Il neo ministro della Salute Roberto Speranza. oltre al superamento del super-ticket, pensa a una rimodulazione del ticket sanitario, sul principio del ‘Chi ha di più, pagherà di più'. È lo stesso Speranza ad annunciarlo in un video su Facebook: "Abbiamo deciso di collegare alla Finanziaria un ddl di riordino della materia dei ticket – ha detto – che è la modalità di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Lo faremo con un criterio di progressività"

Oggi, "di fronte a un ticket sanitario non conta quanti soldi hai e non conta se sei un miliardario o una persona in difficoltà economica. Infatti, al di là delle soglie di esenzione, si paga sempre la stessa cosa. Io credo che su questo – ha affermato – si possa intervenire con un principio molto semplice: chi ha di più deve pagare di più e chi ha di meno deve pagare di meno". "Quello che ci guiderà – ha sottolineato Speranza – è e resta l'articolo 32 della Costituzione, che dice che la salute è un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività; È l'idea di un Sistema sanitario universale in cui non conta quanti soldi hai, in che Regione vivi o il colore della tua pelle, perché hai un diritto sacrosanto ad essere curato, e su questo ci impegneremo nei prossimi mesi".

Ma come funzionerà? Secondo una prima bozza del ddl, visionata dall'Ansa, il costo ticket sanitari sarà stabilito in base al costo delle prestazioni e del "reddito familiare equivalente", vale a dire del reddito prodotto dal "nucleo familiare fiscale rapportato alla numerosità del nucleo familiare", stabilendo inoltre un importo come limite massimo annuale di spesa, al raggiungimento del quale l'assistito sarà esentato dal partecipare alla spesa sanitaria.

Con la norma proposta, si legge nella bozza di ddl, "si intende garantire una maggiore equità nell'accesso dei cittadini all'assistenza sanitaria, per le prestazioni specialistiche, di diagnostica strumentale e di laboratorio, attraverso una revisione della disciplina". Quanto ai tempi, "al fine di rendere più equo il regime di compartecipazione alla spesa sanitaria per le prestazioni specialistiche e di diagnostica ambulatoriale – si legge – entro il 31 marzo 2020, con Decreto del Ministero della Salute da adottarsi di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, sono individuate le nuove quote di compartecipazione per tali prestazioni, in modo da assicurare l'invarianza di gettito totale".

L'attuale sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, "prevedendo l'importo fisso per tutti i cittadini, crea evidenti disparità di accesso al servizio sanitario nazionale in relazione alle capacità di reddito dei singoli cittadini". Al momento gli esenti sono coloro che guadagnano meno di 36mila euro l'anno – e hanno più di 65 anni e meno di 6 – e le persone con una patologia cronica o comunque grave.

Recita ancora il testo: "Nel quadro attuale le visite specialistiche e le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio sono assoggettate ad un ticket fisso pari alla tariffa della prestazione, fino al tetto massimo di 36,15 euro per ricetta, a cui si aggiungono 10 euro per ricetta (con una ricetta possono essere prescritte fino a 8 prestazioni della stessa branca specialistica, fatta eccezione per le prestazioni di fisioterapia). La tariffa è fissata dai nomenclatori regionali delle prestazioni specialistiche". Ma l'uguaglianza, si afferma nella bozza di ddl, "si realizza nel momento in cui tutti i cittadini hanno le medesime possibilità di accedere alle prestazioni erogate dal sistema sanitario nazionale. È di tutta evidenza che questo non può prescindere dalle relative condizioni economiche e reddituali". La nuova disciplina, si legge nella bozza, "dovrà garantire, comunque, un introito per il SSN equivalente a quello attualmente percepito a titolo di ticket e di quota fissa sulla ricetta".