15 astenuti. Con il voto di Palazzo Madama il decreto – così come licenziato dalla Camera – ottiene il via libera definitivo e diventa legge. A favore hanno votato Lega e Movimento 5 Stelle. Contrari, invece, Pd, Fi e Leu. Astensione per Fratelli d’Italia. Inoltre ha votato no alla fiducia, intervenendo per annunciare il suo dissenso dal resto del gruppo, Paola Nugnes del M5s. Esulta per l’approvazione del provvedimento anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che parla di “segnale di un Paese che fa sistema e rilancia l’economia”. Critiche, invece, dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “È stato approvato il decreto Anti Crescita. Un provvedimento utile solo alla propaganda. Solo pannicelli caldi, una serie di pasticci e un grande disastro chiamato Ilva che rischia di chiudere. Un ennesimo errore di questo Governo che ha fermato l'Italia”.

Cosa prevede il decreto Crescita

Il provvedimento contiene misure urgenti in tema di crescita economica e per la risoluzione di alcune situazioni di crisi. Durante la discussione alla Camera il testo ha visto l’aggiunta di 60 articoli ai 50 iniziali, trasformandolo in un decreto omnibus. Stralciata la norma per il trasferimento alle Regioni della gestione dei fondi per lo sviluppo e la coesione, contestata dalla ministra per il Sud, Barbara Lezzi. Confermato, invece, il contratto di espansione che sostituirà i contratti di solidarietà espansiva: le imprese con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani con uno scivolo di cinque anni (inizialmente ne erano previsti sette). Prevista anche una norma per salvare i fornitori di Mercatone Uno, con l’accesso al Fondo per le vittime di mancati pagamenti. Cancellato il termine del 30 giugno per la restituzione del prestito di 900 milioni concesso ad Alitalia. Addio anche all’immunità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o dell’acquirente dell’Ilva di Taranto.

Trovato anche il compromesso sul Salva-Roma, diventato un Salva-Comuni. Stanziato un finanziamento di 3 milioni per il 2019 per salvare Radio Radicale. Previsto un taglio dell’Ires dal 2023: si passa dal 20,5% al 20%. Il decreto riapre inoltre i termini per la rottamazione ter delle cartelle e per il saldo e stralcio, prolungati fino al 31 luglio. Il provvedimento istituisce anche una stretta sugli affitti brevi con l’obiettivo di contrastare l’evasione sulla tassa di soggiorno. Altra novità riguarda i piccoli esercizi che dovranno trasmettere gli scontrini in via telematica all’Agenzia delle Entrate. Sempre per quanto riguarda gli scontrini, aumenta la probabilità di vincita per chi partecipa alla lotteria dei corrispettivi – che partirà nel 2020 – pagando con bancomat o carte di credito.

C’è poi la proroga – al 30 settembre 2019 – per i versamenti legati agli Isa, i nuovi indici di affidabilità fiscale. Prevista una corsia preferenziale per erogare più rapidamente i rimborsi sotto i 50mila euro per i risparmiatori truffati dalle banche. Il decreto prevede anche un taglio da 600 milioni delle tariffe Inail, che diventerà strutturale dal 2023. Un taglio del costo del lavoro finanziato con le risorse prese dal fondo della quota 100. Altra novità sono le agevolazioni previste per i sexy shop per la promozione dell’economia locale nei piccoli comuni. C’è poi l’estensione anche a motorini, moto, tricicli e microcar elettrici e ibridi degli incentivi per la rottamazione. Per quanto riguarda le zone terremotate del Centro Italia la manutenzione delle casette compete ai Comuni e le risorse stanziate sono di 2,5 milioni di euro. La legge prevede anche un nuovo bonus, dal 2021, per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani a coloro i quali donano almeno 10mila euro in un anno alle scuole che realizzano o riqualificano laboratori e poi assumono a tempo indeterminato gli studenti di quelle scuole.