Istat, ad agosto l’occupazione è rimasta ferma: crescono i disoccupati, soprattutto tra i più giovani
Anche questo mese l’Istat ha pubblicato la sua indagine sul mercato del lavoro. Ad agosto l’occupazione in Italia è rimasta ferma: gli occupati sono 24 milioni e 352mila, appena 5mila in meno guardando a luglio. Però il dato è comunque in crescita rispetto all’anno scorso: +291mila, soprattutto tra i lavoratori a tempo indeterminato e chi ha almeno cinquant’anni d’età.
Aumentano anche i disoccupati, sia nel confronto con il mese precedente che su base annua: ad agosto 2026 sono 48mila in più rispetto a luglio e 129mila in più rispetto ad agosto 2025, arrivando complessivamente a 1 milione e 591mila.
I numeri dell’Istat possono sembrare contraddittori, ma occupati e disoccupati non sono necessariamente due categorie che si muovono in direzioni opposte. Una persona priva di occupazione rientra tra i disoccupati solo se sta cercando attivamente un lavoro; se non lo cerca, ricade nella categoria degli “inattivi”.
Per questo i disoccupati possono aumentare anche se il numero degli occupati resta stabile o cresce: può succedere, ad esempio, quando persone prima inattive iniziano a cercare un impiego. Ad agosto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono diminuiti di 21mila. I dati mensili, però, non permettono di stabilire quante di queste persone siano effettivamente passate tra i disoccupati.
Come vengono calcolati i dati Istat su occupazione e disoccupazione
Le statistiche arrivano dalla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, un’indagine campionaria condotta attraverso interviste alle famiglie e secondo criteri in linea con gli standard europei ed internazionali. L’obiettivo è stimare quante persone lavorano, quante cercano un lavoro e quante invece restano fuori dal mercato del lavoro.
L’Istat svolge rilevazioni costanti: dal 2004 le informazioni vengono raccolte in tutte le settimane dell’anno e il campione è distribuito tra i diversi mesi. Nei mesi composti da quattro settimane, come agosto 2026, il campione teorico è di circa 22mila famiglie; sale a 27.500 nei mesi di cinque settimane. La prima intervista viene normalmente effettuata di persona e le successive per telefono.
Il comunicato “Occupati e disoccupati” viene diffuso ogni mese e presenta stime complessive, dati per genere e fascia d’età e una distinzione tra lavoratori dipendenti e indipendenti. Per confrontare correttamente un mese con quello precedente, l’Istat utilizza dati destagionalizzati, cioé depurati – attraverso tecniche statistiche – da effetti ricorrenti legati alle stagioni, al calendario o altri fattori che possono alterare il confronto tra due periodi.
Quanti sono gli occupati e come è cambiato il dato nell’ultimo anno
Per l’Istat è occupata una persona tra i 15 e gli 89 anni che nella settimana presa come riferimento ha lavorato almeno un’ora in cambio di una retribuzione o di un profitto. Sono considerati occupati anche alcuni lavoratori temporaneamente assenti, ad esempio perché in ferie, in malattia o in congedo di maternità o paternità.
Ad agosto gli occupati erano 24 milioni e 352mila. Rispetto a luglio sono diminuiti di appena 5mila unità, una variazione pari allo 0,0% dopo l’arrotondamento: per questo l’Istat parla di sostanziale stabilità. Il tasso di occupazione, cioè la quota della popolazione di riferimento che ha un lavoro, è sceso di un decimo di punto al 63%.
Il confronto con un anno fa però mostra una dinamica diversa: rispetto ad agosto 2025 ci sono 291mila occupati in più, pari a un aumento dell’1,2%, mentre il tasso di occupazione è cresciuto di 0,6 punti percentuali.
Aumentano i disoccupati, ma diminuiscono anche gli inattivi
I disoccupati non sono semplicemente tutte le persone senza un’occupazione. L’Istat considera in questa categoria le persone tra i 15 e i 74 anni che non lavorano, hanno cercato attivamente un impiego nelle quattro settimane precedenti e sono disponibili a iniziare a lavorare entro due settimane. Rientra nella definizione anche chi ha già trovato un lavoro che inizierà entro tre mesi ed è disponibile ad anticiparne l’inizio. Il tasso di disoccupazione non viene calcolato sull’intera popolazione, ma sulle forze di lavoro, cioè sull’insieme di occupati e disoccupati.
