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Come è cambiato il Pnrr dopo il via libera dell’Ue alle modifiche chieste dal governo Meloni

Dopo il via libera della Commissione europea, il governo Meloni si prepara a mettere a terra le modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco come è cambiato il Pnrr e quali sono i prossimi passaggi in agenda.
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A cura di Annalisa Girardi
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Dopo il via libera della Commissione europea alle modifiche, il governo si prepara al confronto con gli enti locali e le associazioni di categoria sul Pnrr. Lo ha confermato il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, ospite della trasmissione Cinque Minuti che andrà in onda questa sera su Rai 1. "Domani iniziamo un confronto con tutte le organizzazioni di categoria e le parti sociali, definiremo assieme una modalità di utilizzo di queste risorse, già a gennaio avremo il provvedimento legislativo concordato con la Ue e le amministrazioni per iniziare a spendere", ha detto.

Per poi sottolineare che il governo si aspetta "molto dalla revisione del Pnrr", specialmente "dal punto di vista del rientro del debito" perché le modifiche "puntano a migliorare la qualità della spesa", avendo quindi un impatto sul debito. Nel Pnrr, infatti, sono compresi anche 122 miliardi non a fondo perduto, che andranno quindi restituiti. "Dobbiamo rientrare da quel debito. La rimodulazione complessiva ha visto modificare 145 obiettivi su 295 e sono state riviste tutte le rate fino alla decima".

Spostati i progetti "irrealizzabili"

Incontrando le associazione datoriali a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva illustrato le modifiche al Piano, spiegando che molte fossero volte alle infrastrutture e al sostegno del tessuto produttivo. Al tempo stesso, aveva chiarito Meloni, erano stati stralciati quei progetti considerati irrealizzabili, legati soprattutto agli enti locali. Il rischio, aveva sottolineato, era di non completare nei tempi previsti i progetti e perdere così le risorse da Bruxelles. Per questa ragione il governo aveva deciso di spostare quei progetti e finanziarli attraverso altri canali, slegati da obiettivi e tempistiche proprie del Recovery Plan.

Come cambia il Pnrr dopo le modifiche

Alcuni giorni fa, sulla pagina del Dipartimento per le politiche europee, il governo ha pubblicato un comunicato in cui si legge:

La Commissione ha espresso una valutazione positiva del piano per la ripresa e la resilienza modificato dell'Italia comprendente il capitolo dedicato a REPowerEU. Il piano ammonta ora a 194,4 miliardi di euro (122,6 miliardi di euro in prestiti e 71,8 miliardi di euro in sovvenzioni) e comprende 66 riforme, sette in più rispetto al piano originario, e 150 investimenti.

In particolare nella nota si sottolinea come nel capitolo dedicato al RePowerEu ci siano cinque nuove riforme, cinque investimenti rafforzati – basati su misure esistenti – e 12 nuovi investimenti "per rendere l'Europa indipendente dai combustibili fossi russi ben prima del 2030". Le misure, spiegano dal governo, si concentreranno sul rafforzamento delle reti di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica, sulla sicurezza energetica e sull'accelerazione della produzione di rinnovabili. Obiettivi collegati sono l'aumento dell'efficienza energetica, la transizione verde e la promozione dei trasporti sostenibili.

In totale – RePowerEu compreso – le misure nuove o comunque modificate del Pnrr sono 145: "Sono intese a rafforzare riforme fondamentali in settori quali la giustizia, gli appalti pubblici e il diritto della concorrenza".

Perché il governo ha chiesto di modificare il Pnrr

Infine, nel comunicato, il governo ha spiegato il perché delle modifiche al piano originario, parlando della complicazione del quadro economico. Da un lato si citano "circostanze oggettive che ostacolano la realizzazione di determinati investimenti come inizialmente previsto, tra cui l'elevata inflazione registrata nel 2022 e nel 2023, le perturbazioni della catena di approvvigionamento causate dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina e la disponibilità di alternative migliori per conseguire l'ambizione originaria di tali investimenti".

Dall'altro, "la revisione al rialzo, da 68,9 a 69 miliardi di euro, della dotazione massima di sovvenzioni del dispositivo per la ripresa e la resilienza attribuita al paese a seguito dell'aggiornamento, del giugno 2022, del criterio di assegnazione delle sovvenzioni del dispositivo, che riflette il proporzionale peggioramento del risultato economico dell'Italia nel 2020 e nel 2021 rispetto a quanto inizialmente previsto".

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