La crisi di governo è stata formalizzata con le dimissioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Oggi il capo dello Stato, Sergio Mattarella, inizierà le consultazioni al Quirinale, partendo con i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati. Da questo pomeriggio si apriranno poi vari scenari: ma cosa succede ora? Dall’idea di un Conte-ter all’ipotesi – ritenuta al momento più improbabile – delle elezioni anticipate, le opzioni sono tantissime: andiamo a vedere quali.

La nascita del Conte ter: consultazioni e condizioni

Per la nascita di un Conte ter il presidente della Repubblica chiede condizioni certe: maggioranza vera e coesa, numeri garantiti e ampi in Parlamento e un programma condiviso. Nonostante gli ostacoli emersi, soprattutto numerici, quella del Conte ter sembra ancora l’ipotesi più probabile. Ma non scontata. “Non a tutti i costi”, dice il Pd con Marcucci parlando proprio di Conte. E anche il Movimento 5 Stelle sottolinea che Conte è il suo nome, ma solo per “adesso”. Per ora Pd, M5s e Leu dovrebbero fare il nome di Conte al Colle, mentre Italia Viva afferma che pur non avendo pregiudizi non farà il suo nome né quello di altri.

Il primo giro di consultazioni difficilmente farà emergere una maggioranza certa a sostegno di Conte. Intanto perché sembra difficile che bastino i costruttori senza l’apporto di Iv, nonostante la nascita del gruppo degli Europeisti al Senato. Alla fine del primo giro di consultazioni, Mattarella potrebbe affidare un mandato esplorativo o allo stesso Conte o anche a un esponente istituzionale, come potrebbe essere il presidente della Camera, Roberto Fico. Magari proprio con il compito di valutare se può nascere una nuova maggioranza, con numeri certi, attorno all’ipotesi di un Conte ter.

Le ipotesi del Conte ter

Un eventuale governo Conte ter potrebbe nascere anche subito, ma servirebbe il sostegno immediato di Italia Viva. Tutt’altro che certo, soprattutto nel primo giro di consultazioni. Più difficile, invece, che il Conte ter nasca solo con l’apporto dei responsabili, che al momento non sembrano venir fuori. Ne servirebbero almeno altri 7 al Senato per raggiungere la fatidica quota 161: servirebbero almeno dei pezzi di Italia Viva, Forza Italia e Udc. Forse per farli uscire allo scoperto potrebbe essere indispensabile un pre-incarico a Conte. E potrebbe anche non bastare.

L’ipotesi di un governo senza Conte

Se non ci dovesse essere convergenza sul nome di Conte, allora si entrerebbe in tutt’altro campo di ipotesi. Si potrebbe puntare su un nuovo nome, che deve essere avallato da Pd e M5s. E proprio questi due partiti sembrano gli unici a poter indicare il nome. Si fa quello di Luigi Di Maio, ipotesi complicata da percorrere per i dubbi del Pd. Più aperture i dem potrebbero avere verso Roberto Fico. Ma si fanno anche altri nomi, come quello di Stefano Patuanelli. Così come quelli provenienti dell’area del Pd: in questo caso – nonostante i dem abbiano meno voti del M5s in Parlamento – i nomi sarebbero quelli di Dario Franceschini e Lorenzo Guerini.

Un governo di unità nazionale o istituzionale

Forza Italia parla da qualche giorno di un governo di unità nazionale. C’è chi lo definisce governo di salute pubblica. Anche lo stesso Conte l’ha definito governo di salvezza nazionale. In caso di un governo di questo genere si punterebbe sul sostegno di Forza Italia, anche se il M5s dovrebbe ‘digerire’ la convivenza con Silvio Berlusconi. Sarebbe la cosiddetta maggioranza Ursula, europeista. Che si baserebbe su una serie di punti: il Recovery plan, la gestione della pandemia, il piano vaccinale, ma anche qualche riforma come quella elettorale (con un sistema proporzionale già promesso da Conte). A questa ipotesi si affianca quella del governo istituzionale, più largo e guidato da una figura tecnica, come Carlo Cottarelli o Mario Draghi. Più difficile, se non per un incarico temporaneo, che la guida venga affidata a Marta Cartabia. In questo caso la coalizione si potrebbe allargare non solo a Forza Italia, ma anche – almeno in parte – alla Lega. Sarebbe, di fatto, un esecutivo tecnico.

Le elezioni anticipate: l’ipotesi meno probabile

La richiesta del centrodestra – che verrà esplicitata anche al Colle – è quella di elezioni anticipate. Si tratta, però, dell’ipotesi meno probabile. Nessuno vuole il voto. Certamente per motivazioni legate alla pandemia e alla necessità di gestire la pandemia, il piano vaccinale e il Recovery. Ma anche per motivazioni meno nobili e più politiche: in caso di elezioni, con il taglio dei parlamentari, in molti perderebbero il loro seggio. Meglio restare in sella altri due anni, quindi, rinviando il voto. Chi non vuole le elezioni anticipate, inoltre, può puntare su un’arma non di poco conto: se si arrivasse a luglio, a quel punto non si potrebbero più sciogliere le Camere, iniziando il semestre bianco, fino all’elezione del nuovo capo dello Stato.