Non si ferma il calo delle nascite avviatosi a partire dal 2008: nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. A segnalarlo è l’ISTAT, con un report in cui si evidenzia come dal 2008 al 2016 le nascite siano diminuite di oltre 100mila unità. Un calo drastico che è attribuibile quasi interamente alle nascite “da coppie di genitori entrambi italiani” e che riguarda soprattutto le nascite di primi figli.

Si legge nel report pubblicato dall’istituto di rilevazione:

Questa riduzione è in parte dovuta agli effetti “strutturali” indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In particolare, sono le donne italiane ad essere sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro le generazioni più giovani sono sempre meno folte.

Si tratta di un trend che può essere facilmente contestualizzato, considerando ad esempio come il numero medio di figli per donna in Italia continui a decrescere senza soluzione di continuità con il passare degli anni: "Si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli per donna delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1976".

Analizzando ulteriormente i dati diffusi, si noterà come a diminuire siano soprattutto le nascite all’interno del matrimonio, circa 132mila in meno negli ultimi otto anni, come conseguenza del calo dei matrimoni che si è registrato fino al 2014. La crisi economica, continua poi a rivestire un ruolo di primissimo piano, come spiega ISTAT:

La recente crisi economica si è riflessa sensibilmente nella crisi della formazione delle famiglie e nel calo della natalità. La forte contrazione dei primi figli, passati dai 283.922 del 2008 ai 227.412 del 2016 (-20% i primi figli e -16% i figli di ordine successivo), interessa tutte le aree del Paese […] La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare rispetto alle generazioni precedenti, le tappe della transizione verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia.

Il report segnala come, negli ultimi anni, sia diminuito anche il contributo dei cittadini stranieri alla natalità, dal momento che, dal 2012 in poi, sono costantemente diminuiti anche i nati con almeno un genitore straniero e quelli nati da genitori entrambi stranieri.