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Cosa ha detto Matteo Salvini sulla scorta a Roberto Saviano in Tribunale

Nuovo botta e risposta tra Salvini e Saviano sulla sulla scorta al giornalista, che il ministro aveva più volte in passato minacciato di revocare. Salvini in tribunale ieri ha dichiarato: “Se ce l’ha oggi è giusto che ce l’abbia”. Lo scrittore: “Ma allora perché prometteva ai suoi elettori di togliermi la scorra una volta al governo?”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il ministro della Lega Matteo Salvini e il giornalista Roberto Saviano si sono incontrati ieri in tribunale, a Roma, in occasione del processo per diffamazione contro l'autore di Gomorra. La vicenda giudiziaria si aprì 7 anni fa, quando Salvini lo querelò per alcuni post, pubblicati nel 2018: in uno di questi lo scrittore lo aveva definito "il ministro della mala vita", riprendendo una celebre citazione di Gaetano Salvemini.

Il leader della Lega è stato ascoltato ieri dal giudice in qualità di persona offesa nella causa, e rispondendo alle domande del difensore di Saviano, Antonio Nobile, è tornato sulla questione della scorta, che in passato, prima di arrivare al Viminale, aveva minacciato di togliere allo scrittore, sottoposto a regime di protezione, annunciandogli di fatto delle ritorsioni. In Aula ieri Salvini ha però detto: "Se è stato tecnicamente valutato che fosse necessario un servizio di protezione, vuol dire che è giusto che ce l'abbia. Non mi interessa polemizzare, se ce l'ha oggi è giusto che ce l'abbia", ha provato a tagliare corto. Il punto è che Salvini, più volte, ha espresso molto chiaramente l'intenzione di togliere la protezione a Saviano. E lo dimostrano almeno due documenti.

L'avvocato ha prima letto in tribunale un post su Facebook, datato 8 agosto 2017, scritto dal segretario della Lega, che recitava così: "Per Saviano sono razzista, ignorante, farneticante, sgrammaticato… Se andiamo al governo, dopo aver bloccato l’invasione, gli leviamo l'inutile scorta".

Quasi un anno dopo, nel giugno 2018, toni sembravano cambiati. In tv, rispondendo a una domanda di Serena Bortone, ad Agorà, proprio sull'intenzione di eliminare la scorta di Saviano, Salvini, ormai ministro del governo Conte 1, dichiarò: "È l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione". La questione però è stata tirata in ballo più volte da Salvini, durante il suo mandato al Viminale: da ministro dell'Interno ha infatti lanciato avvertimenti in modi più o meno espliciti al giornalista, in più occasioni, mettendo in dubbio l'utilità della sua scorta. Anche se concretamente non è il ministro dell'Interno a decidere personalmente di revocare o meno la protezione a un cittadino, ma un organismo tecnico, l’Ufficio centrale interforze personale, che opera di concerto con le questure e gli uffici territoriali, a decidere.

In Aula ieri Salvini ha minimizzato le minacce che aveva fatto in campagna elettorale: "Questa è una dichiarazione politica". "Nella sostanza, è corretto dire che lei metteva in relazione la critica mossa da Saviano con una rivisitazione del suo regime di protezione?", lo ha incalzato allora l'avvocato. Ma Salvini ha proseguito con la stessa versione: "È una dichiarazione politica, che non vedo cosa c'entri con "Salvini amico della ‘Ndrangheta", "mafioso" o "ministro della malavita".

Alla domanda sul perché promettesse ai suoi futuri elettori di rimuovere la scorta di Saviano, Salvini ha proseguito: "Questo è un dibattito politico". Al vicepremier è stato quindi fatto leggere in aula un secondo documento: "Il signor Saviano è preoccupatissimo per la possibilità, auspicata da me e da milioni di italiani, che gli venga tolta la scorta, di cui inutilmente gode da tempo. Coda di paglia?".

Il post, pubblicato sui social l'11 agosto 2017, continuava così: "La paura che fa Saviano alla camorra è pari a quella che fanno le minacce di Kim a Donald Trump: zero. Ciaone Saviano, fatti una vita! A spese tue". Per Salvini si trattava anche in quel caso di una "contestazione politica, gradevole o non gradevole". Il leader della Lega però non è stato in grado di chiarire ieri in aula la differenza tra politica e propaganda politica, come richiesto dall'avvocato Nobile, che gli ha posto due domande dirette: "Può spiegare sulla base di quali elementi lei riteneva che la protezione a Saviano potesse essere revocata? Perché riteneva che la ‘paura La paura che fa Saviano alla camorra è pari a quella che fanno le minacce di Kim a Donald Trump: zero'?.

Salvini si è limitato a rispondere: "Sulla base di una mia valutazione soggettiva. Ero imputato a Palermo, non a Roma…"

Il nuovo botta e risposta tra Salvini a Saviano sui social

La testimonianza di Salvini in aula, sotto giuramento, è stata pubblicata dal giornalista Roberto Saviano, che riprendendo le parole che il ministro dei Trasporti ha pronunciato in tribunale, ha commentato: "Ma allora perché prometteva ai suoi elettori di togliermi la scorra una volta al governo?"

Il ministro della Lega ieri sera aveva pubblicato un altro post, citando proprio la questione della protezione a Saviano, sottolineando che non gli è stata mai revocata: "Sono abituato a insulti, attacchi e minacce di ogni tipo, purtroppo. Ma nessuno, nemmeno il signor Saviano, può permettersi di definirmi "amico della ‘Ndrangheta", mafioso o "ministro della malavita". Anche perché noi le mafie le abbiamo combattute sul serio, con sequestri, confische e arresti, non a chiacchiere. Saviano ha sbagliato? Giusto che paghi, come i normali cittadini".

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