A Venezia, passata la paura per l'incidente del 2 giugno, è (di nuovo) tempo di riflessioni su quello che è accaduto e su quanto valga la pena di permettere alle navi da crociera di attraversare la laguna percorrendo il canale della Giudecca. In realtà non si discute da ieri della questione, anzi. Già dopo l'incidente della Costa Concordia all'isola del Giglio nel 2012 il tema era tornato al centro dell'agenda politica di chi si occupa di Venezia. Infatti ad agosto del 2014 il Comitato interministeriale per la salvaguardia della Laguna di Venezia aveva deciso che nessuna nave che pesasse più 40mila tonnellate sarebbe più passata davanti a piazza San Marco. Poi, solo sei mesi dopo, il Tar aveva fermato tutto. Il problema principale è che Venezia è una delle mete di punta per molte crociere nel Mediterraneo, solo nel 2018 ne sono passate 594, portando una mole di turisti e di introiti alla città dal valore enorme. Il Sole 24 Ore ha stimato che, nel 2015, il giro d'affari che le grandi navi portavano a Venezia era di 283,6 milioni di euro su un totale di 436,5 milioni in tutta Italia.

Perché oggi le navi devono passare da San Marco

Per quanto sia complesso far passare navi così grandi nella laguna, il percorso che va da porto San Nicolò, la bocca di accesso più settentrionale, fino alla Marittima, attraversando il canale della Giudecca, è l'unico percorribile al momento. Infatti le navi da crociera hanno bisogno di ampi spazi sia in lunghezza che in larghezza, ma soprattutto in profondità. Dato che il fondale della laguna è molto irregolare, va dai 2 ai 22 metri di profondità, e le grandi navi possono aver bisogno anche di 10 metri di spazio sotto il livello dell'acqua, è stato necessario stabilire una rotta precisa dove il fondo è stato scavato appositamente per farle passare. Inoltre navi così grandi hanno bisogno di moli particolarmente lunghi dove attraccare e l'unico posto dove al momento sono stati costruiti è la Marittima, il porto che si trova nel centro storico.

Le proposte di percorsi alternativi per le grandi navi

Nel corso degli anni si è parlato di diverse possibili soluzioni per risolvere la questione, ma trovarne una che salvaguardi contemporaneamente gli interessi economici legati al turismo e l'ecosistema della laguna è stato impossibile. Tra le varie proposte c'è stata quella di deviare l'accesso delle grandi navi al porto di Malamocco, bocca più meridionale rispetto a San Nicolò, e di raggiungere da lì la Marittima, attraverso il canale Contorta Sant'Angelo. Questo però comporterebbe la realizzazione di un nuovo tratto da scavare appositamente per far passare le navi, che danneggerebbe l'ambiente della laguna. Poi si è parlato di raggiungere da Malamocco il porto industriale di Marghera, sulla terraferma, sfruttando il percorso già utilizzato dalle navi commerciali. Qui però sono le compagnie di crociera a remare contro, perché non vorrebbero rinunciare ad attraccare vicino alla città, oltre al fatto che servirebbero investimenti molto costosi per rendere accessibile il porto industriale.

Il punto di vista di chi non vuole le grandi navi a Venezia

Una soluzione percorribile nell'immediato c'è e c'è sempre stata: quella di non permettere più alle navi da crociera di entrare nella laguna di Venezia, una battaglia portata avanti da anni dal comitato ‘No grandi navi'. Tra i motivi per cui il movimento chiede di bandire le grandi navi da Venezia ci sono il rischio causato dagli "effetti idrodinamici provocati dal transito delle navi su un tessuto urbano antico" e quello "per la salute pubblica", con "il traffico croceristico che a Venezia costituisce la maggior fonte di inquinamento atmosferico". Poi "l'inquinamento elettromagnetico dei radar", quello marino "causato dalle pitture delle carene", ma anche quello acustico "provocato dai rumori assordanti delle navi". E ancora "il rischio incidenti", come quello che si è verificato il 2 giugno, e l'eccessivo "impatto turistico" che sta trasformando Venezia "in un parco tematico". Per il comitato nessuna delle soluzioni proposte è percorribile, perché "manterrebbero all’interno della Laguna, devastandola definitivamente, problemi quali erosione dei fondali e inquinamento". Dopo l'incidente di domenica il movimento ha annunciato una manifestazione chiedendo lo "stop immediato del transito in Laguna" e ribadendo che "nuovi scavi non sono la soluzione".