Ci sono 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, oltre un milione di minorenni: il nuovo rapporto Istat
I numeri della povertà, in Italia, sono quasi identici da anni. La percentuale di famiglie che vivono in povertà assoluta, nel 2025, era l'8% del totale. Significa 2,1 milioni di famiglie, o 5,4 milioni di individui, il 9,3% della popolazione. La povertà relativa, che indica quelle famiglie che si trovano sopra la soglia di povertà ma comunque in forti difficoltà economiche, riguarda il 14,8% degli abitanti in Italia, quasi 8,7 milioni di persone.
A riportare i dati è l'Istat, nel suo nuovo rapporto, in cui segnala che i dati sono stabili. È il ritratto di un Paese che nel 2019 aveva registrato per la prima volta da tempo un calo della povertà, ma dopo la pandemia non è ancora riuscito a ritornare a quei livelli. Dal 2020 in poi, nessun governo è riuscito a ridurre in modo stabile e significativo la quantità di persone che vivono sotto la soglia di povertà, o che vi sono pericolosamente vicine.
La povertà colpisce di più gli stranieri e al Sud
Il dato sulla povertà assoluta è più leggero tra le famiglie composte solamente da italiani: ‘solo' il 5,9% sono povere, contro il 26,7% di quelle con almeno una persona straniera e addirittura il 29,4% di quelle composte solamente da stranieri. Quest'ultimo dato, se non altro, è in calo rispetto al 35,2% dello scorso anno (grazie soprattutto a un miglioramento nel Nord Italia), anche se non sposta la media nazionale.
A livello territoriale, l'incidenza della povertà è più forte nel Mezzogiorno. Coinvolge il 9,6% delle famiglie. Nel Nord-Ovest invece il dato cala al 7,7%, già sotto la media nazionale, ed è ancora più basso nel Nord-Est (7,4%) e al Centro, che mostra numeri nettamente minori (6,3% delle famiglie).
Un'altra notizia positiva, per quanto non in grado di abbassare il dato complessivo: migliora la situazione nei Comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti, dove il tasso di povertà scende al 7,4% mentre lo scorso anno era all'8,9%. In questo caso, il miglioramento è spinto soprattutto da Centro, Sud e Isole. Invece nel Nord si abbassa l'incidenza della povertà assoluta nei Comuni che sono centro di area metropolitana (dall'8,2% al 5%) ma al Centro succede il contrario (dal 4,1% all'8,3%).
Oltre al numero di famiglie che vivono in povertà, si misura anche l'intensità della povertà. Ovvero, in media, quanto è lontana la spesa di chi è povero da quella media? In altre parole, come dice l'Istat, "quanto sono poveri i poveri?". Anche qui, il livello medio è stabile: il 18,5% nel Nord e il 18,2% al Centro. C'è un leggero peggioramento, invece, al Mezzogiorno (dal 18,5% al 19%), soprattutto per effetto delle Isole (da 17% a 19%).
In povertà il 14% delle famiglie di operai
La povertà aumenta con il numeri di figli: basta pensare che tra le famiglie con tre componenti è all'8,4% (comunque sopra la media), mentre tra quelle con tre o più figli è oltre il doppio, al 16,9%. Influisce anche l'età, considerando che le famiglie in cui la persona di riferimento ha 65 anni o più sono in povertà in ‘solo' il 6,1% dei casi, mentre le famiglie giovani (under 35) si supera il 10%.
È interessante notare che anche avere un lavoro non elimina la povertà. Tra le famiglie in cui la persona di riferimento è occupata come dipendente, l'8,5% è in povertà assoluta, leggermente sopra la media. Se la persona occupata inquadrata come operaio e assimilato, si sale al 14,3%. Anche da questo punto di vista, poco è cambiato negli ultimi anni: la percentuale era al 14,7%, sostanzialmente identica, nel 2022. Nel 2019, prima del Covid, era scesa al 10,2%. Per dirigenti, quadri e impiegati la percentuale di povertà è al 3,6%.
Per quanto riguarda i minorenni, quelli in povertà assoluta sono un milione e 136mila. Il 12,5% del totale. Il numero assoluto era quasi identico nel 2019, ma essendoci più minorenni allora la percentuale era più bassa, 11,4%. Oggi la percentuale va dal 10,7% del Centro al 15,2% di Sud e Isole. Una nota positiva: per i bambini tra 7 e 13 anni, l'incidenza della povertà rispetto al 2024 è scesa dal 14,9% al 12,1%.