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C’è una nuova proposta per il congedo parentale obbligatorio: cinque mesi invece di dieci giorni

Oggi il congedo parentale obbligatorio per i padri, in Italia, dura appena dieci giorni. Un nuovo ddl di iniziativa popolare, presentato dal comitato Pari alla pari, propone di introdurre un congedo obbligato di cinque mesi, per ciascun genitore, non trasferibili. Sarà presentato alla Camera, poi inizierà la raccolta firme.
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A cura di Luca Pons
Immagine di repertorio.
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Il tema del congedo parentale obbligatorio torna in Parlamento, anche se solo per un giorno. A febbraio, il centrodestra aveva di fatto bloccato la proposta unitaria delle opposizioni sul tema, sostenendo che non stava in piedi sul piano economico. Dalla società civile, però, arriva un'altra proposta simile: cinque mesi obbligatori di congedo, per ciascun genitore. Un periodo retribuito e non trasferibile tra i due, a cui si aggiungerebbe poi il congedo facoltativo che già esiste.

L'iniziativa è del nuovo comitato Pari alla pari: una realtà nata da associazioni ed enti del terzo settore, ma anche amministratori locali e professionisti, per riportare l'attenzione della politica sul tema. Il testo del ddl di iniziativa popolare sarà presentato alla Camera, in conferenza stampa, il 3 giugno. Poi partirà la raccolta firme per portarlo sui banchi del Parlamento.

L'idea alla base del congedo parentale obbligatorio, con la stessa durata per entrambi i genitori, è chiara: spesso oggi il lavoro di cura dei figli ricade sulle madri, che così vengono penalizzate in modo strutturale in ambito lavorativo. Oggi il congedo obbligatorio è molto diverso tra i due genitori: quello di maternità dura cinque mesi – due prima del parto e tre dopo – mentre quello di paternità è appena di dieci giorni. Per questo la campagna di Pari alla pari adotta lo slogan "Dieci giorni non bastano".

Oggi oltre al congedo obbligatorio esiste il congedo parentale facoltativo. Dura per dieci mesi, che si possono dividere come si preferisce tra i due genitori. Questi dieci mesi si possono usare fino a quando il figlio non compie 14 anni, e in quei periodi la retribuzione è ridotta all'80% per i primi tre mesi e al 30% per altri sei mesi. Inutile dire che, nonostante gli incentivi (la durata massima sale a undici mesi se il padre ne usa almeno tre), quasi sempre sono le madri a sfruttarne la maggior parte.

Gli effetti si vedono, anche nei numeri che il comitato riporta. Circa una donna su cinque, dopo la nascita del figlio, abbandona il lavoro. O direttamente, o perché gradualmente si trova messa ai margini del mercato dell'occupazione. D'altronde, il mondo del lavoro non è attrezzato per garantire in modo costante che chi si deve prendere cura dei figli lo possa fare mantenendo un'occupazione. Così si finisce per ripiegare su impieghi precari o discontinui, fino alla scelta più o meno obbligata di lasciare.

Dall'altra parte, gli uomini scelgono più raramente di sfruttare il congedo parentale. Dietro questa scelta c'è un modello culturale che dà alle madri il ruolo della cura dei figli e ai padri quelli di ‘lavoratori' che devono garantire la stabilità della famiglia. Anche se, registra il comitato, negli ultimi anni la situazione è cambiata. Nel 2013, meno di un padre su cinque utilizza il congedo a sua disposizione. Nel 2023 la percentuale è salita al 64,5%, quasi due su tre. Certo, è un dato lontano da quello ottimale, ma comunque in netta crescita.

Per questo, sostengono i promotori della proposta, bisogna dare più tutele e più garanzie economiche a chi fa un figlio. Accelerando anche il processo per rendere uguali i due genitori: se entrambi sono obbligati a congedarsi per cinque mesi, non possono arrivare pressioni dal datore di lavoro per velocizzare il rientro e anche il padre è ‘obbligato' a essere più presente nella crescita del figlio.

Sono effetti benefici che riguardano più di un tema che, sulla carta, è molto caro al governo Meloni: la possibilità per le donne di tornare al lavoro dopo la gravidanza; e, di conseguenza, anche la crisi demografica che vede il numero di nuovi nati in costante calo. Tuttavia, la maggioranza ha già detto di no una volta a un'iniziativa simile. Resta da vedere se questa volta la raccolta firme riuscirà a dare più forza al testo.

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