Cosa ha chiesto Liliana Segre sul ddl Antisemitismo, cosa dice il testo e perché il centrosinistra è spaccato

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Liliana Segre chiede ai partiti di approvare all’unanimità il ddl antisemitismo, ma il testo continua a dividere il Parlamento: M5S e Avs sono contrari, Azione e Italia Viva lo sostengono, mentre nel Pd esplode lo scontro tra Schlein e l’area riformista. Al centro della polemica c’è la definizione Ihra e il rischio, denunciato dagli oppositori, di confondere l’antisemitismo con le critiche allo Stato e al governo di Israele.

Liliana Segre ha chiesto alle forze politiche di approvare all’unanimità il disegno di legge sull’antisemitismo. Il testo divide i partiti perché secondo la sinistra parlamentare potrebbe legittimare la censura o altre misure liberticide contro chi critica lo Stato d’Israele.

Nella definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), che il disegno di legge riprende, rientra, ad esempio, “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico” o “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.

La proposta, che è già stata approvata dal Senato, porta la firma della maggioranza di destra ma è sostenuta anche da Azione, Italia Viva e dalla fazione riformista del Partito Democratico, che fa capo a Lorenzo Guerini, Graziano Delrio e altri dirigenti dell’opposizione interna. Nel breve termine, anche se c’è ancora incertezza sulla data, il ddl dovrebbe arrivare in Aula a Montecitorio; a Palazzo Madama il Pd si è astenuto, però Elly Schlein ha annunciato che alla Camera il partito voterà contro, allineandosi ad Alleanza Verdi e Sinistra Italiana e al Movimento 5 Stelle.

In realtà il Pd, come ha dichiarato la segretaria, è disponibile a votare a favore, ma a patto che nel testo vengano inserite delle garanzie a tutela della libertà di opinione e dei paletti per distinguere chiaramente l’antisemitismo e le critiche a Israele e il suo governo, soprattutto alla luce dei crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza.

Nell’appello Segre ha chiesto alla destra di aprirsi alle modifiche, che comunque considera “inessenziali”, per approvare il testo all’unanimità e mandare un segnale di unità al Paese, “nella consapevolezza che una lacerazione su un argomento così sensibile danneggerebbe l'immagine dell'Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell'odio”.

Cosa prevede il ddl contro l’antisemitismo

Il Ddl codifica in una legge la definizione di antisemitismo elaborata nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), un’organizzazione intergovernativa di cui fa parte anche l’Italia. Il governo già la riconosce, ma incorporarla in uno strumento legislativo la renderebbe giuridicamente vincolante.

Secondo l’Ihra “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”

Il testo richiama anche undici esempi, che il ddl riprende e qualifica come indicatori necessari “ai fini dell’applicazione” della normativa. Inoltre, la proposta della destra prevede una strategia nazionale contro l’antisemitismo – da aggiornare ogni tre anni – e altri interventi più incisivi; per esempio, la raccolta di dati su episodi antisemiti, la formazione per insegnanti e forze dell’ordine, il monitoraggio dell’odio online e campagne di sensibilizzazione, anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo.

Il ddl non introduce nuove sanzioni penali, come prevedevano versioni precedenti del testo ed emendamenti che circolavano nel sottobosco parlamentare. Il testo dell’Ihra specifica che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite”. Anche lo strumento legislativo contiene alcune garanzie simili, per tutelare la libertà di critica politica, di manifestazione del pensiero, di riunione e di associazione.

Il percorso del ddl, dalla proposta all’approvazione del Senato

Il percorso del ddl parte il 30 gennaio 2024 con una proposta del capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo. Il testo originario era più rigido e prevedeva anche la possibilità di impedire – bloccandole sul nascere – manifestazioni pubbliche in presenza di un rischio legato all’uso di simboli o slogan antisemiti.

Nel corso dell’iter parlamentare al ddl Romeo vengono affiancate altre sei proposte, depositate da Forza Italia, Pd, Italia Viva e Fratelli d’Italia. La Commissione Affari costituzionali ha mantenuto il testo del leghista come base, però il provvedimento arrivato in aula ha inglobato anche pezzi di altri progetti di legge. Il Senato lo approva il 4 marzo 2026 con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni: sono state espunte sia la norma sulle manifestazioni che le disposizioni più draconiane, di natura penale. Però per la sinistra restano ancora altri nodi da sciogliere.

Perché Israele è diventato il tema più contestato della legge

Gli esempi che accompagnano la definizione dell’Ihra spaziano da forme di antisemitismo tradizionale, come accusare gli ebrei di complotti o negare la Shoah, a passaggi più controversi sullo Stato d’israele.

Ad esempio, sarebbe antisemita sostenere “che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”, “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”, o “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.

L’opposizione al disegno di legge sull’antisemitismo voluto dalla destra

Oltre ad Avs e M5s, che hanno combattuto il ddl durante tutto il suo lungo ed intricato percorso parlamentare, anche Amnesty International, Anpi ed Arci hanno aderito a manifestazioni di protesta. Inoltre, il 27 settembre è stato pubblicato l’appello “da italiani e da ebrei diciamo no al ddl antisemitismo”, firmato, tra gli altri, da Anna Foa e Gad Lerner. Si aggiunge a un’altra petizione sottoscritta da oltre cento “personalità del mondo accademico italiano per il no al ddl che usa l’antisemitismo per zittire le critiche a Israele”, a dimostrazione del fatto che l’opposizione alla proposta è ampia e trasversale.

“Adottando come base la definizione Ihra”, recita il testo, che esprime sostegno alla segretaria del Pd Elly Schlein per aver annunciato voto contrario, “il ddl 1004 rende obbligatoria per legge una formulazione pericolosamente ampia e generica, in grado di lasciare una discrezionalità pressoché incontrollabile alle autorità amministrative chiamate a farla operare”.

“A quanto precede si aggiunge la circostanza che molte delle esemplificazioni della nozione in questione fissano, in modo sconcertante, come indici di antisemitismo, forme legittime di critica a Israele. Nel contesto attuale il ddl non contribuisce in nulla a una seria lotta all'antisemitismo”.

Nel Pd le divisioni interne esplodono sul ddl antisemitismo

Graziano Delrio (Pd) aveva già presentato al Senato un ddl in materia che riprendeva la definizione Ihra e i suoi indicatori; poco tempo dopo alcuni dirigenti più vicini a Schlein come Francesco Boccia  hanno depositato una proposta impostata diversamente, seppur sempre contro odio e discriminazioni. A Palazzo Madama i dem, in preda a dissidi interni, hanno ripiegato sull’astensione. Tuttavia, Delrio e altri esponenti dell’area riformista hanno infranto la disciplina di partito e votato a favore.

La frattura si è riaperta quando Schlein ha annunciato che, se il riferimento alla definizione dell’Ihra non verrà modificato, il suo partito voterà contro. Piero Fassino ha già dichiarato che non seguirà l’indicazione della segretaria, mentre Delrio, Guerini e Lia Quartapelle ne hanno contestato la linea. Emanuele Fiano ha minacciato di lasciare il partito: “È il mio orientamento”, ha detto al Corriere. “Ho ragionato e sofferto: non è un atto d’impeto”.

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