Ha inizio ufficialmente oggi la diciottesima legislatura con la prima seduta di Camera e Senato. I lavori dell’aula di Palazzo Madama inizieranno alle 10.30, quelli di Montecitorio alle 11. Il primo atto significativo per entrambi i rami del Parlamento sarà quello di eleggere i due presidenti delle assemblee. Un voto complicato, considerando che ancora non sembra esserci alcun accordo tra le parti politiche in campo e che il funzionamento delle due Camere non consente una facile elezione senza una larga maggioranza, specialmente nei primi scrutini. Ma se da una parte – al Senato – la partita si chiuderà al massimo in quatto votazioni, alla Camera le operazioni di voto potrebbero prolungarsi anche molto a lungo. Ecco come funzionano i sistemi di voto per l’elezione dei due presidenti.

L’elezione del presidente della Camera

La prima seduta è convocata per oggi alle ore 11. All’ordine del giorno della seduta ci sono i seguenti punti: la costituzione dell’ufficio provvisorio di presidenza; la costituzione della giunta delle elezioni provvisoria e la proclamazione di deputati subentranti; l'elezione del presidente che avrà luogo per scrutinio segreto. Le sedute, fino all’elezione del nuovo presidente, verranno presiedute da Roberto Giachetti, in quanto vicepresidente della scorsa legislatura eletto (nel 2013) con più voti dell’aula. Per oggi dovrebbero essere portate a termine due votazioni, una in mattinata e l’altra nel pomeriggio.

Nella prima votazione per eleggere il presidente, un candidato deve ottenere i voti dei due terzi dell’aula (cioè almeno 420). Nel secondo e terzo scrutinio è sufficiente ottenere la maggioranza dei due terzi dei presenti, conteggiando comunque anche le schede bianche. Dal quarto scrutinio in poi serve invece la maggioranza assoluta, a quota 316 voti. Nessuna forza politica, sulla base di quanto emerso dalle elezioni, si avvicina a questo numero. In caso di mancata elezione si va avanti a oltranza fino all’elezione di un presidente con la maggioranza assoluta.

I numeri alla Camera

Nelle prime due votazioni servono 420 voti per eleggere un presidente. Numeri difficili da raggiungere e che si potrebbero avere solo mettendo insieme il M5s il centrodestra (arrivano a 488). M5s e Lega ne avrebbero solo 351, M5s e Pd 339. Più facile raggiungere la maggioranza dalla quarta votazione in poi, quando tutte queste tre combinazioni sarebbero sufficienti per l’elezione. Questi sono i numeri dei deputati di ogni singola forza politica: M5s 227, Lega 124, Pd 112, Forza Italia 106 (compresi quelli di NcI-Udc), Fratelli d’Italia 31 e LeU 14.

L’elezione del presidente del Senato

Per eleggere il successore di Pietro Grasso le operazioni di voto sono meno complesse: alla quarta votazione, infatti, ci sarà un ballottaggio tra i due candidati più votati nella precedente. A presiedere oggi l’aula sarà l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in quanto senatore più anziano. A Palazzo Madama, così come a Montecitorio, i posti dei parlamentari non sono già stati assegnati, quindi ognuno si potrà sedere dove vuole. La seduta del Senato inizierà con un breve discorso di Napolitano, seguito dalla nomina della nuova senatrice a vita Liliana Segre. Poi verranno indicati sei senatori segretari, solitamente i più giovani eletti. A quel punto verrà nominata una giunta provvisoria per la verifica dei poteri che si riunirà anche per procedere alla nomina di 23 senatori subentranti, cioè chi subentra a chi è stato eletto in più collegi lasciando alcuni seggi liberi.

Nelle prime due votazioni è necessario ottenere la maggioranza assoluta dei voti dei componenti, ovvero 161. Nel terzo scrutinio invece serve la maggioranza assoluta dei presenti. Nel quarto si avrà invece un ballottaggio tra i due candidati più votati nello scrutinio precedente. Vince chi prende più voti e in caso di parità viene eletto il più anziano tra i due candidati. Il voto è segreto.

I numeri al Senato

Al Senato la maggioranza più larga per l’elezione del presidente è quella tra centrodestra e M5s: insieme arrivano a 249 seggi. Centrodestra, Pd e autonomie ne raccolgono 197. M5s e Lega 170. M5s con Pd e LeU arriverebbe a 176. Sarebbero quindi tutte maggioranze sufficienti per l’elezione già dai primi scrutini. Questi i numeri dei singoli gruppi: M5s 112 senatori, Forza Italia (con la quarta gamba) 61, Pd (e centrosinistra) 60, Lega 58, LeU 4.