Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ribadisce che i decreti sicurezza vanno cambiati. Una promessa ripetuta più volta dal nuovo governo Conte bis, ma che ancora M5s, Pd, Iv e Leu non hanno mantenuto nei primi cinque mesi a Palazzo Chigi. La stessa Lamorgese, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, sostiene che avrebbe voluto modificarli entro il 2019, ma alla fine si è sempre deciso di rinviare. In ogni caso, il ministro dell’Interno non ha dubbi sul da farsi: “Penso che i decreti sicurezza vadano cambiati perché ci sono state delle osservazioni della presidenza della Repubblica e si dovrà necessariamente tenerne conto”.

Le modifiche ai decreti sicurezza, introdotti da Matteo Salvini, potrebbero non limitarsi alle osservazioni del capo dello Stato: “Ci sono anche altri aspetti che potremo valutare insieme anche alle forze di maggioranza per verificare l' opportunità di procedere anche ad altri mutamenti. Ci sono delle norme che possono in effetti servire, ma è un discorso complessivo che si vedrà con la maggioranza”. Tra i punti da cambiare c’è sicuramente quello relativo alle multe per le Ong che salvano migranti in mare.

I rapporti di Lamorgese con le Ong

Il ministro dell’Interno sottolinea l’importanza di avere rapporti con tutti gli interlocutori e anche con le Ong, tanto bistrattate dal suo predecessore al Viminale. “Io le ho ricevute”, sottolinea. Spiegando:”Secondo me bisogna sempre interloquire con chi ha un'attività che comunque va a sovrapporsi a quelle che sono le nostre competenze. Quando loro vanno a raccogliere in mare hanno un collegamento con noi”. Però Lamorgese vorrebbe che il codice di condotta, introdotto da Marco Minniti, potesse essere “ritenuto buono e anche migliorabile: le Ong non si possono muovere in autonomia senza un coordinamento delle autorità competenti. Ho chiesto un codice europeo”.

Il flusso, l’accoglienza e la redistribuzione dei migranti

Lamorgese parla anche del flusso di migranti e del suo aumento, che non nega ma che spiega sostenendo che dipende soprattutto dalla “situazione politica di instabilità che c’è in Libia”. Per quanto riguarda il capitolo accoglienza, il ministro sostiene che sia necessaria “una maggiore partecipazione anche da parte dei paesi europei. È pur vero che non è che l'Italia possa accogliere tutti, bisogna che ci sia una politica europea. Su questo stiamo avendo dei rapporti molto positivi con gli altri Stati”. Un aspetto che riguarda soprattutto la redistribuzione dei migranti che sbarcano in Italia: “Dopo l'accordo di Malta del settembre scorso, oggi, quando abbiamo una notizia di una nave che cerca un porto sicuro, chiamiamo la Commissione per provvedere alla redistribuzione dei migranti. Quando le navi stanno in prossimità delle acque diamo il porto già avendo un piano di ridistribuzione su tutti i Paesi europei. Comunque non abbiamo l'idea di non farli sbarcare”.