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Dal Pnrr tagliati 100mila posti in asili nido, governo annuncia altri 2 piani da 530 e 900 milioni

La revisione del Pnrr ha fatto saltare 100mila posti negli asili nido, ma il governo assicura che adotterà un primo Piano asili da circa 530 mln finanziandolo con risorse già previste nel dl Caivano. E poi sarà adottato un secondo Piano asili, che utilizzerà anche i circa 900 mln di risorse nazionali rimodulate da altri piani di edilizia scolastica.
A cura di Annalisa Cangemi
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Immagine di repertorio
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La revisione del Pnrr chiesta dall'Italia e approvata venerdì dalla Commissione europea, è stata rivendicata con orgoglio della premier Giorgia Meloni: "Qualcuno diceva che solamente proporre un aggiornamento era una follia. Ma la verità è che impossibile è la parola che usa sempre chi non ha coraggio e a noi invece il coraggio non manca".

Ma il nuovo Pnrr ha fatto saltare 100mila posti negli asili nido, come denunciato dalle opposizioni. Per questo il governo è corso ai ripari, e ha annunciato che sugli asili adotterà un primo Piano asili da circa 530 milioni finanziandolo con le risorse già previste nel cosiddetto dl Caivano. Fonti di governo hanno anche spiegato che successivamente sarà adottato un secondo Piano asili, che utilizzerà anche i circa 900 milioni di euro di risorse nazionali rimodulate da altri piani di edilizia scolastica che la Commissione ha ammesso a finanziamento nell'ambito del Pnrr.

Si continuerà dunque a investire in asili nido per aumentare il numero dei posti, per raggiungere, come richiesto dal Consiglio Ue nel 2021, il 45% di copertura del servizio a livello nazionale entro il 2030.

La Commissione Ue infatti, in sede di valutazione della proposta di revisione del Pnrr, ha approvato una modifica del target finale degli asili nido e delle scuole dell'infanzia da 264.480 a 150.480. Fonti di governo hanno spiegato che la rimodulazione si è resa necessaria per la crescita dei costi delle materie prime e perché la Commissione non ha ritenuto ammissibili gli interventi di messa in sicurezza, di demolizione e ricostruzione, nonché i centri polifunzionali, selezionati nel 2021-2022 dal precedente governo. Il governo, nonostante ciò, fa comunque sapere che "non sarà definanziato nessun intervento già aggiudicato".

"Questa legge di bilancio, che è senza aspirazione, senza prospettiva e senza visione, dà una botta notevole alle famiglie. Un'altra l'abbiamo vista stamattina con il taglio agli asili nido. Un colpo anche alle donne, perché senza i servizi per l'infanzia una donna non è libera e attiva sui posti di lavoro", aveva detto a Skytg24 la senatrice di Italia viva Raffaella Paita, coordinatrice nazionale del partito.

"Alla fine il Governo Meloni svela la sua natura: promette investimenti sulla natalità e come prima azione sul Pnrr taglia ben 100.000 posti per gli asili nido. Quella sui nidi è una misura che con Mario Draghi da subito avevamo voluto nel Pnrr perché è un investimento strategico far fare al Paese un balzo in avanti sul fronte educativo, per sostenere le famiglie e il lavoro delle donne. E invece l'Italia che, grazie al governo Draghi, aveva avuto la possibilità di recuperare un ritardo di anni rispetto al resto d'Europa, con Meloni torna indietro. A cosa serve aumentare di 60 euro il rimborso per l'asilo per il secondo figlio se poi i posti negli asili non ci sono e quelli che ci sono costano di più per la scarsa offerta? Una scelta irresponsabile e grave che ricade sulle famiglie, in particolare sulle donne, che subiscono l'assenza di servizi essenziali. Una scelta che mette anche in difficoltà e lascia soli i molti comuni in cui i progetti sono già stati avviati", si legge in un post su Facebook della deputata Elena Bonetti (Per).

Dello stesso tenore gli attacchi del Pd.  "Quando diciamo che una premier donna non sempre fa la differenza. Tra i tanti tagli ‘possibili' al Pnrr, 100mila posti in meno negli asili nido. Un altro colpo alle donne, al Sud (più penalizzato) e alle famiglie", aveva scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera.
"Nella revisione del Pnrr il governo taglia 100mila posti previsti per aumentare l’offerta negli asili nido. Un obiettivo che nei mesi scorsi era stato già ridimensionato, da 264.480 a 250 mila. Con questo ennesimo taglio si fa carta straccia della parte sociale del piano, si aumentano i divari invece di ridurli, impedendo di colmare i ritardi del Mezzogiorno e si tradiscono bambini e famiglie" aveva dichiarato in una nota Irene Manzi, responsabile scuola del Pd. "In un Paese dove i posti negli asili nido – rileva l’Istat – bastano solo per il 28% dei bambini, avevamo l’opportunità di superare il target europeo del 33% entro la fine del 2025, recuperando così il ritardo accumulato e lanciando l’Italia verso l’obiettivo successivo: il 45%, nel 2030″.

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