Covid 19
12 Novembre 2020
10:06

Covid, Gimbe: “Terapie intensive sopra la soglia di saturazione in 11 Regioni”

Secondo il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, relativo al periodo 4-10 novembre, in 11 Regioni è stata superata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto in area medica, e in altre 11 Regioni quella del 30% per le terapie intensive. Cartabellotta: “Senza un immediato cambio di rotta sui criteri di valutazione e sulle corrispondenti restrizioni, solo un lockdown totale potrà evitare il collasso definitivo degli ospedali”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, relativo al periodo 4-10 novembre, rispetto alla settimana precedente mostra una crescita dei nuovi casi (235.634 contro i 195.051 della settimana precedente), un aumento dei casi testati (872.026 vs 817.717), e un incremento del rapporto positivi/casi testati (27% vs 23,9%). "Nell’ultima settimana – spiega il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta – si conferma l’incremento di oltre il 40% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, con gli ospedali sempre più vicini alla saturazione, oltre che sul numero di decessi, che nell’ultima settimana hanno superato quota 2.900″.

Complessivamente si osserva in quasi tutte le Regioni si rileva un lieve rallentamento dell'incremento percentuale dei casi che potrebbe dipendere, spiega Gimbe, sia dall’effetto delle misure di contenimento introdotte con il dpcm di fine ottobre, sia dall'esaurirsi progressivo della capacità di testing, perché di contro i casi positivi sono aumentati ovunque.

Più precisamente crescono del 41,1% i casi attualmente positivi (590.110 vs 418.142) e, sul fronte degli ospedali, si registra un ulteriore aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (28.633 vs 21.114) e in terapia intensiva (2.971 vs 2.225); aumentano del 70% anche i decessi (2.918 vs 1.712). Questo il quadro, rispetto alla settimana precedente:

  •  Decessi: 2.918 (+70,4%)
  • Terapia intensiva: +746 (+33,5%)
  • Ricoverati con sintomi: +7.519 (+35,6%)
  • Nuovi casi: 235.634 (+31%)
  • Casi attualmente positivi: +171.968 (+41,1%)
  • Casi testati +54.309 (+6,6%)
  • Tamponi totali: +121.410 (+9,1%)

Aumento dei contagi tra gli operatori sanitari

Come già anticipato da Cartabellotta durante un'audizione in commissione Affari sociali alla Camera, un elemento preoccupante che indica l'aggravarsi della situazione sanitaria è quello del numero degli operatori sanitari contagiati: "Negli ultimi 30 giorni – ha detto il Presidente – si sono verificati 19.217 contagi, rispetto ai 1.650 dei 30 giorni precedenti. Oltre al rischio di focolai ospedalieri, in RSA e in ambienti protetti, preoccupa l’impatto sul personale sanitario, già in carenza di organico oltre che provato dalla prima ondata".

Posti letto in terapia intensiva sono sempre meno

Dal monitoraggio si evince che il numero di posti letto in ospedale cominciano a scarseggiate: in 11 Regioni è stata infatti superata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto in area medica, e in altre 11 Regioni quella del 30% per le terapie intensive.

Il problema dell'indice Rt

Il presidente della Fondazione Cartabellotta ha già rilevato le criticità tecniche dell’attuale sistema di monitoraggio della
pandemia, messo a punto dall'Iss e dal ministero della Salute, che orienta le scelte del governo. Tempi troppo lunghi, dovuti ai tempi di consolidamento dei dati e ai crescenti ritardi di notifica da parte delle Regioni, ma anche il peso eccessivo attribuito all’indice Rt. "L’attribuzione dei colori alle Regioni – ha spiegato Cartabellotta – viene effettuata utilizzando due parametri principali: lo scenario identificato dai valori dell’indice Rt e la classificazione del rischio attraverso i 21 indicatori del DM 30 aprile 2020. Tuttavia, il valore di Rt è inappropriato per informare decisioni rapide perché, oltre ad essere stimato sui contagi di 2-3 settimane fa, presenta numerosi limiti". In particolare, nel documento diffuso da Gimbe si legge che l'indice Rt:

  • viene stimato solo sui casi sintomatici, circa 1/3 dei casi totali
  • si basa sulla data inizio sintomi che molte Regioni non comunicano per il 100% dei casi, determinando
    una sottostima dell’indice
  •  è strettamente dipendente dalla qualità e tempestività dei dati inviati dalle Regioni
  •  quando i casi sono pochi, rischia di sovrastimare la diffusione del contagio

Le conclusioni di Cartabellotta

"In questa fase di drammatica crescita dei contagi, rapida saturazione degli ospedali e impennata dei decessi – conclude Cartabellotta – il sistema di monitoraggio che informa le decisioni politiche secondo il DPCM del 3 novembre 2020 non è uno strumento decisionale adeguato. È tecnicamente complesso, soggetto a numerosi “passaggi” istituzionali, risente di varie stratificazioni normative, attribuisce un ruolo preponderante all’indice Rt che presenta numerosi limiti e, soprattutto, fotografa un quadro relativo a 2-3 settimane prima. Ovvero, usando lo specchietto retrovisore, invece del ‘binocolo', si rallenta la tempestività e l’entità delle misure per contenere la curva epidemica. Senza un immediato cambio di rotta sui criteri di valutazione e sulle corrispondenti restrizioni, solo un lockdown totale potrà evitare il collasso definitivo degli ospedali e l’eccesso di mortalità, anche nei pazienti non COVID-19".

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