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Come cambiano i buoni pasto nel 2026 e per chi aumentano a dieci euro: le nuove regole

Dal 1° gennaio 2026 si è alzato il tetto dei buoni pasto esentasse: non più 8 euro, ma 10 euro al giorno. Non significa che l’importo salirà in automatico, dato che questa decisione spetta comunque alle aziende. Ecco cosa cambia con le nuove regole.
A cura di Luca Pons
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Partono nuove regole che, per lavoratrici e lavoratori dipendenti, potrebbero significare due euro al giorno in più di buoni pasto: 10 euro, invece di 8. La legge di bilancio entrata in vigore il 1° gennaio 2026, infatti, alza la cosiddetta soglia di non imponibilità contributiva e fiscale.

Ovvero, i buoni pasto elettronici non saranno tassati fino a un importo di 10 euro al giorno, invece degli 8 euro in vigore fino al 2025. Attenzione però: non significa che, in automatico, tutti coloro che ricevono buoni pasto potranno spendere 10 euro.

La soglia esentasse dei buoni pasto sale a 10 euro nel 2026

Il governo Meloni è già intervenuto più di una volta sui buoni pasto. A fine 2024 aveva fissato un tetto alle commissioni entrato poi in vigore a settembre 2025. Questo era un intervento tecnico, che interessava le aziende del settore ma non aveva particolari ricadute (almeno non dirette) su lavoratrici e lavoratori.

Nel corso dello scorso anno, però, dalle imprese è arrivata una richiesta più ambiziosa: alzare l'esenzione fiscale dei ticket elettronici. Aumentarlo, appunto, da 8 a 10 euro. E così è stato, con la manovra 2026.

La norma fa sì che i buoni pasto, se valgono fino a 10 euro al giorno (invece di 8), non sono considerati parte del reddito imponibile dei dipendenti. Questo significa che non sono tassati. Ci guadagnano le imprese e, ovviamente, anche lavoratrici e lavoratori.

Basta pensare che in un anno, in media, ci sono circa 23o giorni lavorativi. Per ciascuno di questi, un dipendente può ottenere due euro netti in più. Si parla, quindi, di circa 450 euro in più all'anno.

Chi può approfittare dei nuovi buoni pasto da 10 euro

Va fatta subito una distinzione: la soglia si è alzata solamente per i buoni pasto elettronici. Per quelli cartacei, invece, è molto più bassa e non cambia: 4 euro al giorno. Uno dei motivi principali per cui lo Stato punta sui ticket elettronici è che sono più facili da rintracciare, a livello fiscale. Dunque, chi riceve buoni pasto cartacei non vedrà alcuna novità nel 2026.

Ma la questione da tenere a mente è anche più generale. L'intervento del governo alza la soglia esentasse dei buoni pasto, ma questo non significa che tutte le aziende inizieranno immediatamente a emettere dei ticket del valore di 10 euro. Non è previsto nessun obbligo, da questo punto di vista. La decisione resterà della singola impresa.

La platea potenzialmente interessata, secondo Anseb (l'associazione delle società che emettono i ticket) è parecchio ampia: fino a 3,5 milioni di dipendenti, di cui 700mila nel pubblico e gli altri nel privato. Tuttavia, saranno le valutazioni delle aziende a contare.

Si può immaginare, per esempio, che un'impresa possa essere interessata ad alzare l'importo dei buoni pasto per diventare più attraente nei confronti dei lavoratori. Specialmente nei settori dove c'è più competizione per attirare dipendenti di livello, due euro al giorno in più nei buoni pasto possono fare la differenza. Ma per sapere esattamente chi potrà beneficiare della novità e chi no bisognerà aspettare di vedere quante aziende si muovono in questa direzione.

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