Ad agosto le persone disoccupate erano 1 milione e 591mila, 48mila in più rispetto a luglio, con un aumento mensile del 3,1%. Il tasso di disoccupazione è passato dal 6% al 6,2%. Anche rispetto a un anno prima il numero è cresciuto: i disoccupati sono 129mila in più, pari a un aumento dell’8,8%.
Tuttavia, nello stesso periodo sono diminuiti gli inattivi, cioè le persone che non sono né occupate né classificate come disoccupate perché non cercano lavoro o non sono disponibili a iniziarlo. Tra i 15 e i 64 anni erano 12 milioni e 124mila, 21mila in meno rispetto a luglio e 381mila in meno rispetto ad agosto 2025: il tasso di inattività è sceso al 32,7%.
Aumentano i dipendenti permanenti, calano quelli a termine
Dietro la stabilità del numero complessivo degli occupati ci sono tendenze molto diverse, che variano a seconda del tipo di lavoro. I dipendenti permanenti, cioè quelli il cui rapporto di lavoro non ha una scadenza prestabilita, sono arrivati a 16 milioni e 669mila: 48mila in più rispetto a luglio e 370mila in più rispetto a un anno prima. I dipendenti a termine, che hanno invece un rapporto di lavoro con una scadenza definita, sono 2 milioni e 391mila: 48mila in meno sul mese e 157mila in meno sull’anno. I lavoratori indipendenti, categoria che comprende tra gli altri imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi, sono 5 milioni e 292mila: 5mila in meno rispetto a luglio ma 78mila in più rispetto ad agosto 2025.
In altre parole, il numero totale degli occupati cambia pochissimo perché l’aumento dei lavoratori permanenti viene compensato nel mese dalla diminuzione dei contratti a termine e, in misura molto più contenuta, degli indipendenti. Su base annua il quadro è ancora più netto: i dipendenti permanenti crescono del 2,3%, gli indipendenti dell’1,5%, mentre i dipendenti a termine diminuiscono del 6,2%.
Più occupati tra gli over 50, cala il lavoro tra i 35 e i 49 anni
Le differenze sono marcate anche tra le fasce di età: tra le persone con almeno 50 anni gli occupati sono 10 milioni e 520mila, 48mila in più rispetto a luglio e 367mila in più rispetto a un anno fa. Tra i 25 e i 34 anni gli occupati diminuiscono invece di 11mila nel mese, pur restando 53mila sopra il livello di agosto 2025. Tra i 35 e i 49 anni il calo è di 41mila rispetto a luglio e di 122mila rispetto a un anno prima. Tra i 15 e i 24 anni il numero degli occupati resta fermo sul mese e diminuisce di 7mila unità su base annua.
Il dato sui giovani è particolarmente importante quando si guarda alla disoccupazione. Tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è salito al 20,3%, sei decimi di punto in più rispetto a luglio. Anche tra i 25 e i 34 anni è aumentato di 0,6 punti, arrivando al 9,7%. Tra i 35 e i 49 anni è invece rimasto al 5,6% e tra i 50 e i 64 anni al 3,6%.
Su questi confronti per età però pesa il cambiamento della struttura demografica italiana. L’Istat avverte che il progressivo invecchiamento della popolazione può modificare il numero assoluto di occupati nelle diverse fasce anche indipendentemente dall’andamento del mercato del lavoro.
Rispetto a un anno fa gli occupati nella fascia 35-49 anni risultano in calo dell’1,4%, ma la variazione diventa positiva (+0,6%) quando il dato viene depurato dall’effetto dei cambiamenti demografici: rispetto a un anno fa, infatti, si è ridotta la popolazione appartenente a questa fascia d’età. Tra i 50 e i 64 anni avviene il contrario: gli occupati crescono del 2,5%, ma l’aumento scende all’1,8% al netto della componente demografica.