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4 Novembre 2021
11:12

Ddl Zan, perché il sottosegretario Scalfarotto sta litigando con il Palermo Pride

Il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto è nel mirino della comunità lgbt e del Coordinamento Palermo Pride, perché accusato di essere uno dei responsabili dell’affossamento del ddl Zan. A innescare le polemiche e la presentazione del libro di Francesco Lepore, evento a cui l’esponente di Iv parteciperà. Scalafarotto: “Piaccia o no al Palermo Pride, io sono parte di questa comunità, senza bisogno di autorizzazioni o di patenti da parte di chicchessia”.
A cura di Annalisa Cangemi
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L'esponente di Italia viva e il sottosegretario all'Interno Ivan Scalfarotto è in lite con il coordinamento Palermo Pride. Tutto nasce naturalmente dal clima di tensione che si registra nella comunità lgbt, dopo l‘affossamento definitivo del ddl Zan in Senato, avvenuto con scrutinio segreto la scorsa settimana. Strascichi di una sconfitta che le associazioni, e gran parte del centrosinistra, addebita proprio ai renziani.

L'innesco delle polemiche è stata la presa di posizione del Coordinamento rispetto alla presentazione del libro ‘Il delitto di Giarre. 1980: un caso insoluto e le battaglie del movimento LGBT+ in Italia', di Francesco Lepore, organizzata a Palazzo delle Aquile, a Palermo. Gli organizzatori dell'evento avevano chiesto a Luigi Carollo, uno dei portavoce del Coordinamento, di presenziare alla presentazione ma l'invito è stato rifiutato per la presenza di Scalfarotto: "Riteniamo irricevibile l'invito dell'amico Francesco Lepore a un tavolo in cui siede chi ha svenduto i nostri diritti sull'altare delle mediazioni di governo già nel 2013 – ha fatto sapere il direttivo di Coordinamento Palermo Pride, che ha fortemente criticato la presenza del sottosegretario al ministero dell'Interno -. Non tollereremo oltre lezioni sulla buona politica e sulla necessità di mediare per ottenere una legge".

La nota poi prosegue citando lo slogan del Pride che si è svolto il 30 ottobre nel capoluogo siciliano, il primo dopo la morte del ddl Zan contro l'omofobia: "Ma quali accordi? ma quale mediazione? Sui nostri corpi nessuna condizione". Quindi l'affondo su Scalfarotto: "Nel 2013 stava già smontando la legge Reale Mancino cedendo alle provocazioni dell'Udc e dell'ala cattodem del Pd. Scalfarotto oggi sostiene che sul ddl Zan era necessario mediare: ma su cosa? Sull'identità di genere e sulla scuola ovviamente. I nostri diritti sono stati svenduti sull'altare delle trattative per costruire una nuova coalizione politica di centrodestra che va da Italia viva fino alla Lega. In pieno accordo con Luigi Carollo, invitato come portavoce del Coordinamento Palermo Pride – continua la nota – non parteciperemo quindi alla presentazione del libro".

Il coordinamento Palermo Pride per oggi pomeriggio ha indetto anche una manifestazione in contemporanea con la presentazione del libro di Lepore, evento a cui parteciperanno, oltre all'ex sottosegretario Ivan Scalfarotto, anche Angela Bottari (Pd), Barbara Masini (Fi) e il sindaco Leoluca Orlando.

La replica di Scalafarotto

Il sottosegretario ha replicato con un lungo post su Facebook: "Mi giunge notizia che il coordinamento del Palermo Pride ha deciso di indire per domani pomeriggio una manifestazione di protesta contro di me davanti a Palazzo delle Aquile, dove parteciperò alla presentazione del libro di Francesco Lepore “Il delitto di Giarre”, edito da Rizzoli. Come uomo politico so bene che tutte le mie decisioni sono oggetto di scrutinio e di possibili contestazioni, naturalmente del tutto legittime. E tuttavia mi pare necessario sgombrare il campo dal sottotesto di questa manifestazione e di numerosi messaggi che ho ricevuto in questi giorni, e cioè che il fatto di essere io stesso omosessuale debba vincolarmi in qualche modo a una unicità di pensiero, o a una fedeltà obbligatoria alla linea politica del mondo associativo. Vorrei chiarire ora e per sempre che il fatto che io sia gay, insomma, non mi impedisce di pensarla diversamente dal Palermo Pride o da altre associazioni LGBT e di rivendicare con piena convinzione la fondatezza delle mie opinioni".

Secondo il membro del governo sul ddl Zan qualcuno ha voluto fare solo una battaglia di "testimonianza": "Non erano leggi perfette né la legge sul divorzio, né quella sull’aborto, né quella sulle unioni civili, ma non rinuncerei mai a nessuna di quelle leggi in nome di un “tutto o niente” che il più delle volte ti lascia col niente in mano. È la vecchia vicenda del riformismo e del massimalismo: non la risolveremo certo oggi, ma io so da che parte sto: quella di chi pensa che il contrario del compromesso non sia “né integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte”, come scrisse mirabilmente Amos Oz. Credo pertanto che la gestione del cosiddetto disegno di legge Zan sia stata frutto di un’imperdonabile incompetenza o di un incredibile cinismo. In una situazione come quella del Senato, completamente diversa quanto ai numeri rispetto a quella della Camera, essere rifuggiti da ogni compromesso ci lascia oggi senza alcuna tutela giuridica contro l’omotransfobia", ha attaccato.

"Aver assunto cocciutamente l’azzardo di una conta dall’esito che era facilissimo prevedere è stata un’operazione che – sulla pelle di chi doveva essere tutelato e non lo sarà, ora e nel prevedibile futuro – si è guadagnata il consenso tanto delle associazioni LGBT (contente loro del nulla che si è ottenuto: chi si contenta, dice il proverbio, gode) che della Conferenza Episcopale Italiana e di tutto il mondo che quella legge non voleva vedesse la luce".

"Un’ultima cosa: piaccia o no al Palermo Pride, io sono parte di questa comunità, senza bisogno di autorizzazioni o di patenti da parte di chicchessia. Parlano per me la mia vita, il mio lavoro, la trasparenza e l’orgoglio con il quale ho sempre vissuto. Parla per me, e per la mia parte politica, l’unica legge mai approvata in Italia a favore delle persone LGBT. Come a Palermo sanno, il coming out è una formidabile esperienza di libertà e di autonomia: chi lo abbia fatto sa che è una sensazione a cui è impossibile rinunciare, una volta provata. Non sarà dunque di certo una piazza, una pressione o una minaccia a farmi rinunciare alle mie idee. Sarà bene farsene tutti, oggi e per sempre, una ragione", ha concluso.

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