Come funziona il rimpatrio per motivi sanitari e perché Di Battista non prenderà comunque un volo di Stato

A cura di Giulia Renda
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Di Battista rimane a Cuba dopo il malore che lo ha colpito nei giorni scorsi e che lo ha portato al ricovero presso l’ospedale dell’Avana. Il governo ha messo a disposizione un volo sanitario per riportarlo in Italia, ma al momento le sue condizioni non permettono il trasferimento. Anche quando potrà farlo, però, Di Battista non avrebbe intenzione di usare il volo di Stato: a coprire le spese dovrebbe essere l’assicurazione. Sarebbero pronti a intervenire anche il M5S e il Fatto Quotidiano.

Alessandro Di Battista è ancora ricoverato a Cuba e, almeno per il momento, in Italia non può tornare. L'ex deputato del Movimento 5 Stelle era sull'isola per realizzare un reportage quando, venerdì 28 agosto, ha avuto un malore dopo aver accusato un forte mal di testa. In seguito ha perso conoscenza per alcune ore ed è stato ricoverato prima a Santa Clara e poi trasferito in ambulanza all'Avana, all'ospedale Hermanos Ameijeiras.

La situazione viene ancora descritta come seria, ma nelle ultime ore sono arrivate notizie relativamente rassicuranti. Di Battista ha ripreso conoscenza, è riuscito a parlare con i medici e ha anche avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Dai suoi profili social ha fatto sapere di voler "mettercela tutta per tornare presto".

Nel frattempo a Cuba sono arrivati anche due specialisti del Policlinico Gemelli per valutare insieme ai medici cubani le sue condizioni e capire se e quando sarà possibile riportarlo in Italia. Ma per ora Di Battista non può essere trasferito, perché un viaggio aereo sarebbe ancora troppo rischioso.

Il governo ha già messo a disposizione un aereo

L'Italia, comunque, si è già mossa. Palazzo Chigi ha fatto sapere che è disponibile un aereo sanitario per riportare Di Battista in Italia, ma che prima deve esserci il via libera dei medici.  Ed è qui che si apre una domanda che riguarda non solo Di Battista: come funzionano i voli di Stato quando un cittadino italiano si ammala gravemente all'estero? Perché non si tratta di una procedura pensata per politici, ex parlamentari o personaggi famosi. Nel solo 2026 sono già stati effettuati 57 rimpatri sanitari con voli di Stato. Erano stati 27 nel 2025 e 112 nel 2018. I costi sono sostenuti dallo Stato attraverso l'Aeronautica Militare, finanziati dal Mef.

A prescindere dal caso di Di Battista, quello dei rimpatri sanitari è un meccanismo previsto per tutti i cittadini italiani che si trovano all’estero e hanno gravi problemi di salute.

Cosa deve succedere per riportare in Italia un malato

La prima cosa da chiarire è che non basta stare male all'estero per avere automaticamente un volo di Stato. La disciplina, contenuta in una direttiva del Presidente del Consiglio del 23 settembre 2011, prevede il ricorso al trasporto aereo di Stato per ragioni sanitarie d'urgenza, nell'ambito nazionale, per cittadini italiani gravemente ammalati o traumatizzati. Il volo può essere autorizzato nei casi di imminente pericolo di vita oppure quando il paziente non può essere trasportato con altri mezzi e nel luogo in cui si trova non può ricevere un'assistenza sanitaria adeguata.

La richiesta viene avviata attraverso la rappresentanza diplomatica o consolare italiana e deve essere accompagnata dalla documentazione sanitaria relativa al paziente. Vengono quindi valutate le sue condizioni e la possibilità di trasferirlo in sicurezza, oltre alla disponibilità di una struttura sanitaria in Italia pronta ad accoglierlo. La pratica viene poi sottoposta alla Presidenza del Consiglio, che attraverso l’ufficio competente valuta la richiesta e, quando ci sono i presupposti, autorizza il volo. Poi c'è un passaggio decisivo: il cosiddetto “fit to fly”. È il certificato con cui i medici stabiliscono se il paziente è trasportabile in aereo e indicano con quali modalità e precauzioni deve essere effettuato il viaggio.
A quel punto si valuta come effettuare il viaggio. La sede consolare può facilitare i contatti con la compagnia aerea per un eventuale volo di linea. Se questo non è possibile, può fornire alla famiglia i riferimenti di società private che effettuano il servizio di aeroambulanza. La scelta del mezzo di trasporto comunque, compete all'Aeronautica militare.

Il volo di Stato rappresenta quindi una soluzione che viene valutata nell'ambito di una procedura specifica e sulla base delle condizioni del paziente. Per i rimpatri sanitari con aerei dello Stato, è previsto un iter autorizzativo che passa dalla Presidenza del Consiglio, con una verifica della situazione prima del via libera.

La polemica sul volo di Stato: perché Di Battista non lo prenderà anche se potrebbe

Il possibile utilizzo di un volo di Stato ha immediatamente aperto una discussione politica. Per anni Di Battista è stato uno dei volti più riconoscibili del Movimento 5 Stelle e, insieme al Movimento, ha costruito gran parte della propria identità politica anche sulla critica ai privilegi della classe dirigente e alla cosiddetta "casta". Ma anche qui bisogna fare attenzione a non raccontare una cosa diversa da quella che è successa.

Il M5S non ha chiesto al governo di non riportare Di Battista in Italia con un volo di Stato. Anzi, il capogruppo dei Cinque Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, ha difeso pubblicamente la possibilità del rimpatrio, sostenendo che non ci sarebbe alcun trattamento di favore e ricordando proprio il dato dei 57 rimpatri sanitari già effettuati nel 2026.  La posizione di Ricciardi, quindi, è abbastanza chiara: se un cittadino italiano si trova in una situazione clinica che rende necessario quel tipo di trasporto, il fatto che sia stato un parlamentare non cambia le regole. E c'è anche un altro elemento: secondo le ricostruzioni delle ultime ore, Di Battista non sarebbe intenzionato a utilizzare il volo di Stato, ma in questo momento la questione è quasi teorica, perché le sue condizioni non gli permettono comunque di affrontare il viaggio. Anche quando potrà farlo, però l'ex M5S non avrebbe intenzione di usare il volo di Stato, a coprire le spese dovrebbe essere l’assicurazione. Sarebbero pronti a intervenire anche il M5S e il Fatto Quotidiano.

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Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, sul suo account Facebook

I precedenti: il caso del bambino italiano a Sharm

A far capire che non si tratta di una procedura pensata per politici o personaggi famosi basta guardare a quello che sta succedendo in questi giorni con un'altra famiglia italiana. È il caso di Younes Majidi, un bambino di sei anni e mezzo, ricoverato in terapia intensiva a Sharm El Sheikh dopo un arresto cardiaco seguito a un annegamento in piscina, avvenuto il 3 agosto. La Farnesina ha seguito il caso fin dall'incidente attraverso l'Ambasciata italiana al Cairo e il Console onorario a Sharm.

Il 30 agosto è arrivato un aggiornamento importante: dopo ulteriori accertamenti e una risonanza magnetica, i medici egiziani e quelli italiani hanno stabilito che il bambino è trasportabile in aereo. A quel punto si è potuto iniziare a organizzare il rimpatrio sanitario verso l'Italia, con l'obiettivo di trasferirlo in una struttura italiana, l'Ospedale Regina Margherita di Torino, che ha dato disponibilità a prenderlo in carico. L'Ambasciata ha inoltre fatto sapere che contribuirà a coprire una parte delle spese mediche sostenute dalla famiglia a Sharm.

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