Dalla manovra ai rapporti con l’Ue, il nuovo esecutivo formato da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico ha impresso un cambio di passo rispetto al precedente esecutivo. Da una parte con una manovra che “non aumenta le tasse, ma mette più soldi nelle tasche degli italiani”. Dall’altra con un netto cambiamento dei rapporti con Bruxelles, migliorati “perché c’è una maggioranza costruttiva, che non cerca la rottura”. In un’intervista a Fanpage.it il vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente del Movimento 5 Stelle, Fabio Massimo Castaldo, parla della legge di Bilancio e di come le cose in Europa siano cambiate per il nuovo governo Conte: “C’è stato un cambio di politiche che sicuramente ha influito, ma c’è anche un cambio di toni che aiuta moltissimo”, afferma riferendosi ai rapporti più distesi tra Italia e Ue. Non risparmiando una frecciatina ai suoi colleghi della Lega: “Non serve a nulla urlare”. Carroccio che, afferma ancora Castaldo, non è paragonabile ai 5 Stelle che non inseguono assolutamente il loro ex alleato di governo neanche sul tema dei migranti, nonostante la loro astensione decisiva sulla risoluzione in favore delle Ong, non approvata dall’Europarlamento.

Partiamo dalla manovra: la plastic tax ricadrà sui consumatori?

Assolutamente no, è necessaria una riconversione sostenibile. La manovra non aumenta le tasse, come dimostra il fatto che c’è il taglio del cuneo fiscale che porta più soldi in tasca agli italiani. Ci sono risorse in più anche per le famiglie con il riordino delle misure che comporta un aumento di mezzo miliardo di euro rispetto al passato. E poi c’è anche il Green New Deal…

I 5 Stelle hanno espresso dubbi sull’obbligo di utilizzare il Pos…

Non ci sono dubbi, si voleva precisare – come ha condiviso anche Conte – che per spingere sull’uso del Pos serve ridurre prima le commissioni, arrivando magari ad abolirle. È giusta la trasparenza, ma gli oneri non devono ricadere sulle spalle di chi ha pagato il costo della crisi. È stato importante il chiarimento arrivato all’interno della maggioranza, il premier ha accolto le nostre posizioni. E poi è fondamentale rafforzare le pene detentive per i grandi evasori, con il carcere ma anche con la confisca. La pena deve essere proporzionata alla gravità del fatto.

I toni con l’Ue si sono stemperati rispetto al passato, come dimostra anche la lettera di Bruxelles sulla manovra: cosa è cambiato rispetto a un anno fa?

È chiaro che i rapporti con Bruxelles sono cambiati perché c’è una maggioranza costruttiva, che pur volendo superare l’austerità e puntando su una manovra espansiva non cerca la rottura. C’è stato un cambio di politiche che sicuramente ha influito, ma c’è anche un cambio di toni che aiuta moltissimo: noi a Bruxelles e a Strasburgo abbiamo sempre lavorato in maniera costruttiva, cosa che non tutti i colleghi – soprattutto quelli della Lega – hanno fatto. Il modo giusto è quello della serietà, cercare sinergie, perché un cambio di clima può indurre a un cambio di passo. Non serve a nulla urlare solamente.

Ieri il Parlamento Ue ha affossato una risoluzione a favore delle Ong e del salvataggio in mare anche a causa del M5s: sui migranti si inseguono ancora le politiche leghiste?

Assolutamente no. Abbiamo dimostrato serietà: noi avevamo presentato degli emendamenti congiunti con i Socialisti e i Verdi, elementi molto importanti per noi sull’operato delle Ong, ma non sono stati sostenuti da chi li ha co-firmati. Ci è dispiaciuto perché gli accordi politici erano chiari, ma avevamo chiarito prima che senza quelle modifiche ci saremmo astenuti. Abbiamo dimostrato che la nostra linea è salda e che il Movimento 5 Stelle continua a essere l’ago della bilancia a Bruxelles, dove non c’è una maggioranza chiara e netta. Paragonarci alla Lega è fuorviante, noi abbiamo agito coerentemente.

Ma non c’è il rammarico per il rischio di fare un favore alla Lega e ai sovranisti?

Innanzitutto si parla di una risoluzione non vincolante. Poi il rammarico lo staranno provando i Socialisti e i Verdi che avevano assunto un impegno che noi avevamo chiesto e condiviso, ma che non hanno mantenuto. Avremmo potuto avere un testo meno ipocrita. Ma la soluzione, comunque, è solamente la revisione del Regolamento di Dublino: adesso ci vuole coraggio da parte degli Stati membri, noi abbiamo la volontà di modificarlo.

Avete anche riportato all’attenzione il caso di Giulio Regeni in Ue…

Abbiamo insistito su una battaglia che ancora oggi non ha una risposta. Ci sono troppe ambiguità, troppe falsità. E intanto continua la repressione brutale e feroce del regime… Non dobbiamo esitare nel mettere in campo ulteriori strumenti, come le sanzioni mirate o la sospensione dei fondi per le politiche di vicinato. Se non ci sarà un cambio di rotta dovremo ragionare su questi strumenti, non possiamo rimanere silenti. Ogni volta dall’Ue manca una posizione chiara e netta.

Un discorso che vale anche per l’invasione turca in Siria

Anche con la Turchia in Siria l’Ue è stata fin troppo spettatrice e non attrice. C’è stato solo il tentativo di embargo per l’export di armi. Un tema importante, certo, ma non risolutivo. Il vero punto è che ci sono strumenti importantissimi, ma spesso non li usiamo. Con la Turchia, per esempio, c’è la questione della collaborazione doganale che se venisse sospesa sarebbe micidiale per Ankara. Forse inizierebbero a capire. O agiamo con mezzi decisi e decisivi o saremo sempre coloro che fanno raccomandazioni e appelli.

In conclusione, le elezioni regionali in Umbria: sono davvero decisive per la tenuta del governo?

Per quanto ci riguarda sarebbe ipocrita dire che si tratta semplicemente di un’elezione regionale, si sperimenta un modello, una nuova via. Ma è un errore anche legarle alla sopravvivenza del governo, che deve andare avanti per tutta la legislatura. Mi auguro un risultato positivo, ma non vogliamo che il risultato venga legato al governo. In ogni caso faremo del nostro meglio perché l’Umbria abbia il governi che merita, senza ottiche di spartizione. I tentativi di Salvini di scardinare il governo non hanno ragione d’essere. Ha avuto la sua occasione e ha fallito, rischiando di vanificare il lavoro fatto. Si è assunto le sue responsabilità e ora le deve scontare fino in fondo. Il sospetto che l’abbia fatto perché non c’erano risorse per fare la flat tax che prometteva è più che legittimo, e credo che anche gli elettori se ne rendano conto.