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Chi è Lavinia Mennuni, la teocon dei Parioli che vuole seppellire i feti senza il consenso delle donne

Dal consiglio comunale di Roma al Senato, Lavinia Mennuni è nota per una lunga serie di dichiarazioni e battaglie contro l’aborto e il “gender”. Da anni è il punto di riferimento degli ultra cattolici dentro Fratelli d’Italia.
A cura di Valerio Renzi
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Quando Lavinia Mennuni accetta di correre nel collegio Roma Centro lo fa con spirito di servizio, ma poi succede che il centrosinistra litiga e si divide, che Fratelli d'Italia fa il pieno di consensi, e così da consigliera comunale di opposizione eccola lanciata in parlamento dopo aver battuta i "big" Carlo Calenda e Emma Bonino.

Mennuni è un'avvocata della buona borghesia romana. Classe 1976 inizia la sua carriere politica in Alleanza Nazionale nel 1997 come consigliera municipale ai Parioli. Da qui assessora in II Municipio e poi l'elezione in comune con Gianni Alemanno sindaco. Quando la destra governa la città è la delegata del sindaco nientemeno che alle Pari Opportunità ed ai rapporti con il mondo cattolico. Da questa postazione diventa un punto di riferimento per lo storico mondo anti abortista, e per il nuovo radicalismo cattolico che va organizzandosi contro i diritti civili e la "teoria del gender"

È la teocon di Fratelli d'Italia. In un partito per lo più laico di formazione, tesse i rapporti con il mondo degli ultra cattolici. Da quanto è sbarcata in parlamento in poche settimane ha fatto parlare di sé per le sue iniziative e dichiarazioni, prima firmando un disegno di legge per la difesa del Presepe e del Natale nelle scuole pubbliche, poi andando in televisione a dire che essere mamma deve essere cool: "Qualsiasi aspirazione tu abbia, devi ricordare sempre che hai l'opportunità di fare ciò che vuoi ma la tua prima aspirazione è quella di essere mamma a tua volta". Incredibile ma vero.

Ma nella sua carriera politica romana Lavinia Mennuni è nota per una lunga serie di atti e iniziative di questo genere: nel 2015 contro la delibera sulle unioni civili discussa in Campidoglio presentò 6.000 emendamenti, quando il Campidoglio decise di intitolare una piazza a Martin Lutero arrivò a parlare di "un oltraggio al cattolicesimo, inopportuna a tre mesi esatti dall'inizio del Giubileo straordinario".

Già tra le promotrici della Marcia per la vita nel 2009, nel marzo del 2022 entra in aula Giulio Cesare esponendo uno striscione di Provita e Famiglia con scritto: “Potere alle donne. Facciamole nascere”. Viene immediatamente allontanata. Sempre in consiglio comunale a Roma aveva presentato (vale la pena ricordarlo porta in calce anche la firma di Giorgia Meloni), una delibera per "Riconoscimento e Tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati", ovvero la sepoltura di tutti i feti anche senza il consenso delle donne.

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