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Davvero possiamo pensare di costruire una società basata solo sulla repressione e sulla punizione, addirittura anche per i minori?
Fino a poco tempo fa il carcere minorile era il fiore all'occhiello del sistema penitenziario italiano: all'interno non c'era sovraffollamento e il percorso non prevedeva soltanto la punizione e la reclusione, ma anche e soprattutto il reinserimento nella società.
Il decreto Caivano e i giovani come nemico pubblico
Con il decreto Caivano tutto è cambiato: i minori sono sempre più colpiti, tanto da essere diventati, a quanto pare, l'obiettivo principale del governo Meloni. Che siano giovani delle periferie delle città del Sud, o del Centro, o figli di stranieri che abitano quelle del Nord, il risultato è esattamente lo stesso: non sei più un soggetto, una persona, un individuo, ma un obiettivo collettivo. Rappresenti coloro che devono essere colpiti, il nemico pubblico di una società sempre più vecchia e sempre più securitaria.
Aumentare i posti nelle carceri minorili
Ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante un'intervista nella trasmissione Start, condotta da Giovanna Pancheri, ha detto che dovranno essere aumentati i posti nelle carceri minorili, dopo l'ondata di arresti che ha seguito gli scontri di Milano, dove sono finiti in manette 35 minorenni.
Queste sono le sue parole:
Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. Il tema carcerario minorile è effettivamente in sofferenza, abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema stanziando fondi pubblici che abbiamo per ampliare la capienza della carceri giovanili, in modo per trovare degli accordi in modo che dei settori degli istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere destinati ai minori.
Che ci sia un allarme adolescenti è fin troppo evidente. Lo vediamo soprattutto nella facilità con cui ricorrono alla violenza: i social network hanno sicuramente contribuito moltissimo al deterioramento psicologico di intere generazioni, colpendo con più facilità i più giovani. Eppure, davanti a questo problema, davvero pensiamo che la reclusione sia la soluzione? Davvero i "pochi fondi", parole del ministro che restano dopo aver investito nel riarmo devono servire ad ampliare le celle, o addirittura a ricavare spazi per i ragazzi nelle carceri per adulti?
Dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello di Salvini, parla di 335 milioni di euro stanziati per il piano carceri che "consentiranno di realizzare entro i primi mesi del 2027 più di 2.500 nuovi posti negli istituti di pena", quindi calcolatrice alla mano 134.000 euro per ogni posto. Soldi che potremmo investire nelle pene alternative e nella prevenzione attraverso l'inclusione.
Ad ogni fatto di cronaca un nuovo reato
Le parole di Nordio arrivano due giorni dopo un nuovo decreto, che possiamo definire "anti-maranza 2", visto che il primo è di alcuni mesi fa quando sembrava che l'emergenza in Italia fossero le bande di giovani che terrorizzavano il Paese.
Il testo estende ai quattordicenni il fermo preventivo, consente l'arresto differito entro 48 ore, permette al questore di vietare loro i raduni e multa i genitori fino a mille euro. Soprattutto, rovescia un principio cardine della giustizia minorile: finora un giudice doveva verificare, caso per caso, se un ragazzo fosse capace di intendere e di volere. Ora lo si presume, come per un adulto.
Il Decreto Caivano e l'ondata di arresti
L'ultimo decreto sicurezza (l'ottavo di questo governo) è solo l'ultimo anello di una catena. Il decreto Caivano del settembre 2023, anch'esso arrivato sull'onda emotiva di un fatto di cronaca, aveva già esteso l'avviso orale del questore ai quattordicenni e allargato la custodia cautelare; a febbraio è arrivato il Daspo urbano per i minori. Ogni volta la risposta è la stessa: più polizia, più pene, più carcere.
Le conseguenze sono evidenti e le mostrano anche i numeri: a fine 2022 negli Istituti penali per minorenni c'erano 381 ragazzi; due anni dopo erano 587. Al 30 giugno 2026 sono 572. Per la prima volta nella storia del Paese, anche le carceri minorili sono sovraffollate.
Eppure i reati più gravi non sono esplosi: le segnalazioni di minori per omicidio sono rimaste ferme, 27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024. Più della metà dei ragazzi detenuti è dentro per furti e rapine, e quasi due su tre non hanno una condanna definitiva. Non è aumentata la criminalità giovanile: è aumentata la risposta penale.
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Vale più una vetrina o una vita umana?
La destra ha un senso della giustizia piuttosto particolare (per usare un eufemismo) e negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una campagna per la grazia per il gioielliere che ha sparato alle spalle ai rapinatori, di fatto giustiziandoli durante la fuga.
La difesa sempre legittima messa in piedi da Salvini e da Nordio e organizzata da anni nelle trasmissioni d'area come Dritto e Rovescio, la pressione smisurata sul Presidente della Repubblica fanno emergere un garantismo che va oltre l'attesa della condanna definitiva e ribalta il senso di giustizia: se sei dei nostri devi essere impunito, se sei contro di noi devi essere represso. Nel secondo caso ovviamente rientrano i giovani che hanno spaccato le vetrine delle catene di abbagliamento, rei di essere figli di stranieri o stranieri loro stessi e di aver rotto una vetrina. Ieri il vice primo ministro Salvini ha parlato della possibilità di usare i Lince nelle città, i mezzi blindati dell'esercito, oltre che i droni, per le prossime manifestazioni. Una deriva da America Latina del secolo scorso.
C'è da aggiungere un'altra cosa che non è un dettaglio: il reato di devastazione e saccheggio esisteva già in Italia, è nel Codice Rocco, il codice penale fascista entrato in vigore nel 1931, quindi non serviva questa campagna mediatica, bastava far lasciare ai magistrati di fare il loro lavoro.
Non è un paese per giovani
Per capire il perché di tutto questo basta guardare chi siamo. In Italia gli under 25 sono appena il 21,9% della popolazione. Gli under 45 non arrivano nemmeno alla metà: 44,3%. Gli over 60, invece, sono quasi uno su tre: 32,3%. L'età mediana ha superato i 49 anni, oltre quattro in più della media europea. In un Paese così, i ragazzi sono una minoranza, e una minoranza che fa paura è la più facile da trasformare in un problema di ordine pubblico.
Nordio dice che a volte bisogna «spedire dietro le sbarre questi minori violenti». Quanti educatori, quante comunità, quanti doposcuola nelle periferie si potrebbero finanziare con i 134.000 che servono per ogni posto in più nelle carceri?
La Costituzione dice che la pena deve tendere alla rieducazione, e per un quindicenne questo dovrebbe valere il doppio. Lo ricorda anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, commentando le parole del ministro: «La sicurezza non si costruisce moltiplicando le celle».